Augusto Montaruli

E se cambiassimo prospettiva?

Un po’ tirato per la tonaca il vescovo di Torino Nosiglia arriva a San Salvario, a mezzanotte, per fare un tour movidaro. Sorrisi, flash, video, strette di mano e partita a calcio balilla. Un calcio balilla, non so come mai, spunta sempre.
Torna in curia il vescovo con la promessa di un tavolo, che in quanto a  presenza è peggio del calcio balilla. Io però non ho capito cosa vuol dire tavolo e a cosa servirà, probabilmente a scrivere un documento. Documento che dopo il calcio balilla e il tavolo è nella hit parade delle cose che si promettono. Tavolo e documento che, siamo alle solite, partiranno da un problema: l’eccesso di movida. E’ il classico approccio alle cose made in Italy. Partire da un problema e cercare di risolverlo senza tener conto delle cause e del contesto. Spero di no questa volta, ma io la prospettiva la cambierei. Io partirei dalla premessa, cioè che San Salvario è una risorsa della città: una risorsa culturale, sociale, produttiva e turistica. Mi chiederei quindi come e su cosa lavorare per farla crescere questa risorsa. Mi chiederei come immaginare una diversa viabilità, quali pedonalizzazioni, quale arredo urbano. Mi chiederei come far emergere la ricchezza culturale del quartiere, compresa quella religiosa. Insomma proverei ad immaginare il futuro. Questo farei. E a dir la verità qualcosa si è già fatto, qualcosa si sta facendo. Magari senza flash e codazzo. Perché è così che si può risolvere l’eccesso di movida. Poi una sentita e supplichevole preghiera, già che ci siamo: e se la smettessimo di chiamarla movida? Chiamiamola chupida, che il problema è tutto lì.
Caro Nosiglia, ci aiuti su questo che la passeggiata di ieri (ovviamente benvenuta) dura il tempo di un acquazzone. Come quello che ha accompagnato la sua passeggiata in San Salvario.

Provate a immaginare

Leggo su La Stampa che il Politecnico si apre ai cittadini con un locale, il “MixTo”, bar pizzeria ristorante e luogo di aggregazione, aperto dalle 7 del mattino alle 2 di notte. Due milioni di euro che la CAMST, un’azienda del settore, ha investito nell’impresa in collaborazione con Lavazza.  190 posti su due piani che porteranno lavoro a 35 dipendenti.

Anche a San Salvario si potrebbe fare, il luogo c’è ed è bellissimo. Il potenziale anche, San Salvario ha la fortuna di essere uno dei luoghi più ambiti dove risiedere del mondo studentesco legato agli Erasmus. Un giro tra gli scaffali del supermercato di zona è come fare un corso accelerato d’inglese e spagnolo.

Torniamo al luogo: sarebbe Torino Esposizioni.  Sarebbe quella Biblioteca Civica che potrebbe diventare il volano per la ridefinizione della vocazione del quartiere.

Bisogna crederci però e darsi da fare. Sono convinto che le imprese coglierebbero l’opportunità insieme alle facoltà univeristarie, alle associazioni e alle attività del settore (anche librario) che già operano nel quartiere.

Provate a immaginare

Una mail su San Salvario

Oggi ho ricevuto una mail. Uno studente che dovendosi trasferire a Torino mi chiede informazioni sul quartiere, San Salvario. la demagogia, i luoghi comuni, i sentito dire sono devastanti. Riporto integralmente, anticipo solo che ci verrà a San Salvario

Caro Augusto, ti scrivo perché sto trasferendomi a Torino e avrei trovato una casa in zona San Salvario. Precisamente in via Madama Cristina all’altezza di via Petrarca. In molti mi sconsigliano il quartiere perché non molto sicuro. si tratta davvero di una zona così brutta

Ma figurati, è un bellissimo quartiere e sei vicinissimo a casa mia. Hai la metro e il centro a due passi, il valentino, la casa del quartiere… Vieni vieni e avvisami che ci prendiamo un caffè e te lo racconto per bene.

Mi togli un peso! Ho visto che il 18 mi porta nelle vicinanze di via borgo dora dove dovrei frequentare la Holden per cui anche come mezzi non sarebbe male

Bene! Allora a presto

sì! Grazie!! (offro io il primo caffé!)

Lettera aperta al Senatore Mauro Marino

 

“…la popolazione e i commercianti di San Salvario chiedono con forza di potersi riappropriare del loro quartiere da troppo tempo ormai terra di degrado, vandalismo e microcriminalità…”
“…un quartiere che aveva in tempi non lontani attratto numerose attività economiche in virtù di una trasformazione evidentemente rivelatasi a posteriori più vagheggiata che reale;…”

Caro Mauro,

ho letto, scoprendone l’esistenza sul sito del PD Piemonte, l’interrogazione che hai presentato in Senato lo scorso fine luglio sulla situazione “di degrado che affligge il quartiere di San Salvario”.  Consentimi di condividere solo parzialmente la descrizione del quartiere dove entrambi risediamo.  E’ vero, c’è spaccio di droga, si è esagerato con locali e attività notturne, ci sono disagio e insofferenza da parte di alcuni cittadini, c’è uno spaccio non solo di droga, ma anche, che è peggio, di alcol a buon mercato. Tutto vero. Lo sappiamo, lo abbiamo documentato e raccontato. E’ vero anche che una maggiore presenza di vigili urbani, la sezione di via Saluzzo sta facendo l’impossibile con l’organico che ha, e un presidio mobile di polizia aiuterebbero e molto. Vero, lo abbiamo chiesto.

Però il quadro che fai dipinge San Salvario come un territorio devastato, fuori controllo. Peggio che nei peggiori bar di Caracas (o di Scampia). Non è così.

Il nostro quartiere ha le forze, il tessuto sociale, per reagire. Le associazioni, la politica nel territorio, le istituzioni hanno discusso, elaborato proposte, presentato ordini del giorno e mozioni. Non solo per chiedere l’intervento delle forze di polizia, ma per rafforzare quanto di buono è stato fatto finora (quella che tu definisci trasformazione vagheggiata).

_DSC2130 copiaNon so se c’eri o se ti hanno raccontato della festosa accoglienza che il quartiere ha dedicato agli atleti e turisti dei World Master Games, associazioni di categoria, casa del quartiere, istituzioni, cittadini insieme con l’obiettivo di dimostrare la bellezza e le potenzialità del nostro territorio. Da qui occorre ripartire. San Salvario è un luogo dove si è orgogliosi di abitare. E’ una realtà forse unica in Italia. Inutile descrivertela, la conosci meglio di me.

Allora, ti prego, non affermare che l’unico strumento efficace per risolvere i problemi del quartiere sono le forze dell’ordine. Non si può presidiare all’infinito. Con le forze dell’ordine si collabora molto volentieri, ma non basta. E’ fondamentale, urgente continuare quel percorso che non è solo vagheggiato e che in fondo ha solo bisogno di un tagliando, di una messa a punto. Questo si può fare con la buona politica.

Ciao,
Augusto

ps: certo sarebbe bello se quando un territorio “soffre” la segreteria del partito, almeno quella provinciale, convocasse una riunione con circolo e eletti per concertare azioni e iniziative. Avrei evitato di scrivere questa lettera. 

Urgenze tra crisi e movida

foto-23La crisi economica ci rende più fragili, meno tolleranti, non disponibili a capire e a mediare. Più facile, semplice cercare qualcuno con cui prendersela, un vicino di casa, un collega. Un altro, un’altra.  Se alla crisi economica si aggiunge una situazione non più sostenibile di convivenza si arriva all’esasperazione degli effetti. A San Salvario, e dintorni, stiamo rischiando questo con la questione movida o, come la chiama qualcuno, malamovida. Lo stiamo rischiando perché non si danno risposte chiare, perché c’è lentezza nell’agire, perché non si discute della visione del quartiere. Perché la politica è “timida” nel suo agire, e invece proposte e richieste sono state avanzate e votate, anche all’unanimità. E anche perché non si distingue l’emergenza dal progetto, il momento sociale che vivono i ragazzi dalla speculazione di chi offre a prezzi di discount l’alcol. Non si distingue il locale cretino da quello sano come fosse un unico rumore indistinguibile.

Credo sia arrivato il momento di fare fronte comune, cedendo pezzi di “sovranità” e mediando sul progetto e sulla visione del territorio. Io credo si possa fare. Abbiamo il dovere di farlo. Dovremmo avere le capacità per farlo. Ascoltando tutti, ma rispettando i ruoli.

 

 

Pessimismo scoraggiante

E’ nato il comitato che dice NO al parcheggio pertinenziale di corso Marconi. Un comitato molto trasversale: cittadini, associazioni, militanti di partiti e di non partiti uniti da un NO. Tutti hanno diritto alla loro TAV (o TAC che sia).
Cittadini, associazioni, partiti e non partiti che difficilmente si unirebbero per un SI, nel senso di proposta di una diversa idea di mobilità sul territorio. Ciò che realmente ci serve. Perché non troverebbero mai un accordo, perché hanno idee opposte. Ferocemente opposte.
Questa è la rappresentazione reale del paese, ma anche, allunghiamoci, della regione, della provincia, della città e del quartiere. E aggiungiamo il condominio.
Questo è ciò che mi preoccupa e mi sta facendo scivolare in un triste e scoraggiante pessimismo.

PS: in attesa della ruota panoramica che scombinerà le carte (nel comitato e non solo).