Augusto Montaruli

Irreperibili: una battaglia vinta!

Ne avevo sentite di tutti i colori. L’assessora alle politiche sociali: la sanzione ai senza fissa dimora è educativa!; la consigliera cinque stelle: prima c’era il governo giallo-verde e non si poteva, adesso quello giallo-rosso e forse lo faranno!… 

Hanno respinto una mozione in consiglio comunale perché non era corretto che la carta di identità gravasse sui costi del comune! (5.000 euro mal contati?).

Intanto il giustiziere della notte dei senza fissa dimora continuava a sgomberare chi dormiva sotto i portici.

Nel frattempo si andava avanti a sostenere questa battaglia con i metodi della politica, quelli giusti, rivolgendosi cioè a chi ci rappresenta in parlamento. 

In parlamento Federico Fornaro (capogruppo LeU) interroga la ministra dell’interno Lamorgese sulla questione e riceve la risposta che aspettavamo: nessun costo e nessuna sanzione, partirà circolare.

Oggi è arrivata la circolare (bellissima!) alle prefetture ed ai comuni di tutta Italia.

L’assessora ai servizi sociali la può leggere, leggere è educativo!

La circolare

L’ordine del giorno sul tema

L’intervista a suor Cristina

 

Senza fissa dimora: l’indignazione non basta

Ha suscitato, giustamente, indignazione la questione senza fissa dimora a Torino. Prese di posizione autorevoli, articoli sulle pagine nazionali e servizi in tv. Ci voleva – un altro – sgombero, ci volevano – di nuovo – parole brutali e fuori luogo per suscitare indignazione.

L’indignazione non basta. 

Non basta perché quando si fanno proposte concrete a supporto di questa umanità si sente la solitudine. Forse è la politica che perde di credibilità, non lo so e sto cercando di capirlo. Di fatto è così. Fa molto più rumore una pedonalizzazione che il destino di un essere umano. Son tempi così.

Arrivo al punto.

Nel giugno del 2019 presentai in circoscrizione un ordine del giorno che chiedeva alla sindaca di togliere la sanzione di 47 euro ai cosiddetti irreperibili. Gli irreperibili sono persone cancellate dall’anagrafe, senza documenti e quindi senza diritti. Molti senza fissa dimora sono senza documenti, documenti che senza i quali non è possibile nessun percorso che aiuti a ritornare nella vita sociale. “Serisiedomirialzo” come dice Suor Cristina che ha ispirato il mio atto consiliare con il racconto del suo lavoro prezioso.

L’atto in circoscrizione passò a larga maggioranza e poi venne ripreso da Mimmo Carretta e portato in sala rossa dopo una lunga trafila e mesi trascorsi. Venne bocciato perché i consiglieri 5 stelle non ritenevano giusto che il comune si accollasse del costo economico della sanzione. Provate a calcolare 47 euro x (diciamo tanto) 100 e giudicate voi. Poche migliaia di euro!! In alternativa passò un vago appello alla sindaca e al buon cuore di qualche parlamentare: “invita la Sindaca e la Giunta a farsi parte attiva con il Governo e il Parlamento al fine di modificare nel più breve tempo possibile la Legge con l’obiettivo di eliminare la sanzione prevista dalla Legge per i cittadini più fragili.”.

Più breve tempo possibile è un capolavoro che in altre parole vuol dire vedi tu se riesci a fare qualcosa… Orribile.

Al cinismo e all’ipocrisia dei consiglieri e dell’assessore (“la sanzione ai senza fissa dimora è educativa” !?@#§) non ci fu quell’indignazione che sarebbe stata utile. 

Adesso io ci riprovo perché è giusto che chi si indigna sappia e magari faccia. 

Fate girare e inoltrate a chi può dare una mano. A chi è più autorevole e ascoltato di noi.

Qui trovate:

L’atto consiliare – L’intervista a Suor Cristina – Patrizio e la sanzione Lettera a suor Cristina

Le interviste urgenti: Cristina Conti, suora

In italiano barboni, in francese clochard, in inglese homeless. Poi è arrivato il politically correct e si è passati a senza tetto e poi senza fissa dimora, ed ora solo “senza dimora” che il “fissa” non va più di moda, come il posto.. fisso. Politically correct che cambiando il termine con cui definirli non ha cambiato la sostanza delle cose. E delle emergenze. Sì perché loro, chiamateli come vi viene più facile, sono la metafora perfetta dell’emergenza. Solo quando fa freddo, quando si allestiscono luoghi per accoglierli per evitare di trovarne qualcuno assiderato sotto un portico. In verità diventano anche emergenza quando rovinano i salotti aulici e mancano tappeti sotto cui nasconderli. Purtroppo politiche vere che vadano a risolvere e non a gestire solo le emergenze non se ne intravedono.

Ne parliamo con suor Cristina Conti che da anni in via Nizza 24, con le Sorelle Figlie della Carità e tanti Volontari e Volontarie cerca di garantire una colazione abbondante, una doccia e tanto ascolto ai senza dimora. Suor Cristina l’ho conosciuta quando mi ha raccontato la questione irreperibili e la difficoltà del riavere una carta di identità, questione che mi ha raccontato tra una lectio magistralis su Bruce Springsteen e le canzoni e il libro di Gianmaria Testa. 

Suor Cristina, come vi siete organizzati in questi tempi di pandemia e lockdown? 

Abbiamo cercato di tradurre i vari decreti in procedure che garantissero la massima sicurezza per tutti, senza nulla togliere alla relazione, all’attenzione, alla cura delle Persone senza dimora che accogliamo. Scrivilo in maiuscolo Persone, perché è importante sottolinearne l’umanità, l’individualita’, le peculiarità… non sono una categoria, una moltitudine anonima… Ognuno è speciale. Ognuno può essere accompagnato a valorizzare la propria vita con obiettività, dandole un rinnovato senso, anche in questo tempo di  pandemia.

Quanti sono i vostri amici, come li chiami tu, cui date supporto?

Sono tanti, il numero varia, ma guardando all’insieme dei nostri servizi parliamo di centinaia di Amici settimana per settimana e migliaia all’anno purtroppo. Il nostro è un servizio caratterizzato dalla mobilità. Ci sono molte persone che incontriamo una sola volta, di passaggio a Torino. Ogni attimo è ancora più importante. Ogni sorriso. Ogni parola, che potrà essere significativa per quella persona. È successo, sai:  c’è chi è tornato a ringraziare perché una frase detta in un certo momento l’ha aiutato a dare una svolta al proprio cammino.

Delle Persone senza dimora abbiamo un’immagine forse datata, in alcuni casi anche un po’ romantica: quelli che lo diventano per scelta di vita e non a causa della vita. Forse è il caso di raccontare chi sono.

Ne uscirebbe un romanzo! Sono cosi diversi… Anzi, ne uscirebbe una raccolta di poesie, perché questi nostri Amici nonostante certi loro racconti molto… fantasy, in realtà mi ricordano la poesia. A volte non è facile capirli, i loro versi sono sdruccioli, si fatica a seguirli.. ma se lasci che quelle parole evochino in te echi e rimandi, inizi a comprenderli un poco di più… Poesia perché con loro si attraversano tutte le età, le lingue, i generi.. con loro ogni giorno facciamo il giro del mondo… Poesia perché ci si appassiona alla loro vita, alle loro storie, e in pochi hanno realmente scelto, meglio, hanno liberamente scelto la strada. Spesso decidono di distaccarsi da situazioni di difficoltà, di precarietà, di sofferenza, di violenza, di miseria… decidono loro, ma non è una scelta incondizionata…

Non credi che anche loro possano diventare una risorsa per il loro vissuto, per le cose che sanno o sapevano fare?

Dico solo questo: nel nostro Servizio operano molti Volontari e questi spesso chiedono di portare altri a fare esperienza di servizio e accade soprattutto con i giovani, molto numerosi fra noi. Bene, questa attrazione parte dagli Amici, dalle Persone senza dimora che accogliamo. Fra loro vi sono maestri di vita… e comunque rapportarsi con chi sta in strada mette sempre in questione. Le loro esperienze sarebbero da studiare per trarne strategie di sopravvivenza.

Se tu avessi magicamente il potere di risolvere la situazione da dove partiresti? Quale sarebbe la prima azione che faresti?

Come hai accennato tu prima: valorizzerei le loro risorse facendole esprimere in attività concrete… Tutti hanno bisogno di una casa, ma la prima cosa che chiedono è: “fammi fare qualcosa”. Le nostre mani parlano di noi, ed è anche con l’agire delle nostre mani che formiamo la nostra mente e il nostro spirito… Il “fare” esprime l’identità, la dignità. E aiuta a non fissarsi sui problemi, sugli ostacoli, sulle umiliazioni vissute.

Le Persone senza dimora non votano. E’ questo il motivo per cui rischiano di restare un problema irrisolto?

Non vota chi è sprovvisto di documenti, non vota chi non ha residenza. Esiste una condizione che può essere un dato di fatto: non ho un luogo dove risiedo. Ma non può esistere che io “scompaia” dai registri anagrafici per le difficoltà che sto vivendo e sia ostacolato ad emergere da questa irreperibilità. Una persona indigente che diventa anagraficamente irreperibile non solo non vota, ma attualmente a Torino non può rinnovare la propria Carta d’Identità senza pagare prima o dopo (triplicata) una sanzione. Senza parlare del previsto successivo pignoramento… Se non hai un soldo in tasca, esci dagli uffici comunali e ci sono due vie… entrambe umilianti: o inizi a chiedere in giro o… te ne appropri. “Nemo”, nessuno, è il soprannome che si è dato l’ultimo Amico che abbiamo accompagnato all’Anagrafe. Insistendo, è riuscito a non pagare la sanzione… ma ora è preoccupato per le conseguenze. Perché deve accadere questo? Una società che fatica a chiamare per nome i suoi figli, è una società malata. È una società sulla via della disgregazione, del fallimento. Questo pensiero dovrebbe incidere sulla ricerca del consenso elettorale. Le Persone senza dimora esistono, e sono migliaia. Il renderle parte della società è nell’interesse di tutti. Ed è costruire insieme un mondo più vero e giusto.

Io ti ringrazio tantissimo per la tua disponibilità ad essere ospitata nel mio piccolo spazio, le interviste vogliono essere un contributo da offrire a chi ha il dovere di decidere e di pensare al futuro.

Il libro che ti dedico è un saggio storico di Alessandro Barbero – Donne, madonne, mercanti e cavalieri. Sei storie medievali (Laterza) – che racconta tre donne e tre uomini del medioevo tra cui la tua “collega” Caterina da Siena. Tre donne e tre uomini del medioevo che si apprestava a diventare rinascimento. Rinascimento che dovremmo auspicarci tutti.

Sugli irreperibili: http://augustomontaruli.it/blog/2019/06/06/gli-irreperibili-e-lanagrafe/  – http://augustomontaruli.it/blog/2020/06/09/mia-cara-amica/
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