Augusto Montaruli

Noterelle (sconsolate) dal dehors

E’ arrivata la delibera, con annesso nuovo regolamento, sui dehors (e padiglioni).

Il nuovo regolamento prevede due tipologie: dehors e padiglione. La novità rispetto a quello attualmente in vigore è la modifica del concetto di dehors, non saranno più previsti dehors semichiusi, quello transennati e con un tetto per intenderci. Saranno invece previsti due tipologie: dehors e padiglioni. I dehors a loro volta saranno di due tipi: tipo D1 e tipo D2. I D1 sono uno spazio all’aperto allestito e potranno essere delimitati da strutture mobili e con elementi di arredo (ombrelloni, fioriere, porta menù) ed eventuali apparecchi illuminanti o riscaldatori senza allaccio alla rete. I D2, anche questi spazio all’aperto allestito su pedana e delimitato (solo quando sussistono discontinuità o forti dislivelli di suolo) in maniera fissa con ringhiera non più alta di mt 1,10 e con elementi di arredo (ombrelloni, fioriere, porta menù) ed eventuali apparecchi illuminanti o riscaldatori senza allaccio alla rete.

I dehors classici, quello delimitati con una copertura, che siamo abituati a vedere, non saranno più consentiti.

L’altra tipologia è quella dei padiglioni che sono, di fatto, un’estensione del locale. Una struttura chiusa che viene considerata un manufatto edilizio. In via Nizza ce ne sono e costringeranno la nuova pista ciclabile a “circumnavigarli”.
Resta la possibilità di proporre un PIA (progetto integrato d’ambito), cioè la personalizzazione di arredi urbani (i dehors e i padiglioni lo sono). Sono mantenute le detrazioni sull’imposta di suolo pubblico. Il PIA può essere proposto, come nel precedente regolamento, dalle circoscrizioni o dalle associazioni di via dei commercianti e degli artigiani.

Quanto sopra è una sintesi che riporta gli aspetti di novità.

Provo a commentare partendo da quanto scritto in delibera e dalla realtà che vive il quartiere in cui abito, San Salvario:

“L’applicazione della normativa prevista dai sopra citati regolamenti nel corso degli anni ha fatto emergere significativi aspetti di complessità, che hanno determinato la necessità di procedere ad un aggiornamento dei testi in vigore, sia in un’ottica di semplificazione amministrativa, sia al fine di conseguire un armonico inserimento dei manufatti in argomento sul territorio cittadino che tenga conto delle nuove realtà del mercato e delle modifiche normative intercorse, con specifica attenzione agli aspetti di natura paesaggistica, edilizia e igienico-sanitaria.”

Questa è la premessa politica che, a mio parere, non tiene conto degli aspetti legati alla sostenibilità ambientale, al paesaggio a al tema (mala)movida. Elenco qualche considerazione.

Ho provato ad immaginare i dehors “open air” in largo Saluzzo, in via Baretti, in via Berthollet e vedo una fila senza soluzione di continuità di tavolini e ombrelloni con veicoli che sfiorano avventori ed arredo. Vedo, dovrei scrivere sento, un rischio fortissimo ed ulteriore di inquinamento acustico essendo i dehors privi di adeguata copertura.

Ho provato ad immaginare i padiglioni in largo Saluzzo, in via Baretti e in via Berthollet e qui c’è lo scempio (ulteriore) da punto di vista paesaggistico oltre ad un’aumentata capienza che porterebbe a situazioni di affollamento ingestibili.

Penso a dehors esteticamente godibili (per esempio quello del Tea Pot in via Silvio Pellico o del caffè San Salvario in via Berthollet) che non saranno più consentiti. Penso ai molti esercizi che rinunceranno al dehors subendo un notevole danno economico. Vedo complicato adottare un dehors senza adeguata protezione dai gas di scarico delle auto in via Saluzzo, per fare un esempio.

Penso anche all’inutilità del PIA che sarà praticamente inattuabile dal momento che si limiterà, se va bene, alla scelta del colore degli ombrelloni.

Penso si stia perdendo un’occasione per considerare davvero i dehors arredo urbano armonico e contestualizzato alla realtà territoriale dove insiste.

Penso, come avevamo chiesto, che sul tema dehors serva un concorso di idee. Lo hanno fatto in una cittadina in Puglia adottando una tipologia di dehors sostenibile, bella, leggera e contestualizzata al territorio. Sapete chi ha vinto il concorso di idee? Due archittetti torinesi. Come è che si dice? Cervelli in fuga? Sì, qui si governa con quel che resta dei cervelli. Noi lo avevamo proposto, il concorso di idee, non ci hanno sentiti e nemmeno considerati.

Ho l’impressione che ne vedremo delle belle, belle si fa per dire.

La bellezza, Gianmaria Testa e il regolamento dei dehors

da questa parte del mareLa Bellezza esiste … la Bellezza esiste e non ha paura di niente neanche di noi la gente, recita una poesia di Gianmaria Testa che potete leggere intera nel suo libro “Da questa parte del mare” edito da Einaudi. La bellezza interiore e la bellezza dei luoghi. La bellezza interiore è lo sforzo che ciascuno di noi deve fare per raggiungerla; la bellezza dei luoghi è quella del paesaggio, compreso quello in cui viviamo. Quest ultima è la bellezza che dovrebbe essere inclusa come diritto fondamentale nella prima parte della Costituzione: tutti hanno diritto alla bellezza a prescindere dal luogo dove si vive. Anche una periferia, anche quella più estrema ha diritto alla bellezza. Perché la bellezza da diritto diventa dovere, incentiva al rispetto dei luoghi.
Lo scorso mandato nella ex circoscrizione otto approvammo una delibera che chiedeva per il quartiere San Salvario l’adozione di un PIA (Progetto integrato d’ambito) che aveva come obiettivo di ripensare l’arredo urbano (panchine, cestini dei rifiuti, dehor…) contestualizzandolo alla realtà e alle potenzialità del quartiere. Pensammo al PIA partendo dalla convinzione che l’adozione di questo strumento avrebbe potuto: attenuare gli aspetti negativi della movida; mettere ordine alle dimensioni, alla sostenibilità e al proliferare di dehor; rendere il quartiere attraente dal punto di vista turistico. Inoltre, e forse questo è l’aspetto più qualificante, si creava un precedente importante che portava un metodo riservato alle zone auliche (il PIA è stato finora adottato solo nel centro città: via Lagrange, piazza Vittorio per esempio) anche in quartieri periferici e popolari. Portava la bellezza e il diritto-dovere di averla anche nelle ormai mitiche periferie. La precedente giunta prese l’impegno di lavorarci, ma purtroppo eravamo a fine mandato e la proposta finì dimenticata in qualche archivio.

Proprio in questi giorni la giunta Appendino ha annunciato che entro fine anno sarà deliberato il nuovo regolamento dehors. Da quel poco che si sa pare che obiettivi della delibera saranno lo snellimento delle procedure verso chi adotterà “allestimenti leggeri” e una revisione dei dehor temporanei. 
Probabilmente la situazione andrà a migliorare. Forse e spero. A mio parere però si sta perdendo un’occasione per rendere migliore la città. Sono convinto che ogni provvedimento vada pensato e scritto avendo in mente una visione di città, di quartiere, di singola via. Il PIA che proponemmo così come un concorso di idee sui dehors partivano da quell’idea: la Bellezza esiste e non ha paura di niente neanche di noi la gente. 
Temo che sarà per un’altra volta, per quanto riguarda la bellezza interiore c’è il libro di Gianmaria Testa. Leggetelo.

Questo post è stato pubblicato su Nuova Società.

Tre ordini del giorno

Gli ordini del giorno nascono dal vissuto personale, ciò che si vede altrove, e dall’incontro/confronto con le persone che raccontano e suggeriscono. In questi giorni ne sto presentando, condividendoli con il mio gruppo consiliare e con il coordinatore competente, tre che spero vadano in discussione e in votazione il più presto possibile. Sono ordini del giorno che avanzano proposte sui temi della mobilità, del verde pubblico e della cittadina attiva.
turinbus4Il primo, legato all’attualità che ci parla di smog e auto bloccate, è legato alla mobilità urbana. L’ho preparato dopo un incontro/chiacchierata con i residenti del Borgo Pilonetto e chiede all’assessore competente di valutare, e nel caso implementare in concerto con le circoscrizioni, la possibilità di offrire abbonamenti al trasporto pubblico personalizzati (ad esempio due linee più la metro) oltre all’istituzione anche in periferia di linee Star. Anche questo è un modo per attuare iniziative verso chi abita la periferia. Qui il testo dell’ordine del giorno.
Il secondo nasce da un incontro per le strade di San Salvario con l’architettav-2-concorso-mesagne-bdto Francesca Grilli che mi raccontava di aver vinto un concorso di idee indetto dalla città di Mesagne per la progettazione di un dehors da adottare come modello di riferimento (ne ho scritto qui). L’ordine del giorno chiede che anche la città di Torino indica, in concerto con le circoscrizioni, un concorso di idee dove si individui un modello di dehor per quartiere/zona della città. Un dehors che abbia craatteristiche di sostenibilità dal punto di vista ambientale ed esteticamente contestualizzato al territorio in cui si adotterà. Inoltre l’ordine del giorno vuole essere uno stimolo a riprendere il discorso sul PIA di San Salvario. La cura e l’attenzione verso le periferie passa anche dalla fruibilità e dalla bellezza dell’arredo urbano. Qui il testo dell’ordine del giorno.
panchina 2 new yorkIl terzo ordine del giorno è frutto di una passeggiata a Central Park in New York, quando ci andai avevo notato che tutte le panchine del parco avevano una targhetta con una dedica, approfondendo avevo appreso che la dedica era il “compenso” per la donazione della panchina al parco. Non solo a New York, anche a Parigi lo fanno e presumo anche in molte altre città. A Torino è possibile regalare un albero, è possibile attraverso un bando sponsorizzare con acquisti minimi arredo urbano (panchine, rastrelliere e segnalatica dei parchi) non vedo perché questo non debba essere consentito a privati e ad associazioni no profit. La cittadinanza attiva migliora il contesto sociale in cui si vive, anche in periferia. Qui il testo dell’ordine del giorno.
Vi farò sapere come andrà la discussione e la votazione.