Augusto Montaruli

Il vice prefetto aggiunto

IMG_8014 Ci sono cose per me incomprensibili. Molte cose, tra le tante ve ne segnalo una fresca di giornata.

Un vice prefetto (aggiunto però, ma non so cosa voglia dire) organizzi nel suo tempo libero comitati di cittadini per sviscerare i problemi (spaccio, movida…) e proporre soluzioni facendo da collegamento tra i cittadini e le istituzioni. Poiché il proponente è parte delle istituzioni (anche se vice anche se aggiunto), la cosa si configura come un collegamento con se stesso.

Come se un vigile urbano organizzasse comitati per sviscerare e proporre soluzioni sul problema del parcheggio in doppia, fila per favorire un collegamento tra i cittadini e il comando dei vigili urbani.

Che dire, apprezzo la buona volontà “aggiunta” del vice prefetto, ma a dirla tutta mi sembra un presa per il… Offelè fa il to’ meste’ che il tempo non dovrebbe avanzarti.

Uber a San Salvario, ci mancava

La pubblicità è l’anima del commercio, la migliore delle pubblicità è quella che non si paga, ma ti arriva dalle pagine dei giornali sotto forma di articoli. Per fare un esempio citiamo l’accordo che un’associazione di via Baretti, il cui leader è Davide Pinto titolare del Diwan, avrebbe stretto con Uber. Tariffe agevolate per andare e tornare dal cuore di San Salvario. Niente di male se non fosse che Uber in mancanza di una normativa è considerato illegale, che i tassisti sono sul piede di guerra, che gli stessi tassisti avevano scelto proprio San Salvario per una protesta bloccando via Madama Cristina.

Niente di male se non fosse che faticosamente, sul tema movida, cittadini, esercenti e circoscrizione stanno con fatica ottenendo alcuni provvedimenti che vanno nella giusta direzione: parcheggi per residenti, pulizia anticipata di largo Saluzzo, pattuglione interforze nelle ore notturne e altro ancora.

Mi chiedo e giro la domanda a Davide Pinto, era il caso di stringere un accordo con un Uber? Non capisci che aggiungi un problema ai problemi? Dobbiamo aspettarci, oltre al casino che c’è già, le manifestazioni in ore notturne dei taxisti? Non sarebbe stato meglio temporeggiare e aspettare che la situazioni si chiarisse?

Non ti chiedo, caro Davide, di pensare al bene comune ma almeno confrontati con chi ha un po’ di sale in zucca, anche se mi rendo conto che non fa notizia, e la notizia, si sa, è l’anima del commercio.

 

 

Assente ingiustificato

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Ieri sera in sala consiliare della Circoscrizione Otto, a Torino, si è tenuto un consiglio aperto sul tema “movida” e spaccio nel quartiere di San Salvario. Sala gremita, consiglio al gran completo, tre assessori – che ci hanno messo faccia e responsabilità a differenza di quelli regionali che sulla questione Valdese latitarono – e il comandante dei vigili urbani. Cittadini esasperati che comprensibilmente hanno sfogato la loro rabbia, difficile fare ragionamenti politici quando ti raccontano di bambini che dormono in cucina su materassi buttati per terra. Minoranza che cavalca la rabbia, noi da questa parte a elencare le cose chieste e cercare di portare, inutilmente, il ragionamento sulla “visione” futura del quartiere. Assessori che faticano a far capire i limiti del mandato e delle competenze. Anche perché altri con competenze e responsabilità, questura e prefettura, erano assenti. Non solo loro. Assente era il mio partito che ci ha lasciati soli, gruppo consiliare e circolo territoriale, a gestire un problema più grande di noi. Sì, perché il tema non è solo schiamazzo o farsi una canna o un’annusata. Il tema è grande e complesso. E’ il futuro di un territorio di cui occorre con urgenza completare il disegno. E’ offrire alternative di aggregazione per i giovani. E magari anche uno straccio di lavoro e di immaginazione del futuro. E’ fare in modo che il mattino dopo abbiano delle cose da fare. E anche dare una risposta urgente a quei bimbi che “dormono” in cucina. Un tema maledettamente complicato e difficile da affrontare che solo una politica (e politici) coraggiosa può fare. Ma il mio partito, i vertici del mio partito, non c’erano. Erano altrove. Dove i problemi da affrontare, forse, erano liste da completare. E infatti mentre sei lì, impotente ad ascoltare la rabbia, ti arriva un messaggio: chi appoggi alle regionali?

Grazie di cuore.

A Diego sulla “movida”

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Dice Diego su facebook:

La movida è una questione politica. Ormai lo hanno capito tutti, dal Vescovo di Torino Nosiglia che fa il giro dei locali della movida il sabato notte, alla magistratura che interviene con una sentenza di condanna sul disturbo al riposo. Forse non lo hanno capito i politici…

E questo è il mio commento:

Caro Diego, sicuramente è una questione politica. La magistratura interviene sul caso singolo e sul rispetto delle leggi, il vescovo fa appello alla buona volontà con una predica o con una proposta sull’emergenza. La politica deve fare due cose: lavorare sull’emergenza e sull’urgenza chiedendo maggiori controlli, ma la cosa che deve fare (altrimenti non è politica) è lavorare sul futuro avendo in mente la visione. Il futuro del territorio. A livello territoriale con fatica ci stiamo arrivando. Però non lo diciamo, però non discutiamo di questo. Forse perché due volanti della polizia, una sentenza della magistratura, passeggiare con Nosiglia smuovono i media e sono elettoralmente più efficaci della costruzione del futuro di un quartiere. La politica richiederebbe visione e coraggio. Finalmente si è partiti con il lavorare al PIA (progetto integrato d’ambito) per la prima volta dedicato ad una zona omogenea: arredo urbano, viabilità dovranno essere ridisegnati tenendo conto delle caratteristiche e della visione futura del quartiere. Potrebbe essere un caso replicabile in altre realtà. Con questi strumenti e con una partecipazione dei cittadini e delle imprese si potrà risolvere l’eccesso di movida (o chupida, come la chiamo io) facendo politica.
Aggiungo una cosa un po’ polemica che riguarda il mio partito. Mi delude e mi preoccupa il fatto che a livello territoriale noi siamo lasciati da soli. C’è un rapporto con l’amministrazione, vedi il PIA e altro, ma è inesistente il partito. Credo che una situazione come questa dove il vescovo interviene scrivendo una lettera più da sindaco che da pastore di anime, dove la magistratura emette una sentenza avrebbe dovuto come minimo convocare segreteria del circolo e gruppo consiliare almeno per capire, non dico suggerire. Invece il silenzio. Mi preoccupano anche le molte associazioni presenti sul territorio che a raccogliere firme non le frega nessuno, ma a discutere e proporre il futuro…. Ho come l’impressione che se una cosa non te la puoi intestare non t’interessa. Finisco portano ad esempio positivo Enjoy San Salvario che sta dimostrando come si può fare sinergia tra locali e cultura con proposte alternative. Oltre il chupito, per intenderci.

E se cambiassimo prospettiva?

Un po’ tirato per la tonaca il vescovo di Torino Nosiglia arriva a San Salvario, a mezzanotte, per fare un tour movidaro. Sorrisi, flash, video, strette di mano e partita a calcio balilla. Un calcio balilla, non so come mai, spunta sempre.
Torna in curia il vescovo con la promessa di un tavolo, che in quanto a  presenza è peggio del calcio balilla. Io però non ho capito cosa vuol dire tavolo e a cosa servirà, probabilmente a scrivere un documento. Documento che dopo il calcio balilla e il tavolo è nella hit parade delle cose che si promettono. Tavolo e documento che, siamo alle solite, partiranno da un problema: l’eccesso di movida. E’ il classico approccio alle cose made in Italy. Partire da un problema e cercare di risolverlo senza tener conto delle cause e del contesto. Spero di no questa volta, ma io la prospettiva la cambierei. Io partirei dalla premessa, cioè che San Salvario è una risorsa della città: una risorsa culturale, sociale, produttiva e turistica. Mi chiederei quindi come e su cosa lavorare per farla crescere questa risorsa. Mi chiederei come immaginare una diversa viabilità, quali pedonalizzazioni, quale arredo urbano. Mi chiederei come far emergere la ricchezza culturale del quartiere, compresa quella religiosa. Insomma proverei ad immaginare il futuro. Questo farei. E a dir la verità qualcosa si è già fatto, qualcosa si sta facendo. Magari senza flash e codazzo. Perché è così che si può risolvere l’eccesso di movida. Poi una sentita e supplichevole preghiera, già che ci siamo: e se la smettessimo di chiamarla movida? Chiamiamola chupida, che il problema è tutto lì.
Caro Nosiglia, ci aiuti su questo che la passeggiata di ieri (ovviamente benvenuta) dura il tempo di un acquazzone. Come quello che ha accompagnato la sua passeggiata in San Salvario.

Urgenze tra crisi e movida

foto-23La crisi economica ci rende più fragili, meno tolleranti, non disponibili a capire e a mediare. Più facile, semplice cercare qualcuno con cui prendersela, un vicino di casa, un collega. Un altro, un’altra.  Se alla crisi economica si aggiunge una situazione non più sostenibile di convivenza si arriva all’esasperazione degli effetti. A San Salvario, e dintorni, stiamo rischiando questo con la questione movida o, come la chiama qualcuno, malamovida. Lo stiamo rischiando perché non si danno risposte chiare, perché c’è lentezza nell’agire, perché non si discute della visione del quartiere. Perché la politica è “timida” nel suo agire, e invece proposte e richieste sono state avanzate e votate, anche all’unanimità. E anche perché non si distingue l’emergenza dal progetto, il momento sociale che vivono i ragazzi dalla speculazione di chi offre a prezzi di discount l’alcol. Non si distingue il locale cretino da quello sano come fosse un unico rumore indistinguibile.

Credo sia arrivato il momento di fare fronte comune, cedendo pezzi di “sovranità” e mediando sul progetto e sulla visione del territorio. Io credo si possa fare. Abbiamo il dovere di farlo. Dovremmo avere le capacità per farlo. Ascoltando tutti, ma rispettando i ruoli.