Augusto Montaruli

PD, la bozza di riforma del tesseramento

 

L’affaire tessere nel PD ha portato i vertici del partito a una seria riflessione sulla questione e finalmente a una profonda riforma del tesseramento. Mi è arrivata una bozza di documento che traccia le linee guida di questa epocale riforma che porterà finalmente il Partito Democratico nel terzo millennio.

La vera rivoluzione sta nella diversità e pluralità, come metafora del partito che è appunto plurale, con tante voci, tante sensibilità, tante storie che portano con se vere esperienze di vita. Non potrà più quindi essere una tessera unica, ma tante tessere, tantissime. Addirittura personalizzabili nei colori e nei materiali con cui saranno prodotte.

Ci saranno tessere Gold, VIP, Normal, Affiliated, Militant, Omosex, Migrant e tante altre ancora si stanno studiando. Sensibilità, aspirazioni, stili di vita saranno rappresentati com’è giusto e moderno che sia.

Ma vengo a raccontarle queste tessere, pregandovi di prendere queste informazioni con la dovuta approssimazione in quanto, ripetiamo, è una bozza e in quanto tale suscettibile di modifiche.

Le tessere. Si parte dalla più semplice, il cui costo è sempre di 15,00 euro, è la Militant. Con la tessera Militant si avrà diritto a votare solo una volta l’anno, un solo intervento in assemblee di partito al massimo di 5 minuti. Chiaramente il possessore di tessere Militant dovrà volantinare, tenere aperti i circoli, allestire banchetti. Insomma fare il Militant.

La Normal è una Militant plus, costa 20,00 euro e da diritto a due interventi di 5 minuti. Però puoi far parte dell’elettorato passivo nei ruoli previsti nel circolo di appartenenza ad esclusione della segretaria.

L’Affiliated è la tessera che dovrebbe mettere la parola fine alle polemiche e ai tesseramenti molto discussi nelle ultime settimane. La novità è davvero interessante, oserei dire rivoluzionaria perché consente ad un tesserato Normal di diventare VIP. Vediamo come funziona. Al momento dell’iscrizione l’Affiliated dichiara a quale Normal vuole associarsi, il Normal al raggiungimento di 100 Affiliated diventa VIP e dispone di 100 voti in qualsiasi tornata elettorale, 500 minuti di interventi, fino a 100 consecutivi, e può ambire a tutte le cariche nella regione in cui risiede. L’iscrizione costa la somma degli affiliated scontata del 10%.

La Gold è il massimo cui aspirare, questa è la tessera ideale per chi vuole scalare i vertici del partito o candidarsi alla guida del paese.  Per farlo è necessario un legame con un VIP per regione, escluso la Valle d’Aosta e del Trentino Alto Adige per comprensibili ragioni. Il costo è pari alla somma dei VIP con cui si stabilisce la relazione.

Sembra complicato, ma, di fatto, è solo mettere ordine.

Non solo ordine, anche apertura nel tesseramento. E’ prevista la tessera Omosex, tutta colorata e vivace, che da diritto ad un matrimonio. All’estero. Allo studio la tessera Exodus rivolta agli esodati, sarà un modo per contarli e fornire i dati all’INPS. E ancora, la tessera Migrant, pensata soprattutto per extracomunitari residenti in Italiacon la quale sarai cittadino di Virtual Italy, una simulazione web di un paese ideale.  Giusto.

Evviva.

L’incubo il PD e Matteo Renzi

Ci mancava l’opinione impossibile di Martin Luther King sul PD, ma ci ha pensato Matteo Renzi: “Martin Luther King iscritto al Pd avrebbe detto: Io ho un incubo”. Ha ragione il sindaco (per il PD) ed ex presidente di provincia (per il PD) e possibile, probabile, e da molti  auspicato, segretario e leader del PD. Ha ragione, è un incubo. E’ un incubo perché Martin Luther King sicuramente non ne potrebbe più delle battute, felici ed infelici, degli slogan facili, degli ammiccamenti a destra e delle sviolinate a sinistra, degli atteggiamenti da star, delle risalite (ardite o meno) e delle discese, delle dichiarazioni di assoluta lealtà oggi da smentire domani e da ribadire dopodomani.

Ha ragione Matteo Renzi, è un incubo. Sarebbe meglio discutere di visione del paese, di riforme istituzionali, di ripresa dell’economia, dei tantissimi cittadini senza reddito, di diritti, del ruolo del e dei partiti. Sarebbe meglio un altro modo di proporsi, un modo che consenta a quelli che come me non ti voteranno di accettarti come segretario e leader. In fondo ti si chiede rispetto, educazione, proposta, prospettiva e di non riproporre schemi che vanno dal berlusconismo al grillismo. Schemi che bucano schermi e media, che portano folle ad ascoltarti, ma lacerano le persone e abbassano il livello culturale e politico. Vola più alto Matteo e se non sai volare, impara.

Hai ragione caro sindaco ex presidente di provincia e potenziale e probabile leader acclamato a furor di primarie, è un incubo.

E tu sei parte di quell’incubo. Nessuno si senta escluso, diceva la canzone.

Il PD, i molluschi e Gramellini

Sul buongiorno di oggi, che potrebbe cambiare titolo in “E vabbé, e allora?”, Gramellini definisce, letteralmente, “quei molluschi litigiosi del vecchio Pd” immagino la dirigenza del partito e forse anche gli iscritti.

Qualcuno per piacere  potrebbe incavolarsi, dimostrargli che non è vero… a costo di afferrarlo per i tentacoli.

Perché, spero, che anche i molluschi nel loro piccolo s’incazzano.

 

Sei di Bisceglie?

Da bambino vivevo a Ruvo di Puglia, bellissima cittadina del barese, e ricordo che quando qualcuno faceva o diceva bestialità lo si apostrofava con “Ma sei di Bisceglie?”.

A Bisceglie c’era un manicomio. Francesco Boccia è nato a Bisceglie.

Questo per dire, scusandomi per aver usato questo ricordo e con tutti i cittadini di Bisceglie, che grazie a quelli come Boccia a me sembra proprio di essere in un manicomio a cielo aperto dopo aver letto il “documento” dell’onorevole Boccia. Documento sconclusionato, pieno di luoghi comuni e con alcune affermazioni che fanno rabbrividire oltre che riformare la Costituzione nei suoi valori fondamentali.

Alcune perle? Ne vogliamo parlare?

Davvero vogliamo continuare a credere alla favola degli operai che preferiscono difendere antiquati riti di contrattazione piuttosto che ricevere qualche centinaia di euro in più in busta paga?

Una forza riformista, che si definisce e si accredita come tale, ha il dovere morale non tanto di difendere i più deboli in linea di principio ma di adoperarsi perché sia premiato il valore e la qualità.

Questo conservatorismo con una semplice rinfrescata di luoghi comuni della sinistra (la società, l’uguaglianza, il conflitto lavoro-capitale, i diritti dei lavoratori ecc.) ingessa il Paese e non fa crescere il partito riformista, che potrà anche essere minoritario all’inizio, ma avrà, almeno, una carta d’identità reale e non tanti alias per camuffare le proprie anime.

Oggi, grazie a questo governo, abbiamo una prospettiva diversa, abbiamo la possibilità di guardare oltre.

Seguendo la strada maestra della sua Costituzione ma adeguandola ai tempi che corrono impetuosi.