Augusto Montaruli

Le interviste possibili: Raffaele Scassellati

Semmai dovessero svolgersi gli annunciati e mai programmati “Stati generali della sinistra” sarebbe utile ed opportuno dedicare un tempo adeguato a persone come Raffaele Scassellati. Sarebbe tempo speso bene perché aiuterebbe a comprendere meglio la crisi della sinistra. Raffaele è la figura, anche un po’ romantica, del militante di sinistra che non c’è più. Lui ha capito di non “servire” più e si è dedicato anima e corpo all’ANPI. A modo suo però, interpretando l’associazione non solo come ente che celebra e commemora, ma coinvolgendola nelle dinamiche del territorio in cui opera. Con lo spirito di servizio del militante e come dovrebbero fare i partiti locali (o avrebbero dovuto continuare a).  Almeno quelli di sinistra dal mio personale punto di vista.

Di Raffale voglio raccontare un aneddoto. Eravamo di servizio ad un ristorante della Festa de L’Unità del 2011, quella nazionale in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia che si tenne nei giardini reali dietro piazza Castello a Torino. Eravamo di turno come circolo PD di San Salvario, lui lo era sempre e si occupava della cucina, degli approvvigionamenti, di tutto insomma. Una sera, ero di turno come cameriere, restammo senza gas. I tavoli erano gremiti di persone e altre erano in attesa. Un disastro. Lui senza farsi prendere dal panico mi/ci ordinò di intrattenere gli ospiti: fate qualcosa, vendete i biglietti della lotteria, portate da bere, inventatevi qualcosa. Io, tempo mezzora, porto il gas. Gli ospiti cominciavano a “borbottare”, tranne due. Quei due erano Carla Fracci e Ettore Scola. Erano in un tavolo in fondo. Andai a scusarmi e ringraziarli per la presenza. Mi sorrisero dicendomi che non avevano fretta e potevano aspettare. Tornai da Raffaele eccitato e gli raccontai: Raffaele, ci sono Ettore Scola e Carla Fracci!! Bene, mi disse, ma quanti biglietti hai venduto? Ecco, appunto, Raffaele. Presidente della sezione ANPI Nicola Grosa.

Fatta l’introduzione cominciamo con le domande.

Raffaele, ma quanti nomi hai nella tua rubrica telefonica?

970. Quasi mille. 

L’ANPI non dovrebbe occuparsi solo di rinnovare la memoria storica e di commemorare?

Per tanti l’ANPI dovrebbe solo dedicarsi alla “memoria” e commemorare la Resistenza. Io la penso come il Presidente Emerito Carlo Smuraglia, l’ANPI oltre alla sua missione principale deve essere parte attiva nella società. Per questo mi occupo di territorio relazionandomi con le altre realtà, per questo abbiamo proposto un parco dedicato alle vittime da coronavirus (link).

Forse sei stato tu il primo in Italia ad entrare in una Moschea, coinvolgendo comunità ebraica, chiesa cattolica, comunità valdese e istituzioni laiche, per parlare di Costituzione. Non solo hai anche distribuito la Costituzione in lingua araba. Cosa ti ha spinto a organizzare questa iniziativa?

Guarda, anche quando lavoravo andavo oltre i miei compiti interessandomi di aspetti che non mi competevano strettamente. Mi piace occuparmi di ciò che mi sta intorno. Aderendo a quanto dice Smuraglia interagiamo con il territorio, ciò che citi è un esempio ma ne potrei aggiungere altri.

A te non sfugge una tessera. Sia quando eri tesoriere del circolo PD di San Salvario sia ora come presidente della sezione ANPI. Cosa serve per aggiungere (o non perdere) un tesserato: autorevolezza, obiettivi raggiunti, iniziative efficaci?

Deve essere visibile e concreto il tuo lavoro, deve essere percepito il fatto che stai lavorando e proponendo azioni che stanno a cuore alle persone cui offri una tessera. La tessera ha anche il valore di chi la offre. 

Faccio anche a te la domanda che rivolgo a tutti quelli che passano da qui: la sindaca Chiara Appendino per cosa sarà ricordata?  

La mia impressione è che bisognerà ripartire quasi da zero. Non mi sembra una sindaca vicina ai problemi dei cittadini, nonostante i proclami. Quindi sarà ricordata da un orologio fermo.

Tu ora non sei iscritto a nessun partito, lasciasti con una certa sofferenza il PD (prima e come chi ti fa le domande), torneresti ad iscriverti ad un partito? E se sì con quali presupposti?

No, mi dedico all’ANPI. Naturalmente sono di sinistra quindi mi interesso dei partiti di sinistra. Purtroppo chi è di sinistra riceve sberle abbastanza sovente e questo mi addolora.

Mi dici tre (o quattro o quante vuoi) qualità che dovrebbe avere il/la prossimo/a  sindaco/a della città di Torino?

Vorrei un sindaco che faccia cose di sinistra. Semplicemente. E non pensi solo alla sua immagine o interpreti il suo ruolo come una professione.

Farai campagna elettorale alle prossime elezioni amministrative? E se sì a quali condizioni?

No. Chiaramente voterò a sinistra, ma il mio ruolo mi impone una certa neutralità. Una certa…

Tu non sei uno che cerca visibilità, anzi con le tue iniziative la “offri”  ad altri e tu ti metti in platea. Cosa ne pensi dei politici che fanno tanti selfie?

Per molti è una professione e non una passione, allora devono promuovere la loro immagine. Io che ho sempre fatto gavetta faccio fatica a comprendere questo andazzo.

Adesso è il momento, come abitudine, della citazione di un libro. A me viene naturale citare un capolavoro della letteratura legata alla Resistenza: L’Agnese va a morire di Renata Viganò. Esempio di militanza fino all’estremo sacrificio. Quella militanza e qual sacrificio che ora non è più esempio e spesso e nemmeno richiesta. Forse perché abbiamo dimenticato le cause che spingevano a farla la militanza. Eppure ce ne sarebbero di cause.

Chiudiamo con una curiosità, forse non tutti sanno che (cit. Settimana Enigmistica) nel salotto di casa Scassellati ci sono mobili utilizzati sul set di Cabiria. Il nonno di Raffaele, Alfredo Gandolfi, insieme ad Arturo Ambrosio fu pioniere del cinema italiano. Se andate a Grugliasco, al parco Le Serre, vedrete una targa che ricorda il nonno di Raffaele. Proprio lì dove abitava e dove ora si allenano gli artisti del Circo Vertigo gli stabilimenti cinematografici. Al prossimo sindaco potremmo chiedergli di dedicare una via ad Alfredo Gandolfi. Raffaele credo sarebbe molto contento, anche se lui dice che basta quella targa a rendere felice lui e i suoi fratelli. A Torino però non dovrebbe bastare.

Un abbraccio Raffaele e grazie per la chiacchierata.

Ps. Conoscendo Raffaele le risposte me le aspettavo sintetiche, lui è uomo più d’azione che di parole. L’8 settembre (la data non è un caso) lo troverete per le strade di San Salvario, Cavoretto e Borgo Po a posare i fiori alle lapidi dei partigiani con Massimo Pizzoglio. Se li incontrate salutateli e ringraziateli. 

Le interviste già uscite:
Mimmo Carretta – Nicola Bellaccicco (il mio barbiere) – Luigi Matteoda  – Enrico Pandiani – Mauro Berruto  – Igor Stojanovic 

Le interviste possibili: Mauro Berruto

 

Quando ho iniziato con le interviste avevo immaginato un’alternanza tra un politico e un cittadino/elettore, poi la sequenza è saltata perché ho ritenuto meglio limitare le interviste ai politici per dare più spazio e più voce ai cittadini elettori. Oggi incontriamo Mauro Berruto, di cui confesso sono ammiratore non fosse altro perché mi ricorda una bella pagina, grazie alle sue di belle pagine, della mia attività istituzionale. La lettura di un suo libro, Independiente sporting, diede il via all’unica iniziativa culturale nel corso di Torino capitale dello sport organizzata insieme dalla circoscrizione, dal Salone del libro e dalle biblioteche civiche. Leggetelo quel libro.  

Mauro le 5 stelle del Movimento stanno a significare: acqua, ambiente, trasporti, connettività e sviluppo. Secondo te, e come chiedo ad altri, a prescindere dalla brillantezza delle stelle, non credi ne manchino di stelle?

Uno dei problemi (paradossalmente non il principale) sono certamente le “stelle” che mancano (come il lavoro, la cultura, lo sport, il turismo e così via), ma il problema tragico è il modo in cui le “stelle” di cui sopra sono state trattate. Come si fa a non essere d’accordo che ci si debba occupare di ambiente, di trasporti, per dire? Il fatto è che questi temi sono stati affrontati con il folle orgoglio del valore dell’incompetenza, dell’assurda pretesa che chiunque potesse occuparsi di qualunque cosa. La stagione politica Cinquestelle è stato il peggior disastro immaginabile, più pericoloso dell’avanzare delle destre estreme (che peraltro proprio il populismo Cinquestelle ha contribuito a sdoganare). Potrei parlarti per ore di ciò che penso dell’attuale maggioranza di Governo, non lo faccio. Ti dico soltanto che il Movimento Cinquestelle voleva uno tsunami: lo ha ottenuto. E tutti noi ci siamo affogati dentro.

Faccio anche a te la domanda che ho rivolto ad altri ospiti delle mie interviste: Chiara Appendino la ricorderemo con una statua dedicata al monopattino o resterà altro?

Credo che, purtroppo per lei, Chiara Appendino non verrà ricordata. Oppure verrà ricordata per le cose non fatte, per le occasioni perse, per aver tenuto il pedale del freno costantemente schiacciato sullo sviluppo della città (a fronte del paradossale #torinoriparte) oppure per aver sbandierato risultati farlocchi proprio su temi diventati bandiere di questa amministrazione (mi vengono in mente l’innovazione, obiettivo non solo fallito clamorosamente in città, ma che ha visto la protagonista di quei disastri diventare Ministro della Repubblica! oppure le recenti vicende dello sgombero del campo Rom di Via Germagnano, esemplare esempio di inesistenza di una visione, di un progetto). Purtroppo anche in quest’ultimo caso la soluzione che passa attraverso la distribuzione di un po’ di denaro, quasi come si fa con le paghette agli adolescenti, non solo non funziona, non solo è un danno erariale, non solo è, mi verrebbe da dire, anti-educativo, ma  un modello che abbiamo tragicamente visto applicare anche su scala nazionale.

E Chiara Appendino sarà ricordata anche per la rinuncia ai Giochi Olimpici… 
 
Già e “‘il modo ancor m’offende” direbbe Dante. In questo caso sono veramente arrabbiato, sia come sportivo che come cittadino. Quella rinuncia è stata l’apoteosi del pensare in piccolo, del non volersi mettere alla prova di fronte a una grande sfida, del timore di non essere all’altezza. È stata anche la rinuncia alla possibilità di dimostrare che si possono fare le cose bene e magari in un modo diverso. Sono solo una manciata, nel mondo intero, le città che hanno ospitato i Giochi Olimpici due volte: Torino poteva essere una di queste, forte della straordinaria accelerazione che il 2006 le aveva regalato, cambiando la città, ma soprattutto i cittadini, la loro mentalità, la percezione di se stessi, l’orgoglio di appartenere a qualcosa di straordinario. Beh, ci è stato tolto tutto questo, senza neppure chiedercelo, in virtù di quella decrescita che, nei fatti, si è dimostrata infelice e basta.

Bene (si fa per dire), adesso parliamo di aspettative. Non ti chiedo per chi voterai, è anche prematuro forse, però ti chiedo tre cose (fai tu se vuoi togliere o aggiungere) sulle quali la prossima amministrazione dovrebbe concentrarsi.

Ti dico una premessa e poi quattro cose, che credo rappresentino un po’ i punti cardinali di un’ipotetica bussola in mano al nuovo/a Sindaco/a:

0. Ovvero la premessa: una totale discontinuità (di fatto e di pensiero) con l’attuale amministrazione. Ringraziamo (per dover di cortesia) la Sindaca Appendino e procediamo senza nessun tipo di relazione con ciò che è stato prima. La sfida (che risiede nei quattro punti che seguono) è semmai quella di convincere gli elettori che hanno affidato la città ai Cinquestelle nel 2016 a cambiare la loro scelta dentro alla cabina elettorale, non quello di apparentarsi a chi ha ampiamente dimostrato la propria inefficacia. Detto questo, i quattro punti:

1. Spingere Torino a investire su stessa e mettere al centro delle proprie politiche la capacità di generare un mercato del lavoro moderno. 

2. Accorciare le distanze in città (sociali, culturali, chilometriche, mentali)

3. Ricollocare Torino in un contesto nazionale ed internazionale capace di attrarre investitori e di includere (non solo integrare… c’è una sostanziale differenza!) chiunque desideri venire a lavorare o a vivere qui.

4. Far diventare Torino una healthy city: una città dove la qualità della vita, la cultura del movimento, il rispetto dell’ambiente, incidano sulla salute fisica e mentale dei cittadini, generino risparmio al Servizio Sanitario Regionale. Una città dove sia bello vivere, in sostanza. E qui lo sport (inteso come cultura del movimento, appunto) c’entra eccome.

Secondo me in politica prevalgono più i destini personali rispetto a quelli collettivi, la causa si diceva una volta. Tu che sei allenatore e avendo letto il tuo “Capolavori” avresti conseguito successi sportivi solo concentrandoti sul tuo destino personale? 

Perdonami Augusto, ma da quando il cognome di un politico è entrato nel simbolo di un partito (il primo fu Berlusconi negli anni ’90) fino a diventarne la parte più visibile, il processo è diventato tragicamente irreversibile. È successo a tutti, da destra a sinistra. Metto in relazione questo fatto al momento in cui sul retro delle maglie dei club calcistici è comparso il cognome dei calciatori: nulla è stato più come prima.  Io sono romanticamente legato all’idea che il proprietario di quel cognome debba essere al servizio di quella maglia e non il contrario. Ho allenato in quel modo la nazionale italiana di pallavolo e ho tenuto fede a quell’idea fino a quando è stato possibile difenderla. Quando non è stato più possibile, nonostante cinque anni meravigliosi e sette medaglie di cui una olimpica, a Londra, ho dato le dimissioni. 

Anche questa è una domanda che faccio quasi a tutti: mi dici tre (se poi sono cinque va bene lo stesso) qualità che dovrebbe avere il prossimo sindaco?

Essere capace di costruire una squadra.  Essere capace di scegliere le migliori competenze e saperle far lavorare insieme, creando senso di appartenenza. Dare una propria visione e poi affidarsi alla qualità del lavoro delle persone scelte.  Sarà fondamentale questa squadra, non il nome del/la Sindaco/a. 

Tu fai parte, in modo molto impegnato e schierato (nel senso di da una parte e non dall’altra) della società civile. Io personalmente credo che sia un termine abusato e anche un po’ inflazionato. Sa un po’ di non mi sporco le mani con i partiti o i partiti non sono più così attrattivi?

Da sempre rigetto l’idea che si debba gareggiare circa la supremazia fra politica e società civile. Mi verrebbe da dire che dovremmo essere tutti politici, nel senso letterale del termine, ovvero tentare di migliorare quel pezzo di mondo (la polis) che ci è stata affidata al fine di restituirlo un po’ migliore a chi verrà dopo di noi. Questo vale per la città, per la qualità dei rapporti sociali e vale per il rispetto del territorio e dell’ambiente. Quest’ultimo tema deve essere centrale per il presente e per il futuro della nostra città e del nostro Paese. È incredibile come, a differenza di tanti altre nazioni in Europa e nel mondo, in Italia il tema ambientale continui a non essere presidiato da nessun partito politico di quelli strutturati e, diciamo così, tradizionali. Guardo con grande speranza al movimento Fridays For Future, tanto del destino di questo pianeta è nelle mani (fortunatamente!) di ragazzi e adolescenti che hanno già ripetutamente dimostrato di avere le idee molto più chiare di noi adulti.

Lo faresti l’assessore allo sport? E se sì con quali presupposti?

Vedi Augusto, mi hanno fatto sorridere il fiorire di auto-candidature e di fantasiose ipotesi per ruoli ancor più fantasiosi. Non cado in questa tua (simpatica) trappola… Mi appassiona di più la riflessione sui temi, sui contenuti, sulla visione, sulle azioni da mettere in campo e poi… su quell’affascinante momento che è la  composizione di una squadra. 

Se vuoi puoi anche dirmi cosa voterai il 20 di settembre e perché? 

Te lo dico, eccome! Voterò un gigantesco e convintissimo NO! 

“NO” al quesito referendario (e ci sono almeno una mezza dozzina di importantissime ragioni per farlo) e soprattutto “NO” all’ennesima concessione al populismo, “NO” all’ennesimo tentativo di nascondere la spazzatura sotto al tappeto, “NO” all’ennesima polpetta data in pasto da sbranare per tenere a bada frustrazione e rabbia. Non voglio affatto meno rappresentanti, li voglio profondamente migliori. Questo referendum è un pericolo per la democrazia, prelude a qualcosa di ancora peggio (ti ricordi di Grillo e dei suoi deputati estratti a sorte o di Casaleggio e della sua profezia sul fatto che in futuro il Parlamento diventerà inutile?). Abbiamo già visto la grottesca realtà della piattaforma Rousseau, io spero che questo Paese voglia difendere la propria Costituzione e fare delle riforme vere, non tagli lineari (peraltro dall’esito economico marginale) da sepolcri imbiancati.

Anche questa “intervista” le concludo citando un libro. No meglio, non cito un libro ma cito un autore che conosci e che scrive anche di sport: Marco Ballestracci (Gianni Mura già citato). Sai perché? Perché Marco racconta lo sport come mi piacerebbe facesse la politica: ti emoziona e ti appassiona. Vero?

Facciamo così: tu citi Marco Ballestracci, l’emozione e la passione per lo sport come della politica.  Io cito Philippe Noiret, Alfredo in Nuovo Cinema Paradiso, che dice all’ormai cresciuto Totò: “Qualunque cosa farai, amala come amavi la cabina del Paradiso quando eri picciriddu”. 

È quel tipo di amore per le cose che siamo chiamati a fare che migliorerà il mondo. 

Grazie per la chiacchierata. Davvero.

 

Le interviste già uscite:
Mimmo Carretta – Nicola Bellaccicco (il mio barbiere) – Luigi Matteoda  – Enrico Pandiani

Le interviste possibili: Enrico Pandiani

Enrico l’ho conosciuto come scrittore al ritorno da una vacanza a Parigi entrando in una libreria di Alba dove, incuriosito, ho comprato un libro da regalare a mia moglie: Les italiens. Un giallo, un noir, un poliziesco… non so mai come definirli questi libri… insomma un romanzo dove protagonisti sono un ispettore, Mordenti, capo di una squadra di polizia composta da poliziotti di origine italiana. Dopo quel libro ne sono venuti altri e intanto ci conoscevamo. Andiamo con l’intervista…

Enrico le 5 stelle del Movimento stanno a significare: acqua, ambiente, trasporti, connettività e sviluppo. E la cultura?

La cultura? cos’è, si mangia? In questi anni di exploit e interviste televisive, i 5 stelle hanno ampiamente dimostrato quanto la cultura, e tutto ciò che le gira attorno, sia lontana dalla loro visione del mondo, una visione rabbiosa e punitiva nei confronti di problemi che non hanno saputo vedere e, le poche volte che li hanno visti, non hanno saputo affrontare. La gestione dei mezzi pubblici torinesi ne è un esempio lampante, che dimostra l’occlusione mentale di una classe politica ormai scollata dalla realtà.

Se dovessi scrivere un giallo (giallo?!) sul Movimento, chi sarebbe la vittima e chi l’assassino? 

Temo che non ci sarebbe una vittima, sarebbe una strage. E gli esecutori sarebbero i cittadini esasperati, molti dei quali, tra l’altro, li hanno votati e credo siano quindi ancora più frustrati di chi il voto si è ben guardato dal darglielo. Temo inoltre che sarebbe un giallo noioso, dove gli indizi porterebbero a scoprire una vicenda pietosa, che si dibatte nel vasto mondo dell’incompetenza. Preferisco rimanere con les italiens.

Faccio anche a te la domanda che ho rivolto ad altri: Chiara Appendino la ricorderemo con una statua dedicata al monopattino o resterà altro?

Più che al monopattino, una statua di Chiara Appendino sarebbe un monumento alla persona sbagliata nel posto sbagliato. Ma non c’è alcun bisogno di erigere statue, visto che basta muoversi per Torino e i segni di questa incapacità si possono trovare ovunque, nelle piste ciclabili folli, nella mancanza di mostre e turismo, anche nei monopattini abbandonati nei posti più assurdi. Ma qui entra in gioco anche l’inciviltà della gente e questa è un’altra storia.

Enrico, tu frequenti per le presentazioni dei tuoi libri e anche come lettore le librerie indipendenti. Soffrono come sai bene, secondo te cosa dovrebbe fare l’amministrazione della città per aiutarle?

Le librerie indipendenti sono l’ultimo argine contro la barbarie. La competenza dei librai, il loro rapporto con i lettori e la loro straordinaria capacità di crearne di nuovi è un patrimonio che qualsiasi amministrazione cittadina dovrebbe obbligarsi a conservare. In Francia, se non sbaglio, esistono addirittura dei sussidi. Ma anche i lettori che comprano su Amazon o nelle grandi catene, che inseguono i miserabili sconti che vengono loro proposti, hanno una colpa. Un lettore dovrebbe tenere al primo posto il suo libraio di fiducia, quello con cui può parlare, discutere, ridere e dal quale può essere ben consigliato.

Secondo me in politica prevalgono più i destini personali rispetto a quelli collettivi, la causa si diceva una volta. Io credo che questo sia un andazzo diffuso in tutte le categorie. Cosa ne pensi?

Sono d’accordo. La politica ormai è divismo, e la gente premia il politico che l’ha sparata più grossa, non quello che ragiona e lavora nell’ombra per la collettività. Se al referendum che stiamo per andare a votare, la domanda fosse: Vuoi tu che lo stipendio dei parlamentari sia decurtato del 50%?, allora risponderei SÌ. Mi piacerebbe vedere una politica che non paga, alla quale si accede non per il denaro, ma perché si vuole lavorare al miglioramento della società e della cosa pubblica. Ma ovviamente resta un sogno. 

Anche questa è una domanda che faccio quasi a tutti: mi dici tre (se poi sono cinque va bene lo stesso) qualità che dovrebbe avere il prossimo sindaco?

Essere un vero politico, avere una cultura che gli permetta di capire la sua città, avere un’occhio di riguardo “vero” nei confronti delle periferie, essere capace di una visione a distanza, avere il coraggio di indisporre i propri cittadini lavorando per loro. 

Scriveresti un romanzo con un assessore protagonista? Per esempio un assessore che risolve casi, ti passo un titolo “La buca perfida” o “Il dehors fuori norma”. Si scherza eh.

Potrebbe essere un personaggio interessante. Certo che tra buche stradali, dehors selvaggi, monopattini abbandonati, trasporti demenziali, piste ciclabili fantascientifiche e cittadinanza incivile, avrebbe un bel daffare. Non so quanto tempo gli rimarrebbe per fare l’assessore.

Anche questa “intervista” la concludo citando un libro. A te dedico un libro di Steinbek che ho letto recentemente, “Viaggio con Charley”. Steinbeck con un furgone trasformato in camper ed in compagnia del suo cane, Charley, si mette in viaggio a scoprire il suo paese. Tu hai un cane e un camper?

Non ho né un cane, non più, né un camper. Ma parlando di Steinbeck, ti consiglio di leggere, ma immagino tu l’abbia già fatto, Diario russo, il resoconto che lo scrittore fece nel 1949 del suo viaggio in Unione Sovietica assieme al fotografo Robert Capa di cui nel libro si trovano anche le foto. È una lettura molto divertente e interessante. Non ci sono cani, né camper, ma c’è la scoperta di un paese straordinario da parte di due americani, senza quei paraocchi che in genere portano i loro connazionali. 

Grazie per la chiacchierata e per aver segnalato un libro che non conoscevo e ora leggerò.

Enrico Pandiani su Wikipedia

Le interviste già uscite:
Mimmo Carretta – Nicola Bellaccicco (il mio barbiere) – Luigi Matteoda 

Le interviste possibili: Luigi Matteoda

Mimmo Carretta, il mio barbiere (Nicola Bellacicco), rispettando l’alternanza politica/elettore, oggi la chiacchierata la facciamo con Luigi Matteoda. Luigi è il titolare di una storica ferramenta di San Salvario. Imprenditore attento e impegnato nell’associazionismo, recentemente tra i promotori del Comitato spontaneo commercianti di via Nizza. Via Nizza che è stata impattata fortemente dai lavori della nuova pista ciclabile e dal cambiamento che la stessa ha portato.

Luigi le 5 stelle del Movimento stanno a significare: acqua, ambiente, trasporti, connettività e sviluppo. A prescindere da quanto brillino, la stella dello sviluppo quanto ha impattato sull’economia del commercio di prossimità? 

Basta analizzare i dati statistici per valutarne l’impatto, assolutamente nulla se per sviluppo si intende un miglioramento della “qualità”  del commercio di vicinato. La stella, se vogliamo, è caduta ancora prima di brillare perché il Movimento si è posizionato nel solco delle precedenti amministrazioni (ho la memoria abbastanza lunga, un mio difetto..); senza una visione di insieme che collochi il commercio di prossimità nel contesto in cui opera non è neppure ipotizzabile lo sviluppo. Il commercio non aspetta ricette miracolose, chiede solo di poter operare in modo che l’unica preoccupazione sia quella di migliorare i servizi per acquisire la clientela  e non di risolvere invece una miriade di piccoli e grandi problemi generati da burocrazia, cattiva gestione del territorio, sicurezza, e così via.. 

Quando si è insediata la giunta Appendino avevano promesso le riunione di giunta in streaming, se ricordo bene ne han fatta solo una. A prescindere quanto ascoltano le vostre proposte?

L’ascolto non è mai mancato; ciò che è mancata è una pur minima considerazione di quanto andavamo proponendo o segnalando. Ed è ancora peggio perchè il tutto si è tradotto in una enorme perdita di tempo e di credibilità delle persone che si esponevano a nome dei proponenti.

Faccio anche a te la domanda che ho rivolto ad altri ospiti delle mie interviste: Chiara Appendino la ricorderemo con una statua dedicata al monopattino o resterà altro?

Personalmente ricorderò Chiara Appendino insieme ai suoi ineffabili Social Media Manager come coloro che hanno trasformato la doverosa comunicazione istituzionale in uno strumento di propaganda, a volte così mal gestito da far sorridere se non ci fosse stato di mezzo l’enorme costo per la casse comunali.

Bene, adesso parliamo di aspettative. Non ti chiedo per chi voterai, è anche prematuro forse, però ti chiedo tre cose (fai tu se vuoi togliere o aggiungere) sulle quali, rispetto alla tua attività di prossimità, la prossima amministrazione dovrebbe concentrarsi.

Non mi piace considerare il commercio di prossimità un caso “a se stante” per il quale sia necessaria maggiore o diversa concentrazione rispetto al contesto. La mia attività di prossimità, come le altre, funzionano bene solo se tutta la città funziona. La mia aspettativa, che temo verrà ancora una volta delusa, è di poter parlare di commercio con chi ne capisce di commercio; mi basterebbe questo.

Secondo me in politica prevalgono più i destini personali rispetto a quelli collettivi, la causa si diceva una volta. Io credo che anche nel commercio di prossimità succeda la stessa cosa e questa da meno forza alla categoria.  Ne convieni?

Ne convengo, certamente. Il commercio è in drammatico deficit di rappresentatività, nei tavoli che dovrebbe contare siedono solo le “conf” e i funzionari delegati che spesso non hanno neppure mai lavorato in un negozio. Ma capita questo perché non siamo mai riusciti ad esprimere unione, lasciando ad altri l’onore di rappresentarci; un onore che dovrebbe essere un onere, ma tale non è perché oggi essere “presidente”, anche di una associazione di Via (figura che conta meno di zero) vale di più che il saper motivare la partecipazione dei propri associati.

Anche questa è una domanda che faccio quasi a tutti: mi dici tre (se poi sono cinque va bene lo stesso) qualità che dovrebbe avere il prossimo sindaco?

Per me, oggi come ieri, l’amministrazione dovrebbe funzionare come una orchestra sinfonica, con il sindaco a capo che sappia scegliersi innanzitutto i musicisti, che conosca gli spartiti e soprattutto, che abbia un buon orecchio. Quando anche solo uno dei componenti stona, l’effetto diventa cacofonico. So che chiedo troppo, ma a questo giro non mi accontenterò più delle sole promesse… 

Cosa ne pensi della bellezza? Mi spiego, non credi che un arredo urbano bello, dei dehors esteticamente e sostenibilmente gradevoli, magari condiviso con voi, renda un quartiere più godibile e “passeggiabile” a tutto vantaggio del commercio di prossimità?

Penso che non sia solo auspicabile, ma soprattutto doveroso che le vie siano belle, luminose, accattivanti e sicure. Il primo passo, che si sarebbe potuto fare con la riqualificazione di Via Nizza poteva essere, ad esempio, l’armonizzazione degli arredi urbani e dei dehors privati, ma anche in questo caso non se ne è fatto nulla..

Anche questa “intervista” le concludo citando un libro. A te dedico, e come potevo non farlo visto il tuo lavoro, “La chiave a stella” (nessun riferimento al Movimento). L’etica del lavoro insomma, anche e non solo in politica. 

Grazie per la chiacchierata.

Le precedenti interviste:
Mimmo Carretta – Il mio barbiere seguiranno uno scrittore, un ex assessore, un giovane albergatore… 

Se mi chiedessero…

Se mi chiedessero di dare un contributo nella scrittura del programma della coalizione che si candiderà a governare Torino, scriverei dei quartieri.
Scriverei partendo dalla convinzione che una città non è altro che è la somma di tanti quartieri. Una convinzione che è frutto di anni di marciapiedi calpestati, luoghi frequentati e persone, soprattutto persone, incrociate, conosciute e ascoltate. E partirei dal concetto di comunità, perché questo sono i quartieri anche se non c’è la consapevolezza di esserlo e il bisogno non è espresso dome dovrebbe.
Mi porrei l’obiettivo di trasformare i quartieri in comunità autosufficienti dotate di trasporti funzionali, servizi di prossimità, luoghi di aggregazione e di informazione. Doterei i quartieri anche di bellezza, sì di bellezza. Perché una comunità autosufficiente e bella è anche sostenibile e solidale.
Per realizzarlo occorre analizzare cosa serve e cosa manca partendo dalla composizione della popolazione, dai bisogni e dalle potenzialità del territorio.
Per rendere autosufficiente una comunità devi dotarla di servizi di prossimità invece che ridurli o chiuderli.
Per rendere sostenibile un quartiere devi fornire alla comunità una rete di trasporti e una viabilità efficienti.
Per rendere sicura una comunità devi sostenere i luoghi di aggregazione e incoraggiare la nascita di altri.
Per amare il proprio quartiere in modo da rispettarlo devi “implementare la bellezza”. Non è difficile, ci va coraggio e cambio di rotta. Si può partire dall’arredo urbano: dai dehors, dai cestini dei rifiuti, dalle panchine…
Se mi chiedessero un contributo lo darei sui quartieri. Dove vivono le persone.
Dove occorre essere comunità.