Augusto Montaruli

La casa di pietra e quella su ruote

DSC_0069Le bambine erano alla macchinetta del caffè, quella nell’atrio tra l’ASL e la sala consiglio della circoscrizione. Le bambine mettevano le monetine e prendevano bicchieri di latte, ne avevano già sei in fila per terra.

Cosa fate?

Prendiamo il latte per il cane dei cugini.

Voi abitate nel camper parcheggiato davanti?

No, io abito in un casa di pietra.

Dove?


A “Michelino” siamo venuti a trovare gli zii che stanno qua nel camper

Vorrai dire Nichelino, e vai a scuola?

Sì, sì. Mi piace. Faccio la quarta.

Chi era con me, preoccupata per come avrebbero potuto trasportare i bicchieri di latte, procura una scatola da usare come vassoio.

Le salutiamo dicendo che questo non è un bar e che il latte costa meno se lo comprano in negozio o al supermercato. Magari a “Michelino” vicino alla casa di pietra.

Nella casa di pietra non si è più nomadi, ma cittadini residenti. Nella casa con le ruote si è nomadi, ci si muove e a volte ci si ferma per un po’. Certamente non in una piazza aulica. Facilmente in periferia, meglio se in un parcheggio isolato e sotto gli alberi. Qualcuno sporca, qualcuno disturba e se ci sono furti, a prescindere, sono loro. Non anche o qualcuno di loro. Loro e basta.

Credo, anzi sono proprio convinto, che da questa parte della politica non si dovrebbe giocare a spingere verso altri quartieri: mi tolgo il problema e faccio il figurone. Da questa parte della politica si dovrebbero richiedere aree soste attrezzate dove ci siano servizi e magari una corretta video sorveglianza. Da questa parte della politica il mondo va migliorato per tutti e dappertutto. Altrimenti le differenze sfumano, i selfie vengono sfocati e vincono gli urlatori. 

Da questa parte della politica.

Ps: esercizio di memoria

Molti anni fa ero in consiglio di fabbrica della Viberti. Tra i delegati c’era un compagno della Fiom e del PC che spesso accompagnavo a casa. Abitava in corso Unione Sovietica, proprio vicino ad un campo nomadi attrezzato. Lui lo frequentava, andava spesso a trovare gli “zingari”. Aveva stabilito un rapporto con loro. Ma erano altri tempi ed erano altre persone. Io ero giovane e lui, quel compagno, aveva già una certa età. Aveva una storia alle spalle che purtroppo è rimasta storia da questa parte della politica. Io comunque lo ricordo con molto affetto e un po’, consentitemelo, di nostalgia.

Ps2: Le fotografie, link al progetto.

La sinistra e il contadino

23905553_10212747703279978_8787387211924319052_nE’ un lavoro duro, ma con la dignità della fatica e del sudore. Un lavoro che comporta la capacità di preparare, osservare, attendere e cogliere.  Il terreno il contadino lo deve preparare e arare. Deve seminare, le piantine vanno messe a dimora. Poi occorre potare, curare, innaffiare, proteggere da insetti, malattie e tempeste. Dopo, solo dopo questo lavoro lungo e fatto di attese si raccoglie. E’ fondamentale però sapere cosa vuoi seminare. Naturalmente contadini non ci si improvvisa, ti deve piacere fare quel mestiere. Devi essere pronto alla fatica e all’attesa

Ecco, io i dirigenti o presunti tali della sinistra (non escludo nessuno: da lì a qui) li manderei a faticare la terra in modo che capiscano che c’è un tempo per seminare e uno per raccogliere. Perché se semini due mesi prima delle elezioni non raccoglierai niente.

Nel 2018 ci saranno le elezioni regionali in Piemonte e le europee. Nel 2021 le elezioni comunali a Torino. Sarebbe opportuno trovare i contadini, preparare il terreno e seminare inziando, già ora, a convincere gli elettori della bontà della proposta. Della proposta prima del nome e cognome.
Non è dicendo che noi siamo meglio o pigliandoli per il culo (qui non ci batte nessuno dai tempi del primo Berlusconi) che torneremo a governare. 

Intanto proteggiamoci dalle tempeste.

 

PS 1: prima si decide cosa seminare e poi si cercano i contadini. E’ meglio.

PS 2: scusate il post, me ne torno subito a San Salvario

Unità

71su7Js+5+LOggi ho comunicato al presidente della circoscrizione Otto il nome del gruppo cui faccio parte. Da solo.
Come ho scritto qui sono uscito dal gruppo PD, di cui ero componente come membro indipendente, per costituire uno. Da solo.
Il gruppo l’ho chiamato “Unità a sinistra”.
Un po’ per autoironia, ci sono solo io nel gruppo: unità nel senso di uno. Un po’ per speranza, per, nel mio piccolissimo, lanciare un messaggio, una preghiera, un’appello, un URLO: unità a sinistra. Qua e in tutto il paese.
Star da soli non è proprio il massimo della vita. Soprattutto di questi tempi.
Fatemi gli auguri.

PS: che poi proprio da solo non sono.

E i bottoni che fine faranno?

550000426-2Non c’è più destra e non c’è più sinistra.


Siamo tutti al centro, e nemmeno storico. Perché la storia, si sa, sta nei libri. Che non si leggono perché si girano le pagine da destra a sinistra. Viceversa se leggi l’arabo. Giusto un libro con una pagina scritta al centro. Vuoi mettere quanto è più comodo e veloce.

Tutti al centro dicevamo, la differenza è tra populisti (grezzi) e populisti (raffinati). Tutti al centro a dimostrare che destra e sinistra non esistono più, che tutto si è confuso e mischiato. Anche i colori. E gli umori e i sapori. E i dissapori, gli odori, gli amori… e i valori.


In parlamento resteranno vuoti gli scranni di destra e sinistra, i deretani degli eletti staranno nelle poltrone al centro. Casta quanto basta. In autostrada solo una grande corsia centrale, nessun sorpasso a sinistra e non si tiene più la destra. Viceversa in Gran Bretagna. Nessuna svolta a destra, nessuna svolta a sinistra. Sempre diritto, veloci. Come quelle due del film che finirono giù in fondo. Niente più scarpa destra e scarpa sinistra. Una scarpa unica per i due piedi. Che si risparmia pure in produzione. Il saluto romano si farà con le due braccia, il saluto con il pugno chiuso pure. Nei condomini si aboliranno scala destra e scala sinistra. E basta anche con i bottoni, si sa i bottoni o stanno a destra oppure a sinistra. Cerniera lampo e va bene così che risolviamo anche questa che è la questione centrale della differenza tra uomo e donna. Una volta per tutte.

Partiti di sinistra e partiti di destra? Ma che senso ha? Il ‘900 non c’è più e nemmeno l’850 coupé.

Un grande partito di centro (meglio movimento) con dentro tutto e tutti: chi è più figo vince. E figo dipende da come ti dicono di vestire, di parlare, di urlare. In centro è pieno di agenzie specializzate.

Il futuro, ma già il presente, è al centro. Persino Decathlon adesso è in centro. Anche la Coop e il Lidl.

Resta un problema: chi sta sopra e chi sta sotto. Ma questa non è una questione centrale.

Sciogliersi e ricominciare daccapo?

Da Internazionale
Da Internazionale

Leggo sul Venerdì di Repubblica un’intervista a Jacques Juilliard, studioso francese dei socialismi (così è definito). Il titolo dell’articolo – “Il futuro della sinistra? Sciogliersi e ricominciare daccapo” – è tutto un programma, anzi un riprogramma. Dell’articolo riporto due passi che trovo interessanti e, secondo me, da discutere.

“Marx ha avuto il colpo di genio di fare della classe sofferente una classe eletta, redentrice dell’umanità. Davanti al posto sempre più grande assunto dagli immigrati nell’immaginario della sofferenza sociale, il proletariato si è trovato in qualche modo declassato, imborghesito. Fine, dunque, del proletariato e ritorno del povero classico! La classe dominante si giova grandemente di questo cambiamento. A differenza del proletariato, l’immigrato non rimette in causa il suo dominio. Fine dell’idea rivoluzionaria di giustizia, ritorno all’idea conservatrice di assistenza.”

E poi una chicca sugli intellettuali, parla della Francia ma l’Italia è messa peggio:

“In Francia, più che in Italia e nel resto d’Europa, gli intellettuali continuano ad avere un ruolo importante: sono loro a dare il tono al dibattito politico e sociale. … il loro carrierismo, drogato dalla televisione, è diventato pericoloso. Nel passato l’impegno significava mettere la loro notorietà al servizio di nobili cause; oggi vuol dire mettere delle nobili cause al servizio della loro notorietà.”

Auguri!

Da Il venerdì di Repubblica del 7 novembre 2014, pagg. 114 e 115 Jacques Juilliard su Wikipedia

La bufala e la sinistra

L’altro giorno su facebook ho postato un link ad un pesce d’aprile che riportava la notizia (ovviamente falsa) di un provvedimento di legge che stabiliva la gratuità dei trasporti per i ROM. La notizia veniva commentata entusiasticamente dal Presidente della Commissione Pari Opportunità della Camera, Beneamato (che non esiste). Il mio status su Facebook era tutto sull’effetto virale della bufala: “Ecco come funziona, scrivono un pesce d’aprile e molti ci cascano e fanno girare sui social. Da bufala diventa notizia vera. Una tecnica vecchia che il social network amplifica alla grande.”

Come spesso e purtroppo capita i commenti allo status sono stati tutti sugli zingari e non sulla bufala e il suo effetto perverso e disinformativo. Quell’effetto che ci rende peggiori, anche al momento di votare. Che ci rende peggiori anche se dichiariamo di essere di sinistra (?). Vi riporto questo, invitandovi ad una, indispensabile se ci teniamo ancora, riflessione.

Io ho abboccato al pesce d’aprile, ma che non pagano e non gli fanno niente è vero, questi sono protetti dal Regio Decreto (chi conosce la storia sa che la regina Isabella era del Montenegro), l’unica bufala nella notizia è la decisione di SEL che non c’entra niente è del loro consigliere che non esiste per il resto mi sembra tutto corrispondente alla realtà. Io che ho sempre avuto ideali di sinistra sono dell’idea che bisogna aiutare tutte le famiglie desiderose di integrarsi che abbiano l’onestà e la volonta di farlo ma tutti gli altri che approfittano volutamente dei sussidi e degli aiuti sociali li manderei fuori dalle palle senza diritto di replica, e gli zingari per esperienza personale nel Dna hanno solo delinquenza.

Sconfortato da sinistra e dna degli zingari ho commentato così:

Riflettici sopra, ma tu sei di destra. Di estrema destra. Non ti offendere, ma è così.

Concludendo, tra le nostre fragili schiere c’è questo e forse di peggio. Qualcosa sarebbe da fare, altrimenti si mette male davvero.

PS: il nostro amico conosce la storia, dice, ma la regina era Elena e non Isabella. Non ricorda o non sa che grazie alle teorie sul DNA insieme ai milioni di ebrei nei lager nazisti fecero “compagnia” centinaia di migliaia di Rom. Non sa che la storia si può ripetere. Grazie anche alle “bufale”.