Augusto Montaruli

Riprendiamo subito a lavorare

 

Dicevo che non si lasciano le cose a metà in campagna elettorale, infatti, siamo qui, ancora, a lavorare e a tener fede all’impegno elettorale.

Vi avevo raccontato della Parri e del progetto di riqualificazione di quell’area. Del passaggio del terreno su cui sorgono complesso sportivo, ex scuola materna e un pezzo del Garibaldi dal demanio statale a quello comunale. Passaggio che stato possibile attuare grazie alla condivisione dell’obiettivo. Circoscrizione e assessorato al patrimonio (Passoni) che lavorano insieme per raggiungerlo. Vi avevo raccontato del percorso di questo progetto: il coinvolgimento degli organizzatori del Congresso mondiale del paesaggio e del dipartimento di Architettura del Politecnico. I workshop che hanno coinvolto cittadini e associazioni per una raccolta di idee, bisogni. Poi abbiamo affidato a venti studenti, laureandi in architettura il compito di elaborare una proposta di riqualificazione. Hanno fatto sopralluoghi, intervistato cittadini, utenti e commercianti. Hanno realizzato rendering e un video che potete vedere sotto e una serie di pannelli che “raccontano” la loro visione di quel luogo. Il futuro prossimo della “zona Parri”, come da obiettivi politici e bisogni dei cittadini.

Aggiungo che grazie al lavoro svolto la “zona Parri” è una delle tre aree torinesi inserite in un bando europeo rivolto alla riqualificazione sociale e culturale. Bando al quale ha risposto l’assessorato alla rigenerazione urbana (Ilda Curti, per intenderci e per ribadire lavoro in sinergia).

Ed eccoci al punto, anzi all’invito.

 

La mostra sarà riproposta sabato 11 giugno nell’ambito di “San Salvario ha un cuore verde”, dalle 10 alle 17 nel cortile della Sala Consiliare della Circoscrizione Otto in via Campana 29.

Naturalmente, prima o dopo, godetevi San Salvario ha un cuore verde e il giro nei cortili di San Salvario. Un appuntamento ormai classico organizzato dalle “Donne per la difesa della società civile” che ringraziamo.

Il video realizzato dai laureandi in Architettura:

Abbronzatura elettorale

io-sandraSiamo all’ultima settimana e confesso che sono un po’ stanchino. Ho camminato molto, spesso sotto il sole e mi sono anche abbronzato. Nella foto che mi ha scattato una mia amica, mentre chissà dove stava la testa e con la giacca che ormai non tolgo più per scaramanzia, sono evidenti gli effetti.

Ho (re)incontrato molte persone ed è stato un piacere. I miei santini sono stati apprezzati e ne ho offerti anche a chi non mi voterà, staranno in un libro ed è un bel stare. Un ultimo sforzo e poi staremo ad aspettare i risultati, senza ansia ma con moltissima curiosità.

 

Perché ci vuole orecchio… per fare certe cose

disegno-orecchio“Ma senza base non si può cantare e con la base non si può stonare, non si può sbagliare. Perché ci vuole orecchio per fare certe cose.” Questo cantava Enzo Jannacci e questo avrei cantato ieri a chi mi diceva dei suoi dubbi sul ruolo delle circoscrizioni: “forse non servono, meglio abolirle e sostituirle con una macchina amministrative efficiente.” 

Non è proprio il massimo della felicità per un candidato al consiglio circoscrizionale sentirsi dire che vai a candidarti per qualcosa di inutile, anzi a ricandidarti, inoltre sentirselo dire non in un bar o in modo qualunquista, ma da una persona impegnata in un progetto sociale. C’è da riflettere e molto perché quell’affermazione non è del tutto sbagliata, anzi. Tornando alla canzone di Jannacci credo si debba interpretare, soprattutto alla luce della riforma delle circoscrizione, il ruolo del consigliere e del coordinatore utilizzando di più l’orecchio (e anche gli occhi e le gambe). In altre parole essere meno ingessati nel ruolo istituzionale ed essere più presenti nei quartieri, dove la gente si incontra, lavora, fa sport, occupa il tempo libero. Fare propri, se condivisi e se realmente realizzabili, i progetti le suggestioni le idee che ci vengono proposti. Non solo con azioni previste dal regolamento (ordini del giorno, delibere o interpellanze), ma con azioni politiche concrete. Essere facilitatori di relazioni e di reti. Non bisogna limitarsi a essere tramite tra cittadini e associazioni con l’assessore di turno fissando in agenda un appuntamento, ma assumersi la responsabilità politica di quell’incontro.
Mettiamola così: alcuni già interpretano il ruolo come consiglia Jannacci, altrimenti molte cose non si sarebbero realizzate. Forse dovremmo essere più bravi nel raccontarlo. Altri preferiscono, è lecito e a rischio “di stonare”, essere più istituzionali
A me la canzone di Jannacci piace molto e nella precedente consiliatura l’ho anche cantata e non da solo. A volte con successo e a volte non raggiungendo l’obiettivo. Gustandomi la musica sempre.

E Corso Raffaello? Pensiamoci

raffaelloSi parla molto di Corso Marconi, rambla parcheggio alberi…, e io un’idea lì ce l’avrei: a me piacerebbe un piccolo Champs Elysee. Il corso è la metà del boulevard parigino e io lo immagino con il controviale pedonalizzato (tranquilli, con pista ciclabile) e due file di alberi. Ma non è di Corso Marconi che vorrei parlarvi, vorrei cominciare a stuzzicare l’interesse e le idee su Corso Raffaello. Quel viale andrà a unire due siti in piena riqualificazione: lo Scalo Vallino dove si sta ultimando il secondo centro di biotecnologie oltre a probabili realizzazioni di interesse pubblico (ne parleremo presto o tardi) e l’area di Torino Esposizioni dove sorgerà a breve la nuova biblioteca civica e il campus del design. Corso Raffaello sarà attraversato da cittadini, residenti e moltissimi studenti italiani e stranieri. La fermata Nizza della metropolitana vedrà salire in superficie moltissime persone che si recheranno verso il Valentino. Una riflessione su Corso Raffaello dobbiamo farla, io credo che andrebbero ripensati i marciapiedi che hanno la dimensione giusta per consentire una pista ciclabile e una pedonalizzazione totale. Ci guadagnerebbe il commercio, la serenità del passeggio e, perché no, la bellezza. Che fa bene agli occhi e allo spirito e aiuta le prime due cose.

Ricomicio da Otto cose da raccontare

Non voglio fare l’elenco delle “cose fatte” in questi cinque anni di consiliatura alla Otto, preferisco raccontarle. Preferisco raccontarle partendo dalla “cosa fatta” più emozionante. Prima però lasciatemi dire che tutto ciò che si propone, si realizza parte da pensieri comuni, da discussioni a volte serene e a volte no, dalla collaborazione e dalla condivisione di risorse e obiettivi. Condivisione non è un tasto sul social, è avere la stessa passione mettendosi a disposizione e poi andare con ostinazione, e un po’ di divertimento e leggerezza che aiutano sempre, verso la meta.  Anche se la condivisione non è per niente scontata ed è maledettamente complicata da attuare di questi tempi. Nella seconda parte della consiliatura occupandomi di sport ho condiviso con Paola Parmentola, che svolgeva il ruolo di coordinatrice della commissione cultura di cui lo sport è parte, il percorso verso la meta. Come dicevo sopra: pensieri comuni, discussioni, collaborazione, condivisione di risorse e obiettivi. Con ostinazione divertimento e leggerezza.

Ricomincio da Otto dicevo in un altro post: perché quel numero resta, perché a contarle almeno Otto cose le ho fatte. 

Uno

DSC_2057 copiaQuel concerto di Gianmaria Testa in compagnia di Giancarlo Caselli che riempì tutto il Tempio Valdese. Ci lavorai come redattore di Ottoinforma insieme all’ANPI e Raffaele Scassellati, al Teatro Baretti e Marco Vernetti e all’Associazione Dobhran e Massimo Pizzoglio. E tanti altri che ci aiutarono a vendere i biglietti. Riuscimmo a raccogliere 5.000 euro che donammo al Museo della Resistenza.  E’ il ricordo più bello, emotivamente più forte di quei cinque anni.  Un ricordo politico, sì, tutto politico: la condivisione di un progetto, il coinvolgimento di molti è politica. L’emozione è politica. Anche i libri sono emozioni, vi consiglio il libro di Gianmaria Testa edito a Einaudi “Da questa parte del mare”.

Due

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

C’è stato anche il “lavoro” di redattore del giornale che mi ha consentito di esplorare la Otto, conoscerla meglio. Capirla meglio. Con il giornale abbiamo parlato di crisi, abbiamo conosciuto realtà artigianali importanti, raccontato storie di persone. Sostenuto e coinvolto le librerie indipendenti.  Un lavoro politico, sì, tutto politico. Conoscere il territorio che si amministra, indirizza le priorità. Dà la giusta rotta alla navigazione.

Tre

L’idea del PIA (Progetto integrato d’ambito), consentitemelo è frutto di unaOLYMPUS DIGITAL CAMERA mia ostinazione poi condivisa con tutti e infine gestita dal coordinatore.  Se nei prossimi anni Torino avrà un quartiere non centrale e aulico con un arredo urbano dedicato e armonico con le sue caratteristiche sociali, culturali e urbanistiche quel quartiere sarà San Salvario.  La bellezza è un progetto politico, è deve essere godibile da tutti.

Quattro

santino ultima verisoneIl progetto Olimpo, l’evento culturale di Torino Capitale Europea dello Sport, realizzato con la Fondazione del libro e le Biblioteche Civiche. Un salone off dedicato allo sport narrato incontrando autori anche nei luoghi dove lo sport si pratica. Evento concluso con cinque giornate culminate nello spettacolo teatrale Sporting.

Cinque

Diapositiva7

Abbiamo “giocato a bocce” rivitalizzando questo sport e interpretandolo come volano di aggregazione sociale e di rivitalizzazione delle bocciofile. Un primo risultato la riedizione del torneo Eridano. E abbiamo anche chiuso (finalmente) le bocciofile “finte” e inutilizzate o utilizzate per altri scopi.

Sei

Diapositiva2

Abbiamo interpretato le feste dello sport (Skate Park di Piazza Zara e l’associazione di quartiere Pilonetto Insieme) come momento di aggregazione, facilitando l’incontro tra utenti dei luoghi sportivi e cittadini. L’incontro e la condivisione dei luoghi  combatte i pregiudizi e progetta il futuro.

Sette

pallanuotoAssegnazione degli spazi sportivi in modo condiviso e partecipato. Prima le scuole e la disabilità, poi i bisogni dei cittadini e l’agonismo. Abbiamo definito la vocazione delle due piscine dedicando più spazi all’agonismo alla Parri e al nuoto libero alla Lido. In questo modo abbiamo potuto aprire, per primi a Torino, la piscina Lido la domenica. L’assegnazione degli spazi sportivi è un atto politico e non una pratica solamente amministrativa. Adesso abbiamo anche una mappa in rete dei luoghi dello sport. E non solo, nelle due piscine ora ci sono anche i libri: da leggere, consultare e portare a casa. E’ il book crossing attivato con la Biblioteca Civica di quartiere Ginzburg.

Otto

pallanuoto parriIl complesso sportivo Parri e l’area che lo circonda sono passati dal demanio statale a quello comunale: ora è possibile riqualificare quel luogo utilizzando tutte le potenzialità esistenti. Lo possiamo fare grazie anche agli studenti di Architettura che partecipando al congresso mondiale degli architetti del paesaggio (IFLA2016) hanno elaborato un’interessante proposta di riqualificazione. Infine il Circolo Garibaldi ora è finalmente accatastato, dalla prossima consiliatura può partire un bando che consente di dare una svolta a quel luogo aprendolo alla cittadinanza nel pieno rispetto della sua storia.

Mi fermo a Otto per coerenza con il santino e perchvaldeseé non tutto è raccontabile, perché ci sono cose mie che ho fatto per il piacere di farle. Da normale cittadino. E va bene così, al limite ci saranno tracce in giro di qualche mia foto o magari un film al quale ho collaborato.

Lasciatemi concludere dicendo che in queste Otto e più cose ci sono tante persone, persone che mi hanno raccontato, proposto, aiutato. Persone appassionate. Persone che in qualche caso sono amici in più. Veri. E forse è questa la motivazione più forte per cui… ricomincio da Otto.

 

A proposito del Garibaldi

“L’unico modo per salvaguardare il Circolo e assicurargli un lungo futuro era visto nella necessità di compiere un ulteriore sforzo per acquistare il terreno su cui esse era posto…

A quei tempi era in carica l’ultimo dei sindaci comunisti di Torino, il medico Domenico Coggiola, succeduto a Celeste Negarville e a Giovanni Roveda. …

Nel pensiero di quei compagni, la proposta doveva essere una cosa pulita, non un pateracchio fatto sotto banco: fissasse il Comune il prezzo e le modalità di pagamento, l’assemblea dei compagni avrebbe deciso su questa base.

Il sindaco Coggiola non fissò né prezzo né modalità, spiegando come sui terreni del Comune negli anni seguenti avrebbero dovuto sorgere impianti sportivi, servizi e case per la popolazione. La ricostruzione del Paese, e di Torino in particolare, non poteva non prevedere il contributo dato in questo senso dai Comuni delle grandi città. In ispecie i Comuni cosiddetti “rossi” dovevano muoversi in questa direzione affinché, proprio con il loro intervento diretto, la ricostruzione avvenisse su basi nuove, tendendo a migliorare la qualità della vita dei propri cittadini….

Soprattutto, disse ai compagni, per un dovere di correttezza politica e amministrativa coerente.”

Da
Memorie del nostro ‘900
Circoli comunisti, lotte e vita nella Torino capitale operaia
Di Celestino Canteri
Jaca Book