Augusto Montaruli

La riforma della riforma del decentramento


tavoloLa sindaca ha comunicato che partirà a breve tutto l’iter di riforma del decentramento. Da cosa si è appreso, dopo un’analisi degli assessorati sulle competenze e sulle discordanze tra statuto e regolamento, la questione sarà nelle mani del gruppo 5 stelle in comune. Non è prevista nessuna commissione comunale dedicata. Non è chiaro il ruolo delle circoscrizioni in questo processo, credo che riceveremo, quando e come non è chiaro, le informazioni e daremo poi un parere. Fuori minoranza e territorio dalla rielaborazione del decentramento. Eppure noi, che siamo la periferia (ricordate le periferie?), qualcosa da dire l’avremmo. Potremmo dire che non c’è decentramento senza il potenziamento dei servizi nei quartieri; potremmo dire che le deleghe non dovrebbero essere in conflitto tra ente centrale e e ente di prossimità; potremmo dire che le giunte con quattro coordinatori su territori vasti e popolosi non bastano e bisognerebbe tornare a sei; che le commissioni di quartiere vanno ripensate. Potremmo dire che bisognerebbe snellire l’iter burocratico per la presentazione dei progetti e ridurre i tempi per il pagamento dei contributi. Potemmo dire che depotenziare il decentramento allontanerebbe ancora di più i cittadini dalle istituzioni. Un consigliere di circoscrizione si incontra, si ferma per strada, è un riferimento. Se lavora bene ovviamente. 
Una buona riforma prevede coraggio politico, prevede di pensarla prevedendo l’alternanza al governo della città e delle circoscrizioni. Non ricascare nell’errore per dirlo chiaro. Una buona riforma dovrebbe essere concreta e non demagogica. Una buona riforma dovrebbe prevedere la garanzia di un organico tecnico-amministrativo in grado di gestire i servizi e il supporto ai cittadini e alla politica. Le periferie saranno davvero al centro dell’attenzione di chi governa quando avranno in ogni quartiere gli sportelli dell’anagrafe, gli URP (uffici relazioni con il pubblico).

Non credo andrà così, non sono ottimista, sono convinto che con il mantra della partecipazione democratica arriveranno a ridimensionare ancora di più il ruolo delle circoscrizioni. L’obiettivo vero sarà tagliare i costi. Diranno che tanto non siamo così utili. Attenzione però che dal dire che tanto non servono le circoscrizioni a passare al tanto non serve tutto ciò passa attraverso libere elezioni è un attimo. Tira una brutta aria.

Chiudo con un appello alle forze di minoranza in consiglio comunale: prendetelo a cuore questo tema, non lasciateci soli.

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10 piccoli indiani, ovvero come ti uccido il decentramento

10 piccoli indianiLa promessa e la premessa al varo della riforma del decentramento fu: riduciamo il numero delle circoscrizioni e dei coordinatori da sei a quattro garantendo e rafforzando i servizi alla cittadinanza in ogni quartiere e il supporto necessario.

Basta non mantenere questa promessa/premessa per mettere in atto l’omicidio perfetto, come dieci piccoli indiani (poi otto, poi cinque, poi nessuno ne restò), per uccidere il decentramento. 

In circoscrizione otto il dirigente è a mezzo servizio e si divide tra la direzione della circoscrizione e la responsabilità dei servizi sociali della stessa otto e della uno. Le anagrafi sono ridotte a due da quattro che dovrebbero essere e con i prossimi pensionamenti o le prossime ferie estive il servizio attuale non è affatto garantito. I trasferimenti di personale non vengono rimpiazzati. L’URP (ufficio relazioni con il pubblico) esiste di fatto solo in corso Corsica (“riusciamo a gestire poche telefonate al giorno”). L’attesa per la definizione di un bando o di una manifestazione di interesse è infinita e questo toglie credibilità istituzionale all’ente di prossimità limitando fortemente l’azione sul territorio.  A questo si aggiunge in alcuni casi la conflittualità con l’ente centrale su luoghi che sono di competenza della circoscrizione.
Insomma, così si muore. Come diceva il poeta “lentamente si muore”. Qualcuno preferisce una fantasiosa democrazia partecipata ad una democrazia vera e “partecipabile” con regole certe e uguali per tutti. Sarebbe il caso di preoccuparsi e seriamente cominciando con il fare una verifica puntuale degli effetti della riforma del decentramento a due anni dall’attuazione e prima del definitivo passaggio a cinque circoscrizioni.

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Cari presidenti e cari consiglieri, le commissioni di quartiere vanno ripensate

Questa è la lettera aperta che ho inviato ai presidenti delle circoscrizioni e a tutti i consiglieri cui ho allegato proposta di riforma delle commissioni di quartiere. Essendo aperta la rendo pubblica così come è pubblica la proposta di riforma che poterete consultare o scaricare qui

Ai Presidenti delle Circoscrizioni

Ai consiglieri di Circoscrizione

Oggetto: Proposta di riforma del regolamento del decentramento relativamente ai capitoli che disciplinano le commissioni di quartiere

Cari presidenti e cari consiglieri dopo due anni dalla nomina a presidente delle commissioni di quartiere, nello specifico San Salvario e Borgo Po Cavoretto, ho riflettuto sul ruolo e mi sono confrontato con altri presidenti di quartiere in merito al funzionamento e all’efficacia di quello che dovrebbe essere lo strumento principale di partecipazione dei cittadini alla vita politica e amministrativa.

E’ evidente, credo a tutti, che non stanno producendo quella partecipazione che ci si attendeva, o almeno che la precedente amministrazione sperava.

Contrapposizione tra centro e periferia, mancanza di obiettivi chiari, di supporto tecnico amministrativo e la poca rilevanza della commissione stessa e quindi dei cittadini che ne fanno parte oltre ad una scarsissima partecipazione (sicuramente nelle commissioni che mi riguardano) hanno di fatto decretato il fallimento dello strumento.

Proprio perché credo nella partecipazione attiva dei cittadini vi propongo una bozza di riforma delle commissioni di quartiere perché sia discussa e proposta come delibera di riforma.

Il fallimento di questo strumento, le commissioni di quartiere, andrebbe a creare un ulteriore distacco tra istituzione e cittadino. Non credo che ce lo si possa permettere.

Vi prego di considerare la mia proposta e di inoltrarla a tutti i consiglieri e se ritenete al Presidente del consiglio comunale e a tutti i consiglieri del comune di Torino.

Renderò aperta questa lettera pubblicandola sul mio sito.

Resto a disposizione per tutte le informazioni e le iniziative che vorreste attivare.

Un cordiale saluto

Augusto Montaruli

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La demagogia del t(c)avolo

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La giunta Appendino ha annunciato nei giorni scorsi il “Tavolo di progettazione civica per sostenere la partecipazione e l’inclusione”. Così dall’oggi al domani. Così, nel senso che nessuno ne sapeva niente. Almeno dalle nostre parti che sarebbero le circoscrizioni e le commissioni di quartiere. Così, nel senso che quanto previsto dal dencentramento non è preso in considerazione. Così, nel senso che un’amministrazione che faccia meno demagogia, poi vi dico, dovrebbe fare in modo che le istituzioni decentrate, quelle più vicino ai citati e stracitati comitati quartieri cittadini ecc ecc possano lavorare ed essere istituzionalmente credibili nei confronti dei cittadini comitati ecc ecc.

Non è così, purtroppo. La città, nel senso della giunta, va per conto suo. Oltre ai tagli al bilancio, pesantissimi, si aggiunge la beffa, forse più pesante. Non esistiamo, a meno che non reggiamo la coda. E pensare che una mano la daremmo volentieri, perché  “la coprogettazione come metodo per assumere e realizzare le decisioni” l’abbiamo già praticata. E non a parole o facendo atterrare orti urbani che hanno bisogno di qualcuno mandato a bagnare le piante.

Ricordo comunque che la precedente giunta aveva realizzato il bilancio partecipato, uno stanziamento economico importante le cui finalità venivano decise dai cittadini. Aveva iniziato la circoscrizione 7 seguita dalla 1. Toccherebbe a noi della 8, nel 2017. Sì, certo. Forse. Nel 2018. Sarà per la rima.

E comunque va bene tutto, è chiaro che non amano le circoscrizioni. Lo dicano, facciano una riforma che cancelli o limiti, da statuto e regolamento, le competenze delle circoscrizioni. Ci sta, hanno la maggioranza assoluta per poterlo fare. 

Onestà (intellettuale) onestà (intellettuale) onestà (intellettuale).

Io cosa posso dirvi? Giovedì prossimo andrò in mattinata a prendere le chiavi della sala consiliare di via Campana perché in serata è stata convocata la commissione di quartiere. Giusto per fare un po’ di democrazia partecipata. Magari se qualcuno porta una chitarra…

Ecco il comunicato stampa della giunta

NASCE IL TAVOLO DI PROGETTAZIONE CIVICA PER SOSTENERE LA PARTECIPAZIONE E L’INCLUSIONE

Nasce il tavolo di coordinamento interassessorile “Progettazione civica”, che opererà come punto di raccordo tra le istanze dei cittadini (dei comitati, delle associazioni, …), gli uffici comunali e l’Amministrazione civica.
Obiettivo del tavolo è coordinare e supportare, mettere a sistema e rendere strutturali tutte le azioni e gli strumenti che la Città ha finora sperimentato e sperimenterà nel campo della progettazione civica, allo scopo di rafforzare l’azione dell’Amministrazione nel sostegno alla partecipazione attiva dei cittadini. Una progettazione civica condivisa e democratica, efficace ed efficiente, con particolare attenzione alla cultura, all’ambiente, all’economia, alla cura del territorio.
Tra le prime nuove attività del tavolo, l’accompagnamento dei progetti sui nuovi spazi collaborativi e di rigenerazione urbana: prevede, infatti, un il coinvolgimento di tutti gli assessorati, lavorerà in stretto contatto con i quartieri e con tutti i settori del Comune per essere un punto di raccolta di dati, competenze e strumenti partecipativi; costruirà un database di buone pratiche e soluzioni di successo replicabili, individuate dalla comunità locale o da altre realtà e individuerà anche tempi e modalità per l’elaborazione di progetti specifici per le istanze di cittadini e associazioni. Potrà anche elaborare programmi, percorsi, metodologie sperimentali tesi a favorire la partecipazione per trovare nuove risposte e semplificare la burocrazia.
Il tavolo sarà un punto strategico per tutto ciò che riguarda la co-progettazione cittadina e il referente per la Giunta sarà l’assessore all’Ambiente, mentre il coordinamento tecnico è affidato al suo staff.
Commenta l’assessore Alberto Unia: “Il tavolo di Progettazione civica rappresenta un segno di un cambiamento di mentalità che va verso i cittadini a supporto di una cooperazione facilitata con l’Amministrazione nella scelta di soluzioni volte al miglioramento della città, per fare di Torino una città aperta e fondata sulla rigenerazione continua del senso civico, rafforzando la coprogettazione come metodo per assumere e realizzare le decisioni del governo cittadino”.

Perché ci vuole orecchio… per fare certe cose

disegno-orecchio“Ma senza base non si può cantare e con la base non si può stonare, non si può sbagliare. Perché ci vuole orecchio per fare certe cose.” Questo cantava Enzo Jannacci e questo avrei cantato ieri a chi mi diceva dei suoi dubbi sul ruolo delle circoscrizioni: “forse non servono, meglio abolirle e sostituirle con una macchina amministrative efficiente.” 

Non è proprio il massimo della felicità per un candidato al consiglio circoscrizionale sentirsi dire che vai a candidarti per qualcosa di inutile, anzi a ricandidarti, inoltre sentirselo dire non in un bar o in modo qualunquista, ma da una persona impegnata in un progetto sociale. C’è da riflettere e molto perché quell’affermazione non è del tutto sbagliata, anzi. Tornando alla canzone di Jannacci credo si debba interpretare, soprattutto alla luce della riforma delle circoscrizione, il ruolo del consigliere e del coordinatore utilizzando di più l’orecchio (e anche gli occhi e le gambe). In altre parole essere meno ingessati nel ruolo istituzionale ed essere più presenti nei quartieri, dove la gente si incontra, lavora, fa sport, occupa il tempo libero. Fare propri, se condivisi e se realmente realizzabili, i progetti le suggestioni le idee che ci vengono proposti. Non solo con azioni previste dal regolamento (ordini del giorno, delibere o interpellanze), ma con azioni politiche concrete. Essere facilitatori di relazioni e di reti. Non bisogna limitarsi a essere tramite tra cittadini e associazioni con l’assessore di turno fissando in agenda un appuntamento, ma assumersi la responsabilità politica di quell’incontro.
Mettiamola così: alcuni già interpretano il ruolo come consiglia Jannacci, altrimenti molte cose non si sarebbero realizzate. Forse dovremmo essere più bravi nel raccontarlo. Altri preferiscono, è lecito e a rischio “di stonare”, essere più istituzionali
A me la canzone di Jannacci piace molto e nella precedente consiliatura l’ho anche cantata e non da solo. A volte con successo e a volte non raggiungendo l’obiettivo. Gustandomi la musica sempre.

O si cambia o si muore

La discussione sul destino delle circoscrizioni torinesi langue, scende sempre di priorità, quando se ne discute, si parla di buche sull’asfalto: quante ne deve tappare l’ente centrale e quante l’ente di prossimità. Una cosa tutta amministrativa con poca politica, dove la circoscrizione può tranquillamente essere sostituita da un numero verde o da uno sportello. Nel frattempo i cittadini e le associazioni prendono le distanze, percepiscono l’inutilità, soprattutto ora che non ci sono soldi da distribuire, e la mancanza di proposta progettuale. Intanto stanno per definire i decreti attuativi della legge sulle città metropolitane, decreti attuativi, che se non cambieranno, faranno scendere di un livello le circoscrizioni torinesi. Il livello zero, cioè inutile.  E se ciò accadrà, non dovremo prendercela con il sindaco, con la giunta o con il destino baro e crudele. Sarà tutta colpa nostra, dei presidenti, dei coordinatori, dei consiglieri e, non me ne vogliano, delle associazioni: tutti troppo presi dal presente e poco propensi a parlare di futuro. Come buona parte del mondo che ci circonda.

Sarebbe il caso di parlarne. Prima e non dopo. E il primo che mi viene a parlare di democrazia partecipata me lo mangio!

 PS: propongo il premio nobel per il decreto legge più surreale al mondo e in geografia a chi ha firmato la legge sulle città metropolitane.