Augusto Montaruli

Se io fossi

Un bel po’ di anni fa chiesi ad un mio caro amico se si sentisse più di sinistra o più ebreo. 

Mi guardò sorridendomi pensando forse che la domanda era inopportuna o forse stupida, e forse lo era. Ma mi rispose così:

Sai siamo sui 30/35 mila in Italia e nel mondo pochissimi. Non posso definirmi un credente ma celebro tutte le feste ebraiche. E’ un modo per appartenere a quei 30/35 mila.

In tutto il mondo, fonte Gad Lerner, gli ebrei sono sui 18 milioni.

Mi vergognai un po’ per quella domanda che certamente non gli rifarei adesso sapendo la sua sofferenza per ciò che sta succedendo laggiù.

L’avessi fatta ad un palestinese penso mi avrebbe dato la stessa risposta, con un grado di sofferenza legato al dramma di quel popolo. E forse alla mancanza di speranza.

I palestinesi sono sui 12 milioni (fonte ambasciata palestinese in Italia), la metà tra Gaza e Cisgiordania, gli altri in Giordania Israele e Libano.

Ma la domanda, se io fossi, dovremmo farcela tutti e tutte a noi stessi perchè non riusciamo ad essere più uomini e donne che hanno gli stessi ideali e le stesse speranze. Anzi moltissimi ideali e speranze li hanno persi del tutto. 

Se provassimo a ritrovarle quelle speranze e quegli ideali farebbe bene ai miei amici ebrei o palestinesi (e russi ucraini sudanesi…) e a noi naturalmente. 

Post nostalgico, velleitario… boh forse. Certo non tifoso, ma almeno a San Silvestro lasciatemelo fare.

Buon anno!

 

Una bella guida per turisti però

Ho visto Una notte a Torino di Alberto Angela su RaiPlay, evitando così le interruzioni della pubblicità,  spinto dall’essere torinese e dalla curiosità.

Il lavoro di Angela lo definirei una bella guida turistica per i non torinesi con qualche manchevolezza e qualche presenza di troppo. 

Un accenno allo Statuto Albertino lo avrei fatto, sarebbe stata l’occasione per almeno accennare alla comunità valdese e a quella ebraica e cosa queste realtà hanno significato e significano per Torino. E anche come collaborano ora con cattolici, islamici e società civile. Oppure, e pochi lo sanno, che lo Statuto Albertino conteneva una tassa patrimoniale, forse l’unica mai promulgata in questo paese.  

E mancava Porta Palazzo. E mancavano le piole. E mancava Terra Madre. E mancava Gualino…

Però c’era Litizzetto che è sempre uguale a se stessa e passa dalla bagna cauda ai santi sociali con la stessa espressione. Avrei preferito Gambarotta.

Detto questo va bin parej come si dice qui. Se queste due ore e passa ci porteranno più turisti va benissimo. Starà poi a noi torinesi raccontare quello che in Una notte a Torino mancava. 

E quello che mancava lo si dovrebbe raccontare soprattutto ai torinesi.

Io credo serva un racconto di questa città rivolto ai torinesi perchè ritrovino l’orgoglio di esserlo torinesi e soprattutto cosa ha voluto dire essere torinesi. Perchè i torinesi comprendano, comprendiamo, che la storia di questa città è una storia di tutti, costruita anno dopo anno dai suoi abitanti. Anche dal coraggio dei suoi abitanti, il nonno di Alberto Angela era uno dei coraggiosi.

Serve raccontare la Torino che è mix culturale e di origini (Torino è sicuramente la città più grande della Puglia). Torino è la città della Resistenza prima durante e dopo il fascismo. Torino è la città dove convivono religioni diverse (c’è un quartiere che altrove chiamano la Piccola Gerusalemme). Torino è la città dove giovani operai venuti dal sud sono poi diventati classe dirigente. Torino è la città di Calvino, Pavese, Levi, Ginzburg, Gramsci…

Torino è la città della Storia e delle Storie. 

Storia (e Storie) che continuerà se chi abita questa città ritroverà la consapevolezza e l’orgoglio di farne parte. E la città sarebbe più pulita, più partecipata, più gente andrà a votare.

Pensate che bellezza un museo, anche virtuale, che attraverso le storie e i ricordi dei torinesi racconti la città. Cioè noi.

La storia siamo noi diceva la canzone.

L’obiettivo è Torino

Un indizio è un indizio, due una coincidenza, ma tre sono una prova. Lo affermava Agatha Christie. 

Non c’è bisogno però del terzo indizio, che certamente arriverà, per capire che l’obiettivo di Giorgia Meloni e soci è la conquista di Torino.

Dopo il caso imam ecco il caso Askatasuna, entrambi con lo scopo di spianare la strada al loro candidato sindaco.

Usano armi di distrazione di massa indicando nemici al popolo mentre il popolo fatica ad arrivare a fine mese, non riesce a curarsi e vede allontanarsi ogni anno l’età pensionabile. 

Tutta colpa dell’imam e di Askatasuna. 

E’ in questo gioco hanno anche l’appoggio di utili idioti che stanno in sala rossa a fare i puri e non vedono l’ora di tornare a fare le giunte on line (solo una volta però).

Immagine generata con l’IA

L’ultimo taglio

Nico, che sarebbe Nicola e di cognome Bellacicco, ha appeso forbici e pettine al chiodo. Non sventolerà più come un torero andaluso, che la sua Puglia è più o meno uguale, quella specie di lenzuolo che raccoglie peli e capelli. 

Niente più rito per lui e per noi. Dall’ingresso all’uscita di quello che una volta si chiamava salone. Le sedie in fila e le chiacchiere di sport, politica e “altro” non ci sono ormai più da tempo. Forse al sud qualcosa c’è ancora di quel rito.

Ma da Nico, che sarebbe Nicola e di cognome Bellacicco, nonostante la prenotazione il rito c’era ancora. La chiacchiera eccome, l’argomento spesso lo sceglieva lui e se tu ne introducevi un altro…”vabbè vabbè” e continuava nel suo discorso. Non potevi o dovevi interromperlo.

Lui ti parlava dell’ultimo libro letto, tra i tantissimi che leggeva; del film appena visto, tra i tantissimi che vedeva; dell’ultima mostra, tra le tantissime che visitava. E con la dovuta discrezione di un medico chirurgo di un cliente particolare o noto. Senza fare nomi e cognomi.

Nico è quello del punctus. Succede che lui ti presta un libro di Roland Barthes e ti spiega, ti insegna meglio, che dopo aver scattato una fotografia ti accorgi che la cosa più importante è ciò che non inquadravi. Un soggetto nascosto o in secondo piano che ti appare in camera oscura o sullo schermo del computer.

Ti appare se te ne accorgi ovviamente.

Ecco il punctus. Nico mi ha insegnato a soffermarmi, a riflettere, ad osservare e, soprattutto, ad ascoltare gli altri. 

Grazie Nico per il punctus, le chiacchierate e per essere stato il tuo ultimo cliente…. E senza farmi pagare per giunta.

Ci vediamo al bar e altrove. Un abbraccio.

La foto che accompagna il post è di Cristiamo

Zio di…

In questi giorni, in quanto presidente della sezione ANPI Nicola Grosa che ha preso posizione sulla vicenda di Mohamed Shahin, sono apparso più volte sui giornali. Puntualmente al mio nome segue “zio di…”.

Beh questa storia ha un po’ rotto il ministro degli interni di un po’ di anni fa. 

Forse non ci crederete ma sarei anche nipote, figlio, cugino, marito, padre, amico, compagno… e che nulla cambia nella sostanza dei fatti essere zio o nipote o cugino o vattelappesca.

Gia mi devo sopportare quelli che “ma dai” “Ma non lo sapevo” “Ma davvero?” “Chi l’avrebbe mai detto”…. 

Ok, sono zio di. E quindi? Anche basta no? Alla fin dei conti cambia qualcosa? A me no? a voi?

Avevo anche un nonno carabiniere ed uno contadino., ciabattino e lavoratore nelle tonnare in Sardegna. Uno zio d’acquisto ferroviere e comunista che faceva bene le lasagne. Un altro aveva un chiosco vicino al molo di Alassio e mi offriva sempre un gelato.  Per dire che anche io sono stato nipote. Noi diventiamo ciò che assimiliamo di più. 

Quindi smettetela di rompere il ministro degli interni di un po’ di anni fa. 

Tormentone parcheggi

Su La Stampa di oggi (domenica 2 novembre 2025) torna il tormentone dei parcheggi in un articolo di Diego Molino. Locali e discoteche  di San Salvario (ma non solo) lamentano, anche a causa dei lavori al Valentino, la penuria di posti auto.

Premesso che dovrebbero essere i residenti ad avere la priorità, paghiamo per parcheggiare e sarebbe urgente avere gli spazi a noi dedicati in tutto il quartiere, l’articolo mi ha riportato alla memoria due iniziative sulle quali avevo lavorato da consigliere di circoscrizione.

Dopo uno studio sull’utilizzo dei parcheggi di struttura presenti in Salvario, oltre a quelli presenti ai confini, avevo constatato che spesso nelle ore serali sono deserti, non utilizzati. Per verificarlo basta andare qui: https://muoversiatorino.it/it/parcheggi/

Se vuoi andare in discoteca, One del Valentino per esempio, puoi parcheggiare al Monti che ha 153 posti auto. Puoi andare in piazza Madama. O in piazza Bodoni. Oppure ancora in piazza Carducci. Per tacere del Lingotto che di posti ne ha 3.000 e sempre inutilizzati, più degli elettori dei moderati di Lupi.

Quindi i parcheggi ci sarebbero.

Per alcuni troppa fatica? L’auto in parcheggio, poi sali (con l’ascensore), devi fare un po’ di passi a piedi, poi quando torni sei stanco….

Allora perché non istituire delle navette che partono e arrivano dai parcheggi e magari i ticket del parcheggio o della navetta dati in omaggio dai locali ai clienti? 

Dichiara a La Stampa Davide Gallo, il titolare di One quello che illumina a giorno le notti al Valentino, a proposito della mancanza di parcheggi: “Per questa ragione chiediamo che, finché non diventerà operativo il parcheggio del Padiglione 5, vengano mantenuti alcuni stalli nell’area. È difficile pensare che tutti possano utilizzare un taxi, oltre al fatto che la metropolitana chiude molto presto». 

Carissimo Gallo magari dopo qualche drink invitare i clienti a prendere un taxi forse sarebbe meglio e anche più etico (non etilico).

E se permette prima la salute e i residenti