La marmellata del rapper, come ordinarla
Qualche giorno fa scrivevo del “rapper” di San Salvario e del suo progetto ritmato sulle marmellate, delle suore che le preparavano, dei barattoli e degli artisti che li decoravano.
Ora quel rap è realtà. Quelle marmellate le potete ordinare per consumarle e regalarle.
Vi dico come si fa allegando etichette e contributi artistici.
Dalla pagina facebook Giorni di marmellata:
Le marmellate sono buonissime, solo frutta e zucchero. Cosa aspettate a ordinarle? Ve le porteremo direttamente a casa a Torino.
Offerta minima per barattolo 5 euro. Ogni centesimo andrà in beneficenza!
Per info e ordini:
segreteria@agenzia.sansalvario.org
michele.caggia@gmail.com
tel.335293368
Chi ha collaborato:
L’etichetta di Giorgio Badriotto:
Le cartoline che accompagneranno le marmellate di Anna Borgna, Bernadetta Ghigo e Mario Bianco:














Lo scorso novembre tornando a casa vidi in una cabina telefonica un giaciglio improvvisato, un senza fissa dimora lì aveva trascorso la notte per ripararsi dal freddo. Un mini loft minimalista che chissà se ha fatto tendenza e sarà esposto alla prossima fiera del mobile.
Oggi tornando a casa dal momento d’aria che ci è concesso giusto per pane e giornale, son passato dalla cabina telefonica e dentro ho visto un paio di scarpe.
Balmamion, detto il cinese, per gli occhi forse: feritoie che mirano al traguardo e che adesso mi guardano anticipando la domanda scontata che sto per fargli, dicendomi che i giri li aveva vinti senza vittorie di tappa perché la regolarità paga, contava stare sempre con i migliori. Poi mi srotola il resto, con modestia e sorridendo: un campionato italiano, un terzo posto al tour, una Milano Torino, un giro dell’Appennino e altro ancora. E mi racconta dell’unica volta che sua madre andò a vederlo correre, su al colle della Maddalena, si correva il trittico tricolore per celebrare i 100 anni dell’Unità d’Italia. Arrivò secondo e intascò un premio di 250.000 lire. “Erano tantissimi” dice sorridendo, “lo stipendio di un operaio non arrivava a 50.000 lire“ aggiunge l’amico a tavola. Poi scivoliamo inesorabilmente sugli altri, sui rivali. Merckx, il più grande della sua epoca, ma ingordo, le voleva vincere tutte. Mancava di generosità nei confronti dei suoi gregari. Anquetil, un signore, il migliore di tutti. Gimondi forte e caparbio. Motta, fortissimo ed elegante, ma gli mancava la grinta. Adorni, il rivale, e ridendo con gli occhi: “Che ho battuto anche in uno sprint”. Un altro bicchiere di vino e intanto arriva Guido Messina: “dieci minuti e arrivo”. Prima, giustamente, gli amici da salutare. Continuo con Balmamion e gli faccio l’ultima domanda: cosa direbbe ai giovani che vogliono correre in bici? “Di non avere fretta e soprattutto dopo aver corso di chiedersi sempre se ti sei divertito”.
Guido Messina, che è un po’ “meno giovane”, di Balmamion parte dalle sue vittorie, me le dice velocemente da corridore in fuga: un’olimpiade, cinque titoli mondiali e sette nazionali nella specialità inseguimento e solo una volta in maglia rosa. Gli chiedo se preferiva la pista alla strada e lui mi risponde: “No, no, ma gli ingaggi in pista erano molto più alti”. Poi mi racconta della gara più bella, quella che fece scalpore. Nel 1955. La prima tappa del giro: da Milano a Torino. Il traguardo a pochi isolati da casa sua e dalla Frejus, la fabbrica della bici che montava. La fece quasi tutta in solitaria e indossò la maglia rosa. L’altra fu definita la sfida del secolo: un duello con Fausto Coppi nell’inseguimento. Era sempre il 1955 e a vincere fu Guido Messina.
