Augusto Montaruli

Un incontro che non ti aspetti

IMG-2333A volte basta un incontro inaspettato ad aggiustare una giornata storta. Una di quelle giornate dove ti tocca ascoltare la fuffa o ritirare una mozione perché c’è chi sospetta e non capisce (o fa finta di non capire). Un incontro, dicevo, che non ti aspetti. Uscendo dal bar, quello di fronte a casa. Quello del cuore (granata in questo caso) e ti vedi, in modo del tutto inaspettato, Nico. Nico, il mio barbiere di una vita. Quello delle lunghe discussioni, quello con cui ti fermavi a chiacchierare mentre lui sull’uscio del suo salone (così lo chiamava, alla moda del sud) si rilassava fumando la pipa. Quello che ti raccontava la sua vita, del primo viaggio da Tricarico a Torino. Di Rocco Scotellaro. Quello che lavorò a Caramagna, se ricordo bene, e a Cuneo, di questo son certo. Quello che adorava Sivori e quella domenica si licenziò perché il principale non gli volle dare la domenica libera per andare a vederlo il campione con i calzettoni giù. Quello che racontava l’arrivo a Torino, c’era la pioggia con la nebbia quella volta. Quello, Nico, delle finte litigate finite con le risate. Quello delle discussioni di politica e di sport. Nico che mi diceva, da giovane assomigliavo a Domenico Modugno.
Quello brontolone, Nico, con tutta una sua filosofia di vita. Quello che ti diceva io son qui da una vita e ho visto nascere questo pezzo di quartiere. Quello che tuo suocero un vero signore, lo “servo“ da una vita. Quello che vieni nel retro che tu i capelli vuoi che te li lavi da dietro così non abbassi la testa.
Che piacere rivederti caro Nico. E che risata ti è venuta quando ti ho detto che il mio barbiere, quello che ti ha sostituito, si chiama Nico. Come te. Dal sud anche lui.
Al prossimo inaspettato incontro. I più belli. 

Capita(à)no alla Casa del Quartiere

Belle cose succedono nel mare di San Salvario.

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Il direttore lo vide arrivare in divisa da ufficiale e quando gli chiese di parlargli fu tra il preoccupato e lo stupito. “Ma chi sarà mai questo e cosa vorrà?”

Il personaggio misterioso che il direttore vide arrivare in uniforme è Tim, un giovane ufficiale della marina americana di stanza a Napoli che trascorre in missione molte settimane a Torino. Da qualche mese Tim il suo tempo libero lo trascorre facendo volontariato alla Casa del Quartiere di San Salvario.

Tim che ha scoperto la Casa del Quartiere un Primo Maggio: “Ero uscito dalla palestra di via Nizza che frequento tutte le mattine e cercavo un posto dove mangiare, sono capitato qui e ho visto che c’era tanta gente, si preparava una grigliata e c’era una bella atmosfera nonostante la pioggia. Rimasi affascinato dal luogo e dalle persone e decisi di chiedere se potevo fare qualche ora da volontario.”

Ma cosa può fare un capitano di corvetta dove non c’è il mare?

IMG-0265“Qualsiasi cosa, al college facevo il cameriere, preparo i tavoli, sparecchio e se ci sono lavori di fatica non c’è problema”

E Tim, che è di padre siciliano e di madre gallese e che arriva dall’Illinois, tutte le mattine dopo la palestra fa ciurma con Giovanni e Marina che, lì alla casa, se Tim è capitano Giovanni è il terrore dei sette mari e Marina l’ammiraglio.

Se passate dopo le 10 lo trovate il capitano e care naviganti sappiate che al momento è single e ha la passione per la cucina. La divisa ha ancora un suo fascino, il mare accompagna l’avventura e il cibo buono da completa il menu.

 

 

Il ponte che non c’è

1453391_698935760116778_1178402606_nVi porto a vedere un ponte che non c’è, ho proposto ai nostri ospiti sivigliani dopo una visita alla splendida Pollenzo e prima di salire a La Morra.

Un luogo surreale, il ponte che non c’è. Un ponte che univa le sponde del Tanaro. Lo ricordavo così come lo vedete sulla foto. Con l’erba tagliata e le panchine per una sosta. 

Ora è abbandonato, erbacce e carta usata per scopi che potete immaginare. Nella piazzola, seduta su un masso, una donna africana aspetta i suoi clienti. Una donna come tante nelle campagne piemontesi, sicuramente sotto ricatto e priva di documenti. Una donna usata (e abusata) da chi blatera “prima gli italiani”, “ci tolgono il lavoro”, “bombardiamo i barconi” e altro di peggio (se c’è) ancora.

E il ponte che non c’è è abbandonato a due passi da un bicchiere di barolo e un piatto di plin al sugo d’arrosto.

Il ponte che non c’è e non unisce più, non ci unisce più.

Il ponte che non c’è è lì a fare da metafora di questi brutti tempi tra gli sterpi, le cartacce ed una donna priva di indentità che sta in attesa di clienti privi di dignità.

Le bici nei pesci del signor Nettuno

Ci son due pesci rossi: uno con le squame e la boccuccia a cuore e un suo compare con i tentacoli e l’occhio grande.

Son pesci, che invece del solito paguro, son tatuati di tante biciclette, senza cambio senza freni e senza pedali. Tanto in mare non si frena e nemmeno si pedala. Non c’è salita piuttosto una gran discesa se si fora. 

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Due donne abbracciate stanno sotto l’occhio del tentacolato, come spaventate, e se guardate bene con ruote pure loro, proprio lì, dove si vede ma non si dice.

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In via Berthollet, all’angolo con via Ormea, sui muri del Valdese sta il pesce squamato con la boccuccia a cuore. Chissà, forse è fuggito dai banchi del mercato.

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Ad allietar bambini con il naso in su sta il calamaro rosso (o il totano rosso), dal nome salgariano, in via Ormea sui muri della scuola.

Santo Salvario quartier di cuochi e di ciclisti, di animalisti e di vegani, di scrittori e di critici culinari e, soprattutto di curiosi, non può che rivolgere un accorato appello all’anonimo muralista “ciclittico“: dicci chi sei o ti chiamerem Nettuno

Daisy

IMG_3755Daisy è una ragazza in gamba e molto simpatica.

Daisy che è passata a salutare i ragazzi del San Luigi, l’ho conosciuta lì, tra una partita a dama, due chiacchiere con Matteo e quattro risate con Carlo.

Al Valentino.

Daisy che a scuola andava alla Silvio Pellico e al pomeriggio al San Luigi. Daisy ora studia legge in Texas e si allena. 

Perché a Daisy mancano tre metri per arrivare a 61. Perché se il suo disco volerà fino a 61 metri Daisy andrà alle olimpiadi di Tokyo.

Ci andrà con la maglia con su scritto Italia. Perchè Daisy è italiana.

Daisy che è bella e ha un sorriso stupendo.

E io son felice che Daisy sia italiana.

Guardate questo video su Facebook  e lo sarete certamente anche voi felici.

I libri nel labirinto

“Sono cresciuto tra i libri, in compagnia di amici immaginari che popolavano pagine consunte, con un profumo tutto particolare.”

E’ un po’ che volevo farlo, entrare nella libreria di Andrea Guarnieri, fare due chiacchiere con lui (abbiamo un luogo in comune che era pieno di libri nei nostri ricordi) ed esplorare i suoi labirinti, curiosare negli scaffali e fotografare.
La libreria di Andrea mi ha ricordato un romanzo e non c’è bisogno di andare a Barcellona per rivivere alcune pagine de L’ombra del vento. Basta andare in via Madama Cristina entrare e iniziare l’esplorazione.

“…Ti posso solo ripetere quello che mi disse mio padre: quando una biblioteca scompare, quando una libreria chiude i battenti, quando un libro viene cancellato dall’oblio, noi, i custodi di questo luogo, facciamo in modo che arrivi qui. E qui i libri che più nessuno ricorda, i libri perduti nel tempo, vivono per sempre, in attesa del giorno in cui potranno tornare nelle mani di un nuovo lettore, di un nuovo spirito. Noi li vendiamo e li compriamo, ma in realtà i libri non ci appartengono mai…”

Dal primo capitolo de L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafon: “Il cimitero dei libri dimenticati”