Augusto Montaruli

World Press Photo 2025

Ieri sono andato a visitare la mostra World Press Photo 2025, finalmente in un luogo adatto a valorizzare le fotografie e le storie che raccontano. Questo anno è all’Accademia Albertina (qui il sito con tutte le informazioni).

Come tutti gli anni vedere e leggere le fotografie è un pugno allo stomaco, difficile scegliere di fronte a quale fotografie indignarsi, piangere e incazzarsi. Oltre che a sentirsi un po’ in colpa. Ne ho scelta una per continente, ma è una scelta in parte emotiva e in parte legata al mio gusto fotografico. 

Andate a vederla e a indignarvi, piangere e incazzarvi. Oltre che a sentirvi un po’ in colpa. 

Di quell’antico inno io conserverei ed avrei cura almeno di quella strofa che canta “Internazionale futura umanità”. Soprattutto perché il futuro e l’umanità non sono tanto di moda di questi tempi brutti.

Le fotografie che ho scelto

Cliccare sulla foto per andare alla descrizione della fotografia sul sito World Press Photo 

The Lake Has Fallen Silent
Africa – The Lake Has Fallen Silent di Aubin Mukoni
Beyond the Trenches
Europa – Beyond the Trenches di Florian Bachmeier
Drone Attacks in Beirut
Medio Oriente – Drone Attacks in Beirut di Murat Şengül

Droughts in the Amazon
Sud America – Siccità in Amazzonia di Musuk Nolte

Chinese migrants warm themselves under a cold rain after crossing the US-Mexico border, in Campo, California.
Nord America – Night Crossing di John Moore

 

Se tutte le ragazze …

Non c’è riuscita la guerra in Ucraina, il dramma di Gaza, la questione climatica, l’aumento delle povertà… sta a vedere che la questione dazi riuscirà a creare un’alleanza ed una solidarietà vera tra i movimenti e i partiti di sinistra sparsi in Europa e magari nel mondo?
La speranza oltre ad essere di sinistra è sempre l’ultima a morire.



Il Nobel giusto per la Pace

Alla candidatura di Trump al Nobel per la pace si può reagire indignandosi, facendo sarcasmo, producendo vignette satiriche e corsivi che condannano la/le proposta e i “pulpiti” dalle quali arrivano. Benjamin Netanyahu e Matteo Salvini per fare due nomi.

Oppure, è molto meglio, in alternativa si potrebbero proporre altre candidature. 

Candidature più significative che danno senso compiuto alla parola pace. 


Bassam Aramin è palestinese. Rami Elhanan è israeliano. Entrambi vivono una tragedia che cambia loro la vita. Abir, la figlia di Bassan viene uccisa da un proiettile israeliano; Smadar, la figlia di Rami, rimane vittima di un attacco suicida. 

Tragedie come queste ti cambiano la vita, possono portare ad odiare oppure a condividere il dolore e usarlo come arma di pace. 

Bassan e Rami condividono il dolore e lo trasformano in uno strumento di pace.

La loro storia l’ho conosciuta leggendo il bellissimo romanzo di Colum McCain “Apeirogon” edito da Feltrinelli.

Bassan e Rami sono co-fondatori dell’organizzazione The Parent Circle (link qui) che è stata fondata da palestinesi ed israeliani che hanno, come loro, perso un congiunto nel corso del conflitto israelo/palestinese. 

Si legge sul sito di Parent Circle:

La nostra visione è quella di un futuro in cui entrambe le nazioni vivano fianco a fianco in libertà, dignità e sicurezza, e in cui i legami umani aprano la strada ad accordi politici e a una pace duratura.

Grazie al romanzo di Colum McCain questa storia insieme ai due protagonisti ha fatto il giro del mondo. Rami e Bassan sono stati ricevuti anche da Papa Francesco e dalla loro storia in Italia è stato realizzato uno spettacolo teatrale “Salām/Shalom. Due padri” di e con Massimo Somaglino e Alessandro Lussiana.

Candidare il palestinese Bassam Aramin e l’israeliano Rami Elhanan al Nobel per la Pace sarebbe la risposta più giusta a quelle stravaganti e vergognose e dimostrerebbe che un altro mondo è possibile, anzi c’è già.

Sarebbe utile e significativo che persone e/o realtà autorevoli condividessero e proponessero. 
Nel caso la candidatura sia stata già proposta non posso che esserne felice.

Chi può proporre una candidatura:

Una candidatura per il Premio Nobel per la Pace è considerata valida solo se viene inviata da una persona in possesso di determinati requisiti:

Membri di assemblee nazionali e governi nazionali (membri del governo/ministri) di stati sovrani e capi di stato;

Membri della Corte internazionale di giustizia dell’Aia e della Corte permanente di arbitrato dell’Aia;

Membri dell’Istituto di Diritto Internazionale;

Professori universitari, professori emeriti e professori associati di storia, scienze sociali, legge, filosofia, teologia e religione; Rettori universitari e direttori universitari (o loro equivalenti); Direttori di Istituti di ricerca per la pace e Istituti di politica estera;

Persone che hanno ricevuto il Premio Nobel per la Pace; 

Membri del Consiglio (o loro equivalenti) di Organizzazioni che hanno ricevuto il Premio Nobel per la Pace;

Membri attuali e precedenti del Comitato Norvegese per il Nobel;

Ex consiglieri del Comitato Norvegese per il Nobel

I penSìeri della domenica

Domenica 8 giugno 2025

Il gracile Diodato

Rannicchiato sulla seggiola di Gramellini il gracile Diodato ha detto che alla manifestazione per Gaza avrebbe voluto vedere solo bandiere per la pace.  Forse per fare pace con se stesso.

Caro Diodato, ma benedetto il cielo 1) la manifestazione è stata indetta da tre partiti: PD, AVS e M5S 2) si basava sulla mozione comune che hanno presentato in parlamento 3) che fastidio ti danno le bandiere dei partiti? 

“In altre parole”, caro Diodato alzati da quella seggiola e prova a rallegrarti dal fatto che i partiti hanno dato un bellissimo segno di vitalità. Avresti dovuto dire finalmente! 

Botteri Botteri…

Sempre dalla seggiola di Gramellini la bravissima Giovanna Botteri inviata alla manifestazione per Gaza ha sottolineato (e che palle!) che molti sono andati via quando hanno parlato i leader di partito. 

La notizia sarebbe stata un’altra da dare, quanti sono rimasti, dei trecento mila ad ascoltare? Io credo tantissimi su trecento mila!

E anche basta!

Sì, anche basta. Questo atteggiamento di critica un po’ qualunquista e un po’ radical chic (Giannini sempre da Gramellini è maestro in questo) nei confronti dei partiti ha un po’ rotto i cabasisi. A fare militanza e distribuire i volantini per il referendum non ci va Diodato, a fare battaglia parlamentare contro il decreto sicurezza non ci va Diodato e nemmeno Botteri. 

Carissimi gramellinisti la notizia sarebbe invece la ripresa di vitalità dei partiti e della militanza. 

Comunque

Comunque una cosa l’avete sottolineata e avete fatto bene: l’assenza di scontri, nessuna bandiera bruciata, sul palco finalmente esponenti israeliani dei movimenti di opposizioni (quelli sì davvero coraggiosi).

 

Infine

Una notizia bellissima, a Torino sono raddoppiati gli studenti fuori sede che hanno chiesto di votare: saranno quasi 10.000! 

Ps: gli studenti fuori sede potranno votare grazie ad una legge voluta dai partiti…. Diodato ti sei alzato dalla seggiola?


Comunque sul balcone, Sì, sta per fiorire il cappero, vedi mai…

Quando intervistai Maddalena Rostagno

L’uscita del documentario, Mauro Rostagno. L’uomo che voleva cambiare il mondo  di Roberto Saviano su Sky, mi ha riportato alla memoria l’intervista che feci a Maddalena, figlia di Mauro, in occasione dell’uscita del suo libro Il suono di una sola mano.

Ve la ripropongo, anzi me la ripropongo, ricordando la bella esperienza di Ottoinforma, magazine della circoscrizione dove mi ero appassionato a fare il “giornalista” di quartiere”.

Una bellissima esperienza purtroppo rimasta senza memoria, il sito è scomparso cancellando storie e documenti. Per fortuna qualcosa nel mio account di posta è rimasto oltre al canale YouTube. Canale YouTube che non è stato eliminato forse perchè non sanno che esiste.

Ecco l’intervista, leggetela perché nell’ultima risposta c’è molta verità su questi tempi bui.

Il suono di una sola mano – intervista a Maddalena Rostagna coautrice del libro su Mauro Rostagno.

 “Credo che Mauro sarebbe felice di ritrovare nelle parole di sua figlia una traccia così naturale (non ideologica, voglio dire) di quello strettissimo nesso tra vita e politica, tra persona e società, che è l’eredità più forte – e di gran lunga la più rivoluzionaria – del sessantotto. Nel racconto di Maddalena è praticamente impossibile distinguere la politica e la storia dal dolore, dall’amore, dal volto delle persone, dalle loro voci, dalle loro mani. In questo senso il libro è – anche – una vittoria di Mauro, una delle tante.”

Dalla prefazione di Michele Serra al libro “Il suono di una sola mano” di Maddalena Rostagno e Andrea Gentile

Il 26 settembre 1988 Mauro Rostagno fu ucciso mentre tornava a casa, in Sicilia dalle parti di Trapani.  Tornava dal suo lavoro di giornalista che denunciava gli intrecci tra mafia e politica locale. Fu ucciso per questo, mentre tornava a casa dalla sua compagna e da sua figlia Maddalena.  Dopo anni in cui depistaggi, indagini sbagliate, omissioni hanno allontanato la verità e la giustizia si sta finalmente celebrando il processo, un processo di mafia. 

Mauro Rostagno è nato a Torino in una casa popolare nei pressi di corso Dante, Maddalena abita a poche centinaia di metri dalla casa dove nacque suo papà. Le storie di mafia non sono lontane, non sono solo al sud. 

Maddalena, se me lo consenti la prima domanda è la riflessione a caldo che ho fatto dopo aver letto il tuo libro: la storia di Mauro Rostagno potrebbe diventare un film. Un film sull’impegno civile e coraggioso di un giornalista e sulla vita unica e “allegra” come la definisce Michele Serra nella prefazione del tuo libro.  Nessuno ci ha pensato?

In questi anni mi sono arrivate un paio di sceneggiature, alcune avevano anche trovato il finanziamento (pubblico). Di Mauro contenevano il nome, la data di nascita e di morte e un sacco di “munnizza”. Un film su Mauro si farà quando qualcuno avrà il coraggio di raccontare la sua storia, senza farne un santino, ma neanche raccontando solo ed esclusivamente le “porcherie pruriginose” che si sono dette e scritte in questi anni. Dovrà essere una storia bella, come lo è stata la sua vita. Ci stiamo lavorando.

Della storia di Mauro il grande pubblico conosce poco, sulle prime pagine arrivò con i depistaggi e non con il processo, finalmente, in corso salvo rare eccezioni. Perché secondo te?

Perché Mauro non apparteneva a nessuno, era un uomo libero. Perché i “poteri” che l’hanno ucciso sono ancora lì. Perché è difficile farne una bandiera per una causa specifica.

Come nasce e perché “Il suono di una sola mano”?

Il libro nasce per diversi motivi, ma è soprattutto una richiesta di aiuto, di attenzione, una preghiera. Arrivare a un processo dopo ventitreanni e accorgersi di essere soli t’ingegna la creatività. E scriverlo durante il processo, con il dolore che ne consegue, le “freddezze” del sistema giuridico, o le “miserie” del genere umano, mi ha anche aiutata a ricordarmi il bello, il perché della sua scelta. Una scelta d’amore, per la vita, non solo la sua. Così mio padre scriveva prima che lo uccidessero:

“…agli uomini capita di mettere radici, e poi il tronco, i rami, le foglie… quando tira vento, i rami si possono spaccare, le foglie vengono strappate via: allora decidi di non rischiare, di non sfidare il vento. Ti poti, diventi un alberello tranquillo, pochi rami, poche foglie, appena l’indispensabile.
Oppure te ne fotti. Cresci e ti allarghi. Vivi. Rischi. Sfidi la mafia, che è una forma di contenimento, di mortificazione. La mafia ti umilia: calati junco che passa la piena, dicono da queste parti. Ecco, la mafia è negazione d’una parola un po’ borghese: la dignità dell’uomo.”

Depistaggi, omissioni, l’arresto di tua mamma. Adesso il processo che cerca verità e giustizia. Come lo stai vivendo? Quanto è vicina la verità?

Io e Chicca lo stiamo seguendo per Mauro, perché lui lo avrebbe voluto. Nei momenti di scoraggiamento mi faccio forza pensando che con l’ennesimo baule pieno di carte con cui ne usciremo, riusciremo a raccontare altri piccoli pezzetti di verità. Qualora non potesse/dovesse giungervi la verità processuale, si lavorerà su altri livelli.

(Ti ricordo che ho la possibilità di assistere, alternandomi con mia madre, a tutte le udienze che si svolgono a Trapani, solo ed esclusivamente grazie a donazioni che ci arrivano, da amici ma anche da sconosciuti, con l’indicazione di resistere e arrivare fino in fondo. E questo è un miracolo. Riempie di speranza, qualunque cosa succeda.)

Di quanti Mauro Rostagno ha bisogno questo paese?

Mauro era Mauro. Ognuno di noi è unico e irripetibile. Una qualità che aveva e che sarebbe bello fosse più diffusa era/è la generosità nel darsi, che troppo spesso stiamo vivendo/vedendo interpretata in altro modo, nell’esibizione di sé.  Che è altra cosa.

Grazie Maddalena. 

Di Augusto Montaruli

Per saperne di più sul libro:

http://www.saggiatore.it/argomenti/politica-attualita/978-88-428-1732-1/il-suono-di-una-sola-mano/

Per saperne di più sul processo, la pagina facebook:

https://www.facebook.com/groups/169068116473254/