Augusto Montaruli

Una storia d’amore e di passione

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Questa che condivido con voi è una storia d’amore e di passione che mi hanno raccontato qualche giorno fa. Una storia di quartiere. No, non è la storia di una coppia e della passione che la tiene insieme. E’ la storia di un signore che allena una squadra di calcio composta da ragazzini. 

L’allenatore, mi han detto che non sta bene ed esce pochissimo di casa. Avendo assistito ai suoi allenamenti, ho chiesto se avesse perso la voglia di stare con i ragazzi, di insegnare loro i fondamentali del calcio, essere squadra e bravi ragazzi. Quella voglia che lo portava tutti i giorni a mettere la tuta, brutto o bel tempo, per i ragazzini del quartiere, ad insegnare, urlare, strepitare, indicare, abbracciare, esultare. 

“Quando si sente va e sta lì con i ragazzi ma si ferma poco. Giusto il tempo di vederli e salutarli, per ricevere il loro abbraccio, ma ci siamo organizzati.” Mi dicono. Gli allenamenti e le partite lui le segue da casa: i genitori, invece di litigare e insultare da bordo campo come spesso purtroppo capita, lo aggiornano con whatsapp: gli mandano la formazione, la disposizione in campo, foto e filmati. Lui da casa suggerisce, impreca, propone cambi, esulta. E lì, con loro. Sempre.

Guarisci in fretta mio caro e torna lì, sul campo. A fare il maestro, ad abbracciarli quei ragazzini che sono il futuro del nostro meraviglioso e colorato quartiere. Hanno bisogno di te e tu di loro. Genitori compresi.

Grazie per quel che fai e che farai ancora. Ne sono certo.

La bagna caòda e la movida

BAGNA-CAUDA-1-1280x700.x20373 Puntuale, tra maggio e giugno, come la bagna caòda in autunno, arriva il provvedimento della giunta comunale sulla movida. Ci eravamo abituati all’ordinanza che vietava la vendita di alcol da una certa ora e in zone delimitate. La novità questa volta è l’ordinanza che diventa regolamento. Si passa quindi da un provvedimento limitato nel tempo ad uno permanente con la possibilità che la giunta si è data di estendere le zone di applicazione. La novità riguarda l’asporto che è consentito fino alle 23 e le quantità, testualmente:

“… è consentita fino alle 23 la vendita per asporto di bevande alcoliche condizione che la bevanda sia venduta esclusivamente in abbinamento con alimenti cotti per il consumo diretto, in quantità non eccedenti il rapporto di uno a uno (un alimento/una bevanda alcolica) e sia racchiusa in contenitori opportunamente confezionati.”

Link alla delibera proposta


Quindi una pizza una birra, un panino… l’insalata no… non è cotta. Si potranno cantare, mentre si torna casa con il contenitore opportunamente confezionato oppure mentre avviene la consegna, un vecchio hit di Lucio Battisti cantato dai Dik Dik “un panino una birra e poi” oppure con Albano e Romina “felicità mangiare un panino un bicchiere di vino”. Attenti però perché centinaia di vigili urbani saranno sui tetti, agli angoli delle strade, nascosti dietro le auto in sosta, spunteranno dai tombini pronti verificare in assetto di guerra che il contenitore sia opportunamente confezionato (?!) e che non si ecceda il rapporto di uno a uno. Una pizza una birra (da 33 cl? Da un litro? Una tanica? boh?). Una pizza una bottiglia di vino e se fosse una pizza e un bag in box (da 1 litro da 3 litri da 5 litri?) o una pizza e una damigiana?

Ironia a parte siamo alle solite, si preferisce un provvedimento restrittivo alla fatica della politica, alla fatica di immaginare soluzioni che trasformino i problemi in opportunità mettendo in fila qualche ragionamento. Per esempio come far coincidere l’aspirazione della città a diventare città universitaria che accoglie e ospita studenti universitari dal resto d’Italia e del mondo offrendo loro luoghi e momenti di aggregazione. Per esempio come immaginare la San Salvario del futuro, oltre l’annunciato (a proposito e sproposito) “distretto del bere”, specializzare un quartiere come San Salvario è un ossimoro, la sua forza è proprio la varietà di luoghi cose e persone.

Nei cassetti e negli hard disk giacciono proposte su San Salvario elaborate dalle associazioni e dalla circoscrizione che vanno dalla mobilità all’arredo urbano, al concorso di idee sui dehor, alle potenzialità turistiche e culturali del quartiere, all’unicità della presenza di realtà religiose che convivono e collaborano. 
Auspicherei si andasse oltre un alimento/una bevanda e il vigile urbano nel tombino. La movida si risolve progettando il futuro. 


Questo è apparso su Nuova Società

Una cartolina dal Tomato

IMG-2624Dal 22 marzo le “Cartoline da San Salvario” saranno al Tomato backpackers hotel a disposizione degli ospiti e di chi volesse acquistarle e soprattutto spedirle nel mondo intero.  Il posto giusto dove credo debbano stare per andare altrove.

Il progetto cartoline nasce lo scorso anno, questa è la seconda edizione con due fotografie in più, dopo una serie di articoli apparsi sulla stampa che raccontavano solo aspetti negativi del quartiere San Salvario, ho pensato che c’era, c’è ancora, il bisogno di un altro racconto di questo luogo e ho deciso di farlo con lo strumento che mi è più congeniale: la macchina fotografica. Ho rovistato il mio archivio e sono andato in giro, cosa che faccio tutti i giorni, a scattar nuove foto. Le fotografie sono poi diventate cartoline postali, perché il racconto di San Salvario va diffuso. In modo originale e nell’era del virtuale e dei social, un’immagine stampata magari è più “cool”, ”toccabile”,  vero?

SCATOLASono 28 le cartoline, compreso un “bugiardino” che indica il luogo in cui sono state fotografate. Trovate la bottega di un giovane liutaio che ha scelto San Salvario come luogo dove creare i suoi strumenti musicali. L’atelier di un artista. Un’insegna di un ristorante che ora non c’è più. Personaggi del quartiere. Balconi improbabili. Cene all’aperto con commensali di tutto il mondo. Studenti di un’università americana in biblioteca. Luoghi, persone. Ci sono murales, uno credo sia il più piccolo del mondo. Un dehor improvvisato. Insomma in quelle cartoline c’è la presunzione di raccontare ciò che vedo “camminandolo” il mio quartiere, quello che vorrei venisse raccontato al resto del mondo. Oltre quelli articoli che dicevo prima.

La prima edizione l’avevo dedicata al giovane liutaio (ci va coraggio e passione per fare quel mestiere), questa è dedicata a chi lascia le porte aperte (il legame con Conakry).

E’ un progetto che vorrei continuasse, possibilmente in modo collettivo. Mi piacerebbe la disponibilità di altri fotografi per una visione con più occhi (e testa e cuore).

francobollo-logoLe cartoline sono all’interno di una scatolina di cartone, chiusa con un cordino e con uno strano francobollo.

Sono in vendita a 20 euro e il ricavato andrà al punto lettura sorto a Conakry (capitale della Guinea) in occasione di Conakry capitale mondiale del libro Unesco.

Presenteremo le cartoline giovedì 22 marzo alle 20:30 al Tomato. Saremo in compagnia di Gipo di Napoli, Roberto Arnaudo e Adramet Barry… e il mio barbiere.

Vi aspettiamo.

Un incontro che non ti aspetti

IMG-2333A volte basta un incontro inaspettato ad aggiustare una giornata storta. Una di quelle giornate dove ti tocca ascoltare la fuffa o ritirare una mozione perché c’è chi sospetta e non capisce (o fa finta di non capire). Un incontro, dicevo, che non ti aspetti. Uscendo dal bar, quello di fronte a casa. Quello del cuore (granata in questo caso) e ti vedi, in modo del tutto inaspettato, Nico. Nico, il mio barbiere di una vita. Quello delle lunghe discussioni, quello con cui ti fermavi a chiacchierare mentre lui sull’uscio del suo salone (così lo chiamava, alla moda del sud) si rilassava fumando la pipa. Quello che ti raccontava la sua vita, del primo viaggio da Tricarico a Torino. Di Rocco Scotellaro. Quello che lavorò a Caramagna, se ricordo bene, e a Cuneo, di questo son certo. Quello che adorava Sivori e quella domenica si licenziò perché il principale non gli volle dare la domenica libera per andare a vederlo il campione con i calzettoni giù. Quello che racontava l’arrivo a Torino, c’era la pioggia con la nebbia quella volta. Quello, Nico, delle finte litigate finite con le risate. Quello delle discussioni di politica e di sport. Nico che mi diceva, da giovane assomigliavo a Domenico Modugno.
Quello brontolone, Nico, con tutta una sua filosofia di vita. Quello che ti diceva io son qui da una vita e ho visto nascere questo pezzo di quartiere. Quello che tuo suocero un vero signore, lo “servo“ da una vita. Quello che vieni nel retro che tu i capelli vuoi che te li lavi da dietro così non abbassi la testa.
Che piacere rivederti caro Nico. E che risata ti è venuta quando ti ho detto che il mio barbiere, quello che ti ha sostituito, si chiama Nico. Come te. Dal sud anche lui.
Al prossimo inaspettato incontro. I più belli. 

Menefreghismo collettivo

Qualcosa deve essere successo in questa città, un’epidemia, una follia collettiva. Sarà l’aria inquinata o la perdita di ogni speranza. Qualcosa sarà capitato.
Un’epidemia di menefreghismo che colpisce molti, ormai non sono più casi isolati e individuabili. Lo fa lui e lo faccio anche io. La bici (quella in sharing) la lascio dove mi pare, i rifiuti pure. I marciapiedi sono invasi da bidoncini, biciclette e sacchi della spazzatura. Come non bastassero le deiezioni canine. Il porta a porta è inteso come lo lascio davanti alla porta, di altri è meglio.
Non riesco a spiegarmi perché succeda. Perché succeda nel mio quartiere. Non riesco nemmeno a pensare ad una soluzione.
Nemmeno più mi indigna, mi rattrista. E’ il segno di un declino. Di un tempo brutto.
Sotto alcune foto scattate in San Salvario da me e da miei contatti Facebook.
Auguri e speriamo passi la nottata sperando non venga disturbata dalle sirene dei pompieri. Già, perché succede anche e spesso che i cassonetti vengano incendiati. 

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Corso Marconi è come il caffè al bar

 

grazioso_monolocale_adiacente_corso_marconi_3320114512071347470L’altro giorno c’è stata una commissione di quartiere allargata alla cittadinanza che aveva lo scopo di raccogliere idee, punti di vista su una possibile riqualificazione, anzi “diverso utilizzo” di corso Marconi. Il corso che conduce dalla chiesa di San Salvatore (da qui San Salvario) al castello del Valentino. Il corso ora è percorso dalle auto solo nei controviali mentre le carreggiate centrali sono destinate su un lato a parcheggio e sull’altro a pista ciclopedonale. Una situazione temporanea ormai non più sostenibile vista l’importanza della via dal punto di vista storico paesaggistico.

Le idee raccolte sono state molte, ma unità di vedute pochissime. Qualcuno vorrebbe che tutto restasse come ora: dove mettiamo le auto? Qualcuno vorrebbe il ritorno delle auto nella carreggiata centrale e una pedonalizzazione sui controviali; altri la pedonalizzazione centrale e le auto nei controviali. Alcuni hanno chiesto, e mi pare una richiesta sensata, di ragionarci con un esperto che aiuti il percorso di raccolta di idee.

Ciò che penso io sulla questione, come vorrei il corso, non ha, a questo punto molto senso esplicitarlo. Comunque lo avevo detto a suo tempo, è qui. Ora dico semplicemente che intervenire su una parte importante del quartiere dovrebbe tener conto di quanto gravita intorno: del traffico, della scuola che insiste proprio lì, delle vie laterali, della movida, dei lavori che inizieranno in via Nizza e quindi della nuova via Nizza. Lasciatemi dire solo che un parcheggio in uno dei corsi più belli di Torino non si può proprio vedere. Almeno su questo mi piacerebbe trovare una visione comune.

Visione comune che si è trovata (non al 100%) sul mettere in protezione l’uscita della scuola Manzoni andando a pedonalizzare il controviale da Madama Cristina a via Ormea. Questo si potrebbe fare subito e senza costi, nell’immediato, per il comune.

Concludendo e scusandomi per la sintesi e invitando ad aggiungere contributi alla discussione lasciatemi dire che corso Marconi è un po’ come il caffè al bar: chi lo vuole normale, lungo, lungo ma macchiato, corretto grappa, ristretto, ginseng…. Vabbè è il bello della democrazia partecipata o meno. Però poi occorrerà fare la sintesi e magari usare la caffettiera di casa, quella senza cialde.

PS. non essendo questo un verbale formale mi sono permesso un pizzico di ironia. Scusate.