Augusto Montaruli

Le interviste possibili: Francesca Grilli

Francesca Grilli, architetto, si definisce cittadina del mondo e antispecista, comunista, anarchica, ambientalista  e pure vegana, (il peggio del peggio dice lei, c’è di peggio Francesca dico io, fidati). A lei il suo lavoro piace tantissimo perchè e’ “un mix di reale e di ideale e poi perchè  e’ sempre diverso e mi arricchisce in esperienze quotidianamente”.  Francesca, che di suo possiede solo una bicicletta, si immagina il futuro come descritto nel film “Il pianeta verde” e il mondo lo vorrebbe senza denaro. Idealista, decisamente. Ma senza idealisti, anche estremi, il mondo non progredisce. 

Come per le altre chiacchierate ti chiederei se avevi aspettative dalla giunta Appendino e se, dal tuo punto di vista, puoi darne un giudizio.

Ti dico sinceramente che non avevo alcuna aspettativa. Non credo nella politica della gente comune e tantomeno in un capo di partito che come esperienza porti la sua di comico e di intrattenitore televisivo. La professione di politico, come quella di qualunque altro mestiere, comporta studio e dedizione e inoltre credo che bisogna esserci tagliati…  io sono architetto e non credo che potrei fare altro, date le mie caratteristiche e i miei studi e credo che se si e’ lavorato a lungo sulla conoscenza di se stessi e sulle proprie capacita’, non si intraprendono carriere senza aver prima studiato.

Adesso parliamo di bellezza. Intendo la bellezza di un paesaggio urbano. Come siamo messi a Torino?

Torino in linea di massima è una bella città’ sia dal punto di vista architettonico che urbanistico,  e il nostro quartiere che è l’unico che conosco bene in quanto vi ho sempre vissuto dal periodo delle elementari in poi, è bello sia dal punto di vista della multiculturalità che della socialità. Mi piace girare per il quartiere e salutare un mucchio di persone: e’ come stare in una città’ nella città’, insieme ed uniti, facenti parte di un mondo comune.  Trovo che questo “sentirsi parte di” sia bello e importante per tutti e sia alla base di una buona e felice convivenza civile. Il bello in fondo e’ armonia e l’armonia e’ anche stare bene insieme.

Ci vogliono grandi investimenti per rendere bello e sostenibile un quartiere?

Non credo proprio, ma bisogna avere delle idee innovative ed essere ricettivi agli altri e alle novità’. Bisogna essere partecipativi e partire dal piccolo avendo pero’ in testa un’ idea più’ grande. Bisogna insomma fare della pianificazione, e se si ha bene in mente dove si vuole arrivare non si fanno interventi spot e non si sprecano denari.Tu vivi a San Salvario, l’attuale assessore al commercio vorrebbe farne una sorta di distretto del bere. Non pensi che il nostro quartiere abbia altre potenzialità?

Purtroppo i pensieri e le idee attuali, non riescono ad uscire dall’ottica puramente economica, tutto ciò che fa fare soldi e’ il benvenuto. Come dice il filosofo Galimberti lo sviluppo della tecnica ci ha portato a questo paradosso ossia che è lei che decide se e perché si devono fare le cose, non e’ più’ la politica. La politica non decide più’ nulla, per decidere guarda all’economia e l’economia guarda alle risorse cioè agli investimenti e in sintesi al mercato. Un tempo ci si ribellava ai padroni, adesso come e’ possibile combattere il mercato? Per questo dico che e’ difficile e bisogna avere un’idea di mondo diverso che non sia fatto solo di slogan produzione e denaro. Il fattore umano che e’ una parte importante del quartiere e comunque di una città’, dovrebbe essere intercettato, rivalutato e ascoltato… Personalmente sperimenterei modelli di gestione degli spazi e delle risorse alternativi. Insomma mi auguro un futuro più articolato per il nostro quartiere.

E a proposito dell’assessore sopra citato, tu con la tua collega Roberta Rinaldi avevate vinto un concorso di idee per la realizzazione di un dehors innovativo e sostenibile (anche economicamente). Non pensi sarebbe ora di mettere mano ad un po’ di creatività e bellezza anche sui dehors?

Certo che si! Potrebbe essere un inizio, una maniera per partire, magari attraverso un concorso di idee e un processo partecipato con la cittadinanza. Anche se adesso la vedo un pò dura dato il numero di strutture esistenti! Quando siamo andate a ritirare il premio (il concorso e’ stato fatto in Puglia, a Mesagne),  si aspettavano gente giovanissima e non una vecchiarda come me! Il progetto infatti era semplice nelle forme ma un po’ ardito dal punto di vista tecnologico.  Devo dire che questo mi ha fatto molto piacere, più’ del premio.

Tra automobili, scooter, bici, monopattini, mezzi pubblici e pedoni è come stare in un videogame. Non è un giudizio il mio ma la constatazione che sta diventando complicato e stressante muoversi in città. Non pensi che vada ripensata totalmente la mobilità urbana? Anche nella segnalitica o con vie dedicate ad un mezzo invece che ad altri?

Credo proprio che debba essere ripensata in una scala più’ grande che comprenda tutta la città’, con alla base un’idea diversa di vivere. Personalmente mi immagino città più verdi, meno congestionate, improntate sul trasporto pubblico e sulla mobilità dolce, mi immagino la rivoluzione della produzione agricola attraverso le vertical farm che consumano poca acqua per la produzione dei prodotti agricoli. Me le immagino nelle città, nelle fabbriche dismesse, in modo tale da rendere capillare la distribuzione evitando i grandi trasporti. Mi immagino anche di poter andare a fare la spesa direttamente lì, senza imballaggi e rifiuti plastici. Mi immagino anche piccoli elettrodomestici che mi producano direttamente in casa le verdure e mi immagino un mondo dove non si consumi più carne sia per motivi etici che per motivi ambientali. Mi immagino le piazze e le vie piene di verde e di orti, solcate da gente in bicicletta o in monopattino con servizi accessibili a tutti e di vicinato. Mi immagino più solidarietà e maggiore inclusione, condomini collettivi dove si condividano dei servizi utili a tutti (lavanderie, cucine collettive, spazi sociali). Mi immagino un mondo che produca non più merci, ma servizi in modo tale da ridurre gli sprechi e i rifiuti e mi immagino che tutto ciò che viene prodotto venga inserito in un ciclo vitale e – come la natura ci insegna – mi immagino che ciò che consideriamo scarto o rifiuto sia reinserito nel ciclo produttivo. Mi immagino quindi una società che sia in armonia con la natura, che produca ciò che può far bene al nostro pianeta, come fanno gli alberi che hanno reso e continuano a rendere respirabile l’aria di cui si necessita per vivere. In fondo respiriamo l’aria degli alberi! Non vorrei invece un mondo che continua a produrre e consumare come se niente stesse accadendo. Non vorrei una società produttivista che trascini tutti noi nel baratro. Vorrei che si parlasse di più di capitalismo naturale e di rispetto dell’ambiente.

La pandemia dovrebbe portare una riflessione anche nel settore in cui operi?

Penso di averti risposto sopra, questi due mesi di inattività’ totale mi hanno portato a riflettere e leggere molto oltre che a cucinare un sacco, vegano ovviamente!

Quali sono le qualità che dovrebbe avere il prossimo sindaco/a?

Dovrebbe essere illuminato, come lo dovrebbero essere tutti i politici. Platone mi pare che associ la figura del filosofo a quella del politico, perché e’ il filosofo che tramite la conoscenza è in grado di operare per il bene collettivo. 

Adesso è il momento del libro. A te dedico Aadam ed Eeva di Arto Paasilinna. E la storia di un improbabile inventore che riesce a realizzare la batteria inesauribile. Un libro godibile con un finale “rivoluzionario” nel senso di girare girare girare… 

Grazie! E’ uno degli autori preferiti del mio compagno, io non l’ho letto ma adesso lo leggero’, mi hai incuriosita.

Grazie per la chiacchierata e per quello che fai. Ci vediamo in largo Saluzzo per un caffè.

Se mi chiedessero…

Se mi chiedessero di dare un contributo nella scrittura del programma della coalizione che si candiderà a governare Torino, scriverei dei quartieri.
Scriverei partendo dalla convinzione che una città non è altro che è la somma di tanti quartieri. Una convinzione che è frutto di anni di marciapiedi calpestati, luoghi frequentati e persone, soprattutto persone, incrociate, conosciute e ascoltate. E partirei dal concetto di comunità, perché questo sono i quartieri anche se non c’è la consapevolezza di esserlo e il bisogno non è espresso dome dovrebbe.
Mi porrei l’obiettivo di trasformare i quartieri in comunità autosufficienti dotate di trasporti funzionali, servizi di prossimità, luoghi di aggregazione e di informazione. Doterei i quartieri anche di bellezza, sì di bellezza. Perché una comunità autosufficiente e bella è anche sostenibile e solidale.
Per realizzarlo occorre analizzare cosa serve e cosa manca partendo dalla composizione della popolazione, dai bisogni e dalle potenzialità del territorio.
Per rendere autosufficiente una comunità devi dotarla di servizi di prossimità invece che ridurli o chiuderli.
Per rendere sostenibile un quartiere devi fornire alla comunità una rete di trasporti e una viabilità efficienti.
Per rendere sicura una comunità devi sostenere i luoghi di aggregazione e incoraggiare la nascita di altri.
Per amare il proprio quartiere in modo da rispettarlo devi “implementare la bellezza”. Non è difficile, ci va coraggio e cambio di rotta. Si può partire dall’arredo urbano: dai dehors, dai cestini dei rifiuti, dalle panchine…
Se mi chiedessero un contributo lo darei sui quartieri. Dove vivono le persone.
Dove occorre essere comunità.

La bellezza, Gianmaria Testa e il regolamento dei dehors

da questa parte del mareLa Bellezza esiste … la Bellezza esiste e non ha paura di niente neanche di noi la gente, recita una poesia di Gianmaria Testa che potete leggere intera nel suo libro “Da questa parte del mare” edito da Einaudi. La bellezza interiore e la bellezza dei luoghi. La bellezza interiore è lo sforzo che ciascuno di noi deve fare per raggiungerla; la bellezza dei luoghi è quella del paesaggio, compreso quello in cui viviamo. Quest ultima è la bellezza che dovrebbe essere inclusa come diritto fondamentale nella prima parte della Costituzione: tutti hanno diritto alla bellezza a prescindere dal luogo dove si vive. Anche una periferia, anche quella più estrema ha diritto alla bellezza. Perché la bellezza da diritto diventa dovere, incentiva al rispetto dei luoghi.
Lo scorso mandato nella ex circoscrizione otto approvammo una delibera che chiedeva per il quartiere San Salvario l’adozione di un PIA (Progetto integrato d’ambito) che aveva come obiettivo di ripensare l’arredo urbano (panchine, cestini dei rifiuti, dehor…) contestualizzandolo alla realtà e alle potenzialità del quartiere. Pensammo al PIA partendo dalla convinzione che l’adozione di questo strumento avrebbe potuto: attenuare gli aspetti negativi della movida; mettere ordine alle dimensioni, alla sostenibilità e al proliferare di dehor; rendere il quartiere attraente dal punto di vista turistico. Inoltre, e forse questo è l’aspetto più qualificante, si creava un precedente importante che portava un metodo riservato alle zone auliche (il PIA è stato finora adottato solo nel centro città: via Lagrange, piazza Vittorio per esempio) anche in quartieri periferici e popolari. Portava la bellezza e il diritto-dovere di averla anche nelle ormai mitiche periferie. La precedente giunta prese l’impegno di lavorarci, ma purtroppo eravamo a fine mandato e la proposta finì dimenticata in qualche archivio.

Proprio in questi giorni la giunta Appendino ha annunciato che entro fine anno sarà deliberato il nuovo regolamento dehors. Da quel poco che si sa pare che obiettivi della delibera saranno lo snellimento delle procedure verso chi adotterà “allestimenti leggeri” e una revisione dei dehor temporanei. 
Probabilmente la situazione andrà a migliorare. Forse e spero. A mio parere però si sta perdendo un’occasione per rendere migliore la città. Sono convinto che ogni provvedimento vada pensato e scritto avendo in mente una visione di città, di quartiere, di singola via. Il PIA che proponemmo così come un concorso di idee sui dehors partivano da quell’idea: la Bellezza esiste e non ha paura di niente neanche di noi la gente. 
Temo che sarà per un’altra volta, per quanto riguarda la bellezza interiore c’è il libro di Gianmaria Testa. Leggetelo.

Questo post è stato pubblicato su Nuova Società.