Augusto Montaruli

Come ti (e)stendo il dehors

 

La città di Torino sta concedendo la proroga di estensione straordinaria dei dehors fino a settembre 2021. Il provvedimento  era comprensibile e condivisibile nel pieno dell’emergenza per supportare gli esercizi commerciali, ma un suo prolungamento senza adeguate contromisure è assolutamente da contrastare.

E’ da contrastare perché un provvedimento non è più straordinario quando ha una durata così prolungata, ma diventa normalità.

E’ da contrastare perché non è pensabile e sostenibile un degrado dell’arredo urbano dovuto a dehors fai da te o, diciamo così, “fantasiosi”.

E’ da contrastare perché il provvedimento non è accompagnato da un minimo di regole di natura estetica e di sostenibilità ambientale.

E’ da contrastare perché a compensare la perdita di parcheggi andrebbe da subito implementata la sosta riservata a residenti in quartiere ad alto impatto, San Salvario per dirne uno.

Il suolo pubblico è condiviso, tutto ciò che ci passa o si installa è parte del paesaggio urbano che va tutelato e reso gradevole e sostenibile. Le nostre strade non possono trasformarsi in accampamenti provvisori.

Di seguito il testo dell’ordine del giorno




Torino, data del protocollo

Ordine del giorno: Proroga concessione straordinaria dehors

PREMESSA

La città di Torino sta concedendo la proroga di estensione straordinaria dei dehors fino a settembre 2021. Il provvedimento  era comprensibile e condivisibile nel pieno dell’emergenza per supportare gli esercizi commerciali, ma un suo prolungamento senza adeguate contromisure è assolutamente da contrastare.

E’ da contrastare perché un provvedimento non è più straordinario quando ha una durata così prolungata, ma diventa normalità. 

E’ da contrastare perché non è pensabile e sostenibile un degrado dell’arredo urbano dovuto a dehors fai da te o, diciamo così, “fantasiosi”.

E’ da contrastare perché il provvedimento non è accompagnato da un minimo di regole di natura estetica e di sostenibilità ambientale.

E’ da contrastare perché a compensare la perdita di parcheggi andrebbe da subito implementata la sosta riservata a residenti in quartiere ad alto impatto, San Salvario per dirne uno.

Il suolo pubblico è condiviso, tutto ciò che ci passa o si installa è parte del paesaggio urbano che va tutelato e reso gradevole e sostenibile. Le nostre strade non possono trasformarsi in accampamenti provvisori.

PERTANTO CHIEDIAMO

Alla sindaca e all’assessore al commercio di sospendere la proroga di concessione straordinaria di suolo pubblico in attesa di 

  1. Un minimo di regole estetiche e sostenibili legate alla concessione di ulteriore spazio pubblico 
  2. parcheggi destinati ai residenti nelle zone più impattate
  3. analisi e valutazione di come e quanto è stata utilizzata dai singoli esercenti la concessione di ulteriore spazio
  4. regolamento temporaneo che preveda anche l’autorizzazione della circoscrizione al rilascio della concessione dello spazio pubblico

Primo firmatario: Augusto Montaruli 

Interpellanza e scherzi a parte

In San Salvario il tema posti auto rende tutti un po’ nervosi, ad accentuare il nervosismo può essere anche una segnaletica di divieto messa un po’ alla “carlona”. Roba da scherzi a parte o da negligenza. Più la seconda della prima. 

E’ ciò che succede in corso Raffaello che descrivo nell’interpellanza che questa mattina ho inviato al protocollo e spero sia discussa con l’urgenza del caso.

Ecco il testo dell’interpellanza:


Torino, data del protocollo

Interpellanza art. 45: Segnalazione potature in corso Raffaello

PREMESSA

Sto scrivendo l’interpellanza domenica 13 settembre alle ore 16:00, la data è importante per comprenderne il senso.

Da oltre una settimana sono presenti sul lato destro, direzione Valentino, di corso Raffaelle dei cartelli di divieto di sosta con un foglio che indica l’inizio dei lavori di potatura a partire dalle 8:00 del 7 settembre e il conseguente divieto fino a fine lavori alle 17:00 dello stesso giorno.

Ad oggi, il 13 settembre, la segnaletica è ancora presente e non risulterebbero, ma non essendo un esperto potatore non sono certo, conclusi i lavori. 

CONSIDERATO

Che la questione parcheggi è, diciamo così, argomento sensibile in San Salvario;

Che ci sembra sconcertante questa  gestione dei lavori e della segnaletica;

Che la certezza delle segnalazioni rende autorevole chi la dispone e rispettoso delle norme l’automobilista

SI INTERPELLA

l’assessore competente al fine di conoscere 1) se la segnaletica è una location della trasmissione “Scherzi a parte” e nel caso non lo fosse: 2) se sono stati effettuati i lavori di potatura o nel caso, come sembra, non siano stati effettuati quando lo saranno 3) di aggiornare o rimuovere la segnaletica

Primo firmatario: Augusto Montaruli 

Le interviste possibili: Matteo Aigotti

Matteo Aigotti  è il coordinatore dei servizi di educativa di strada sull’intero territorio della circoscrizione 8; coordinatore nazionale del progetto bella presenza che si occupa dell’emergenze educative di minori e giovani sia nella scuola e sia sui territori; consigliere di amministrazione della coop sociale ET e membro del direttivo della federazione Salesiani per il sociale del Piemonte  e Valle d’Aosta. E’ cresciuto a Mirafiori. Dopo aver lavorato come operaio metalmeccanico si laurea in Scienze del Sevizio Sociale e approda a San Salvario dove diventa una figura di riferimento collaborando con San Luigi e la parrocchia Santi Pietro e Paolo.  Se vivi San Salvario è impossibile non conoscerlo, vive il suo lavoro con passione e immedesimazione. E’ un passionale, con lui si litiga e si ride nello spazio di pochi minuti (leggete qua).

Passiamo alle domande. Allora rispettando lo schema di queste chiacchierate ti chiederei se avevi aspettative dalla giunta Appendino e se, dal tuo punto di vista, puoi darne un giudizio.

Caro Augusto è una domanda complessa e che necessita di discernimento. Come operatore sono rimasto deluso: poteva davvero essere la giunta che in maniera organizzata e programmata desse struttura a politiche di inclusione degli ultimi e delle persone in difficoltà a partire da un approccio centrato sullo sviluppo umano della persona. Vi erano tutti i presupposti. Purtroppo al contrario ho e abbiamo assistito a lunghe e svilenti liti, conflitti, che hanno fatto perdere molto tempo e hanno deviato l’attenzione dalle persone in una Torino sempre più in crisi. Un esempio i fatti avvenuti durante l’occupazione delle piazza del Comune a partire dal 4 di maggio da parte delle persone che erano ospiti in P.zza D’Armi nel Presidio Umanitario per emergenza freddo, persone che si sono accampate senza cibo, cure mediche e servizi igienici in una condizione  di assoluto degrado umano, lo stesso giorno della fine del lockdown. Da cittadino devo dire che anche grazie alla popolazione torinese la città stia divenendo via, via, più vivibile, curata e bella anche grazie ai provvedimenti sulle piste ciclabili e sugli spazi di occupazione di suolo pubblico. Sarebbe bello che anche una volta terminata l’emergenza si continui ad investire in tal senso.

Non pensi che ci sia una banalizzazione dei problemi? I senza fissa dimora sono persone che sporcano i portici e utilizzano le panchine. I migranti arrivano con i barconi e ci tolgono il lavoro (adesso portano anche il covid, forse fanno tappa al Billionere), i giovani rompono con la movida. E via banalizzando. La realtà non è un po’ più complessa?

Si Augusto! Ma più che di banalizzazione io parlerei di semplificazione che ci serve per farci credere che su una determinata questione noi ne sappiamo, ci fa stare nella nostra zona di comfort, senza metterci in discussione, approfondire, interrogarci. Lo scorso anno, in questo periodo, fui intervistato da “Voce e Tempo” per i fatti che riguardavano ragazzi e ragazze sempre più giovani del centro torinese, utilizzatori di droghe in un circuito di scambio di foto da contenuti pornografici e spaccio. E’ necessario ampliare gli spazi di riflessione.  Abuso dell’agio o disagio relazionale, sofferenze affettive, necessità di gridare un dolore muto? Spazi a volte osservati, studiati ma sicuramente poco abitati dagli adulti. Cosa provoca in noi il ragazzino con i pantaloni a vita bassa; e così lo strafottente a scuola, il rapper di seconda generazione, la figlia della vicina di casa che non ci saluta mai e allo stesso tempo il giovane silenzioso, quasi invisibile di cui non c’è traccia nei ricordi di nessuno? Allora caro Augusto possiamo continuare a banalizzare o semplificare, senza creare nulla di costruttivo, creativo e che (ri)doni bellezza. All’opposto se vogliamo parlare di giovani, se vogliamo (ri)tornare ad abitare i loro spazi, se vogliamo ricostruire momenti e spazi di senso condiviso non possiamo più bluffare, banalizzare e semplificare. Dobbiamo comprometterci, sporcarci le mani perdere il sonno la notte. Dobbiamo riconoscerci con la nostra missione incapaci di rimanere neutrali rispetto a quanto accade nel mondo ai giovani.

A me sembra che i problemi invece di risolverli si tenda a spostarli o a nasconderli, vedi cosa è successo con i senza fissa dimora e con i nomadi. Cosa ne pensi?

Qui ripeterei quanto ti ho detto rispondendo alla prima domanda. Sì, si tende a postare e a nascondere.

Con l’educativa di strada ti confronti con giovani che hanno bisogno di sostegno, anche però con giovani che quel sostegno lo danno con il volontariato. Quanto è utile questo incontro?

Presso l’educativa di strada del San Luigi o a Spazio Anch ‘IO al Valentino nascono momenti che vanno oltre l’esperienza del volontariato. Tu che sei passato diverse volte a trovarci te ne sei accorto e ti sei meravigliato: chi è quel ragazzo che insegna italiano a un suo giovane connazionale? E’ un nostro peer educators, un educatore alla pari: sono ragazzi capaci di mettere a disposizione le loro traiettorie di vita difficili e dolorose; mettere a disposizione i loro fallimenti e i loro successi ad altri ragazzi un po’ più giovani e un po’ meno esperti. La loro visibilità sul territorio restituisce alla popolazione una visione del mondo dei giovani meno stereotipata come disimpegnati, svogliati, se non devianti ecc. ma all’opposto come capaci di prendersi un pezzo di responsabilità che riguarda la collettività. Questi giovani ci sono ne siamo testimoni nell’incontro quotidiano. Resta una domanda: quanto il mondo degli adulti è disponibile a riconoscerli e lasciargli spazio?

Quali sono le qualità che dovrebbe avere il prossimo sindaco/a?

Ovviamente essere del Toro! Torino è una città nata e costituitasi sulle differenze. Credo che sia fondamentale per il nuovo sindaco aver consapevolezza della fortuna generatrice delle differenze. Sono altresì convinto che non è sufficiente dichiarare di dar valore alla diversità. Bisogna averne fatto concreta esperienza e darne voce, altrimenti si rischia di strumentalizzare parte della città, creando percorsi di coinvolgimento fittizi a vantaggio di pochi.

Mi dici un pregio e un difetto di San Salvario (anche due se vuoi)?

San Salvario è avanti in molti aspetti della vita della città. Pensa Augusto che qualche anno fa vennero a trovarci policy makers da alcune città francesi e tedesche per comprendere come il nostro quartiere sia stato in grado di tenere insieme e non far esplodere escalation sociali come quelle delle banlieues francesi. Più che un difetto vorrei condividere con te una preoccupazione: San Salvario si sta caratterizzando sempre più come quartiere vivibile e abitabile dai giovani; in questa affermazione sorge però un inghippo. Dobbiamo chiederci da quali giovani? Dobbiamo chiederci in quali spazi pubblici? A mio avviso stiamo andando verso la generazione di un territorio innegabilmente vivo e vivibile ma che esclude. Alle famiglie storiche del quartiere, ai “botteganti” si stanno sostituendo giovani universitari, negozi e pub, servizi a loro rivolti. Ai giardinetti e campetti di aggregazione informale, spazi strutturati che per loro natura escludono. Ti lascio allora con un quesito: se San Salvario sta diventando sempre più un luogo di bellezza è possibile immaginare che lo sia anche per chi nella vita ha meno possibilità di accesso alla bellezza? 

Non vale, non si fanno domande all’intervistatore. Per te faccio un’eccezione. Sì, non solo è da immaginare ma è da fare.

E adesso tocca cercare un libro da dedicarti. A te dedico un libro che possa scatenare la tua risata esplosiva coinvolgendo i tuoi compagni di viaggio mentre torni a Bussoleno: “O quest’uomo è morto o il mio orologio si è fermato. Il meglio del meglio di Groucho Marx”. Un titolo che è la perfetta sintesi di un problema non risolto o nascosto o spostato.

Grazie per la chiacchierata e per quello che fai.

Le interviste possibili: Francesca Grilli

Francesca Grilli, architetto, si definisce cittadina del mondo e antispecista, comunista, anarchica, ambientalista  e pure vegana, (il peggio del peggio dice lei, c’è di peggio Francesca dico io, fidati). A lei il suo lavoro piace tantissimo perchè e’ “un mix di reale e di ideale e poi perchè  e’ sempre diverso e mi arricchisce in esperienze quotidianamente”.  Francesca, che di suo possiede solo una bicicletta, si immagina il futuro come descritto nel film “Il pianeta verde” e il mondo lo vorrebbe senza denaro. Idealista, decisamente. Ma senza idealisti, anche estremi, il mondo non progredisce. 

Come per le altre chiacchierate ti chiederei se avevi aspettative dalla giunta Appendino e se, dal tuo punto di vista, puoi darne un giudizio.

Ti dico sinceramente che non avevo alcuna aspettativa. Non credo nella politica della gente comune e tantomeno in un capo di partito che come esperienza porti la sua di comico e di intrattenitore televisivo. La professione di politico, come quella di qualunque altro mestiere, comporta studio e dedizione e inoltre credo che bisogna esserci tagliati…  io sono architetto e non credo che potrei fare altro, date le mie caratteristiche e i miei studi e credo che se si e’ lavorato a lungo sulla conoscenza di se stessi e sulle proprie capacita’, non si intraprendono carriere senza aver prima studiato.

Adesso parliamo di bellezza. Intendo la bellezza di un paesaggio urbano. Come siamo messi a Torino?

Torino in linea di massima è una bella città’ sia dal punto di vista architettonico che urbanistico,  e il nostro quartiere che è l’unico che conosco bene in quanto vi ho sempre vissuto dal periodo delle elementari in poi, è bello sia dal punto di vista della multiculturalità che della socialità. Mi piace girare per il quartiere e salutare un mucchio di persone: e’ come stare in una città’ nella città’, insieme ed uniti, facenti parte di un mondo comune.  Trovo che questo “sentirsi parte di” sia bello e importante per tutti e sia alla base di una buona e felice convivenza civile. Il bello in fondo e’ armonia e l’armonia e’ anche stare bene insieme.

Ci vogliono grandi investimenti per rendere bello e sostenibile un quartiere?

Non credo proprio, ma bisogna avere delle idee innovative ed essere ricettivi agli altri e alle novità’. Bisogna essere partecipativi e partire dal piccolo avendo pero’ in testa un’ idea più’ grande. Bisogna insomma fare della pianificazione, e se si ha bene in mente dove si vuole arrivare non si fanno interventi spot e non si sprecano denari.Tu vivi a San Salvario, l’attuale assessore al commercio vorrebbe farne una sorta di distretto del bere. Non pensi che il nostro quartiere abbia altre potenzialità?

Purtroppo i pensieri e le idee attuali, non riescono ad uscire dall’ottica puramente economica, tutto ciò che fa fare soldi e’ il benvenuto. Come dice il filosofo Galimberti lo sviluppo della tecnica ci ha portato a questo paradosso ossia che è lei che decide se e perché si devono fare le cose, non e’ più’ la politica. La politica non decide più’ nulla, per decidere guarda all’economia e l’economia guarda alle risorse cioè agli investimenti e in sintesi al mercato. Un tempo ci si ribellava ai padroni, adesso come e’ possibile combattere il mercato? Per questo dico che e’ difficile e bisogna avere un’idea di mondo diverso che non sia fatto solo di slogan produzione e denaro. Il fattore umano che e’ una parte importante del quartiere e comunque di una città’, dovrebbe essere intercettato, rivalutato e ascoltato… Personalmente sperimenterei modelli di gestione degli spazi e delle risorse alternativi. Insomma mi auguro un futuro più articolato per il nostro quartiere.

E a proposito dell’assessore sopra citato, tu con la tua collega Roberta Rinaldi avevate vinto un concorso di idee per la realizzazione di un dehors innovativo e sostenibile (anche economicamente). Non pensi sarebbe ora di mettere mano ad un po’ di creatività e bellezza anche sui dehors?

Certo che si! Potrebbe essere un inizio, una maniera per partire, magari attraverso un concorso di idee e un processo partecipato con la cittadinanza. Anche se adesso la vedo un pò dura dato il numero di strutture esistenti! Quando siamo andate a ritirare il premio (il concorso e’ stato fatto in Puglia, a Mesagne),  si aspettavano gente giovanissima e non una vecchiarda come me! Il progetto infatti era semplice nelle forme ma un po’ ardito dal punto di vista tecnologico.  Devo dire che questo mi ha fatto molto piacere, più’ del premio.

Tra automobili, scooter, bici, monopattini, mezzi pubblici e pedoni è come stare in un videogame. Non è un giudizio il mio ma la constatazione che sta diventando complicato e stressante muoversi in città. Non pensi che vada ripensata totalmente la mobilità urbana? Anche nella segnalitica o con vie dedicate ad un mezzo invece che ad altri?

Credo proprio che debba essere ripensata in una scala più’ grande che comprenda tutta la città’, con alla base un’idea diversa di vivere. Personalmente mi immagino città più verdi, meno congestionate, improntate sul trasporto pubblico e sulla mobilità dolce, mi immagino la rivoluzione della produzione agricola attraverso le vertical farm che consumano poca acqua per la produzione dei prodotti agricoli. Me le immagino nelle città, nelle fabbriche dismesse, in modo tale da rendere capillare la distribuzione evitando i grandi trasporti. Mi immagino anche di poter andare a fare la spesa direttamente lì, senza imballaggi e rifiuti plastici. Mi immagino anche piccoli elettrodomestici che mi producano direttamente in casa le verdure e mi immagino un mondo dove non si consumi più carne sia per motivi etici che per motivi ambientali. Mi immagino le piazze e le vie piene di verde e di orti, solcate da gente in bicicletta o in monopattino con servizi accessibili a tutti e di vicinato. Mi immagino più solidarietà e maggiore inclusione, condomini collettivi dove si condividano dei servizi utili a tutti (lavanderie, cucine collettive, spazi sociali). Mi immagino un mondo che produca non più merci, ma servizi in modo tale da ridurre gli sprechi e i rifiuti e mi immagino che tutto ciò che viene prodotto venga inserito in un ciclo vitale e – come la natura ci insegna – mi immagino che ciò che consideriamo scarto o rifiuto sia reinserito nel ciclo produttivo. Mi immagino quindi una società che sia in armonia con la natura, che produca ciò che può far bene al nostro pianeta, come fanno gli alberi che hanno reso e continuano a rendere respirabile l’aria di cui si necessita per vivere. In fondo respiriamo l’aria degli alberi! Non vorrei invece un mondo che continua a produrre e consumare come se niente stesse accadendo. Non vorrei una società produttivista che trascini tutti noi nel baratro. Vorrei che si parlasse di più di capitalismo naturale e di rispetto dell’ambiente.

La pandemia dovrebbe portare una riflessione anche nel settore in cui operi?

Penso di averti risposto sopra, questi due mesi di inattività’ totale mi hanno portato a riflettere e leggere molto oltre che a cucinare un sacco, vegano ovviamente!

Quali sono le qualità che dovrebbe avere il prossimo sindaco/a?

Dovrebbe essere illuminato, come lo dovrebbero essere tutti i politici. Platone mi pare che associ la figura del filosofo a quella del politico, perché e’ il filosofo che tramite la conoscenza è in grado di operare per il bene collettivo. 

Adesso è il momento del libro. A te dedico Aadam ed Eeva di Arto Paasilinna. E la storia di un improbabile inventore che riesce a realizzare la batteria inesauribile. Un libro godibile con un finale “rivoluzionario” nel senso di girare girare girare… 

Grazie! E’ uno degli autori preferiti del mio compagno, io non l’ho letto ma adesso lo leggero’, mi hai incuriosita.

Grazie per la chiacchierata e per quello che fai. Ci vediamo in largo Saluzzo per un caffè.

Le interviste possibili: Tommaso Vineis

Tommaso Vineis gestisce il Tomato Backpackers hotel in San Salvario, per i non anglofoni i Backpackers sono i viaggiatori che portano il loro equipaggiamento e i vestiti in uno zaino (il backpack). E questo dice già molto della filosofia della struttura: un po’ albergo con camere singole e un po’ ostello per quelle condivise. E poi basta vedere la struttura del sito o farci una visita per meglio comprendere: studenti, viaggiatori, artisti…Inoltre ho testimonianze di amici che sono andati e sono ritornati al Tomato, un punto di riferimento consolidato per San Salvario e per la città. Per questo mi “intrigava” ascoltarlo. 

Tommaso, la sostenibilità è una missione della tua attività. Collabori con Abbasso impatto, Celocelo e i servizi che offrite lo dimostrano. Che voto daresti sul tema alla giunta Appendino? 

La sostenibilità ha un ruolo centrale nel programma politico dei 5 stelle, sia a livello nazionale, che a livello locale. I risultati ottenuti fin qui sono insufficienti. Come era ampiamente prevedibile, un modello basato dalla rivincita del cittadino comune  sulla competenza non funziona. L’assessore all’ambiente del comune di Torino arriva dal mondo del marketing, non ha alcuna esperienza nel campo che è stato chiamato a dirigere e purtroppo si vede. In questi anni sono nate proposte isolate e poco coraggiose, dove invece servirebbe un piano complessivo e convincente, supportato da una visione strategica di ampio respiro per convincere i cittadini a sostenere il cambiamento. I cittadini vanno anticipati e convinti non inseguiti per fini elettorali. La buona volontà dimostrata fin qui dalla sindaca non basta. Bisogna incentivare i cittadini a produrre meno rifiuti attraverso sgravi fiscali e il riconoscimento delle aziende che si impegnano per attuare politiche sostenibili nel loro processo produttivo, come in parte previsto da un progetto a cui aderisco che si chiama Abbasso Impatto. Andrebbe incentivata l’economia circolare cominciando dalle attività all’avanguardia che operano sul territorio, dalla preziosa esperienza  di Astelav nella rigenerazione degli elettrodomestici usati o dal progetto di recupero delle eccedenze alimentari del progetto CeloCelo. 

Sulla mobilità sostenibile si potrebbe prendere spunto dalle tante esperienze positive in Europa, partendo dall’ “urbanistica tattica” con cui si sta ripensando la viabilità milanese e soprattutto lo strepitoso modello delle Superillas di Barcellona. Qualche associazione ha studiato delle soluzioni in questa direzione anche per Torino. Ti consiglio trattoxtratto pensata da GreenTo in collaborazione con Legambiente, progetti coraggiosi e convincenti, spesso con un costo ridotto, ma con un grande impatto. Bisogna insomma ripartire dalle idee. Per Torino sogno un futuro in cui la sostenibilità smetta di essere vissuta come un tema  marginale di cui occuparsi distrattamente per  diventare il fulcro da cui ripartire per rilanciare la città a livello nazionale e internazionale. Una città efficiente che abbia la capacità di migliorare la qualità della vita dei suoi cittadini.

Adesso stiamo sul locale, su ciò che circonda il Tomato. San Salvario è spesso sulle pagine dei quotidiani:  movida, piccola criminalità essenzialmente. Eppure è un quartiere, sono di parte lo so, con un potenziale enorme. Pensa alla multireligiosità, alla sperimentazione, all’incontro tra mondo laico e religioso, alla tradizione industriale e universitaria, ai musei. L’unica proposta che è arrivata dalla giunta Appendino è dell’assessore Sacco che vuole trasformarlo in quartiere nel distretto del bere… 

San Salvario è un quartiere speciale, la cui percezione agli occhi dei Torinesi è alterata dalle conseguenze di un politica di concessione delle licenze a bar e locali notturni poco lungimirante. Si è perso il necessario equilibrio tra attività diurne e notturne, in favore di queste ultime. Non si può e non si deve seguitare a commettere gli stessi errori del passato, incentivando un modello che attira la micro criminalità, peggiora la vivibilità del quartiere e innesta una guerra tra residenti e gestori dei locali. Secondo me il futuro passa da un maggiore esercizio dell’immaginazione potendo contare sulle grandi risorse e sul potenziale che il quartiere possiede. E proprio da queste bisogna partire per promuovere e valorizzare San Salvario, le sue varie identità non perdendosi in un eccessiva semplificazione. Sarebbe bello che diventasse un quartiere all’avanguardia dove sperimentare la rivoluzione sostenibile di cui Torino ha bisogno. Si potrebbe lavorare sulla prima superillas come fu per Gracia a Barcellona, che fu la prima ad innestare la rivoluzione che ha reso pedonali i principali quartieri della città. 

Pandemia, quanto ha sofferto la tua attività? 

Ha sofferto moltissimo. Sto lavorando in questi giorni per prepararmi alla riapertura dopo il lungo stop cominciato all’inizio di Marzo. La crisi economica  scatenata dal Covid purtroppo è tutt’altro che conclusa e aspetto con grandissima preoccupazione l’inizio dell’autunno, con l’incertezza legata ad un potenziale aumento del numero dei contagi, ma anche all’acuirsi degli effetti della crisi economica in corso. In questa momento drammatico è l’intero settore alberghiero in Italia ad affrontare una fase senza precedenti e tanti tantissimi alberghi e agenzie di viaggio non riapriranno più. Con i colleghi di Federalberghi Torino e del nazionale stiamo provando a alzare la voce per portare l’attenzione sul nostro settore, uno dei più colpiti in assoluto dall’emergenza. Quanto fatto finora dal governo è insufficiente e tantissimi posti di lavoro sono a rischio.

Mi dici quanti colori e quante lingue passano dal Tomato?

Il Tomato è un Backpackers in una nazione con una forte vocazione turistica al centro dell’Europa, in un periodo storico in cui il settore turistico stava attraversando una fase di forte crescita in tutto il mondo. Insomma sono stati anni incredibili in cui abbiamo conosciuto il mondo dalla postazione della Reception. La natura informale del Tomato ha facilitato le interazioni da cui sono nate amicizie, itinerari di viaggio, scoperte musicali e molto altro. Le caratteristiche originali della nostra offerta hanno fatto il resto, selezionando spesso viaggiatori che condividono la nostra visione del viaggio e i nostri valori. Il lavoro dello staff, l’impegno nel costruire un modello di ricettività fondato sulla sostenibilità, su uno stretto rapporto con il territorio in cui è inserito, collaborando con le associazioni culturali e gli altri soggetti che lo animano ha dato i suoi frutti.

Per quali motivi i tuoi ospiti vengono a Torino?

Per via delle caratteristiche proprie del Tomato Backpackers Hotel abbiamo più turisti e qualche studente in più rispetto alla media torinese, ma direi che in generale seguiamo abbastanza il trend cittadino. Torino non è una città turistica, e nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi anni, resta un mercato con una importante componente business (le conseguenze dello smart working si faranno sentire..).  Il turismo sportivo contribuisce sia in termini di occupazione che di politiche tariffarie, da settembre a giugno.

Dimmi tre qualità, o quante vuoi, che dovrebbe avere il/la prossimo/a sindaco/a?

Coraggio, competenza e visione.

Pensi sia utile un’agenzia turistica di prossimità rivolta a promuovere un territorio? E su cosa punteresti per promuovere San Salvario?

Non credo che un’agenzia turistica di prossimità sarebbe utile. Mi piacerebbe al contrario che si cominciasse a ragionare come destinazione, mettendo insieme le varie anime, e aree, del Piemonte per offrire un prodotto più vario e più spendibile sul mercato internazionale. Bisogna allenare la capacità di raccontare e vendere il proprio territorio coordinando le agenzia del turismo locale e insistendo sulle peculiarità e sulle eccellenze del territorio nel suo complesso. Senza andare troppo lontano si potrebbe seguire l’egregio esempio della Regione Toscana. Il Piemonte è ampiamente attrezzato per seguire lo stesso percorso. Ci sono regioni del mondo che sono diventate destinazioni turistiche solo ed esclusivamente grazie a politiche di promozione molto lungimiranti. In Piemonte questo capacità è mancata, nonostante le olimpiadi, i siti unesco. Le ragioni turistiche di San Salvario sono già tutte palesi: un’incredibile offerta gastronomica, il parco, i musei, le università, la posizione geografica. Basterebbe un buon lavoro di storytelling.

Adesso devo cercare un libro. A te dedico “Da questa parte del mare” di Gianmaria Testa. E il libro che racconta il suo disco che parla di migranti. E un libro delicato e commovente. Finisce così: “Ed è proprio di questo che c’è bisogno: di poche parole e di una porta sempre aperta”.

Mimmo Carretta – Nicola Bellaccicco (il mio barbiere) – Luigi Matteoda  – Enrico Pandiani – Mauro Berruto  – Igor Stojanovic  – Raffaele Scassellati

Le interviste possibili: Raffaele Scassellati

Semmai dovessero svolgersi gli annunciati e mai programmati “Stati generali della sinistra” sarebbe utile ed opportuno dedicare un tempo adeguato a persone come Raffaele Scassellati. Sarebbe tempo speso bene perché aiuterebbe a comprendere meglio la crisi della sinistra. Raffaele è la figura, anche un po’ romantica, del militante di sinistra che non c’è più. Lui ha capito di non “servire” più e si è dedicato anima e corpo all’ANPI. A modo suo però, interpretando l’associazione non solo come ente che celebra e commemora, ma coinvolgendola nelle dinamiche del territorio in cui opera. Con lo spirito di servizio del militante e come dovrebbero fare i partiti locali (o avrebbero dovuto continuare a).  Almeno quelli di sinistra dal mio personale punto di vista.

Di Raffale voglio raccontare un aneddoto. Eravamo di servizio ad un ristorante della Festa de L’Unità del 2011, quella nazionale in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia che si tenne nei giardini reali dietro piazza Castello a Torino. Eravamo di turno come circolo PD di San Salvario, lui lo era sempre e si occupava della cucina, degli approvvigionamenti, di tutto insomma. Una sera, ero di turno come cameriere, restammo senza gas. I tavoli erano gremiti di persone e altre erano in attesa. Un disastro. Lui senza farsi prendere dal panico mi/ci ordinò di intrattenere gli ospiti: fate qualcosa, vendete i biglietti della lotteria, portate da bere, inventatevi qualcosa. Io, tempo mezzora, porto il gas. Gli ospiti cominciavano a “borbottare”, tranne due. Quei due erano Carla Fracci e Ettore Scola. Erano in un tavolo in fondo. Andai a scusarmi e ringraziarli per la presenza. Mi sorrisero dicendomi che non avevano fretta e potevano aspettare. Tornai da Raffaele eccitato e gli raccontai: Raffaele, ci sono Ettore Scola e Carla Fracci!! Bene, mi disse, ma quanti biglietti hai venduto? Ecco, appunto, Raffaele. Presidente della sezione ANPI Nicola Grosa.

Fatta l’introduzione cominciamo con le domande.

Raffaele, ma quanti nomi hai nella tua rubrica telefonica?

970. Quasi mille. 

L’ANPI non dovrebbe occuparsi solo di rinnovare la memoria storica e di commemorare?

Per tanti l’ANPI dovrebbe solo dedicarsi alla “memoria” e commemorare la Resistenza. Io la penso come il Presidente Emerito Carlo Smuraglia, l’ANPI oltre alla sua missione principale deve essere parte attiva nella società. Per questo mi occupo di territorio relazionandomi con le altre realtà, per questo abbiamo proposto un parco dedicato alle vittime da coronavirus (link).

Forse sei stato tu il primo in Italia ad entrare in una Moschea, coinvolgendo comunità ebraica, chiesa cattolica, comunità valdese e istituzioni laiche, per parlare di Costituzione. Non solo hai anche distribuito la Costituzione in lingua araba. Cosa ti ha spinto a organizzare questa iniziativa?

Guarda, anche quando lavoravo andavo oltre i miei compiti interessandomi di aspetti che non mi competevano strettamente. Mi piace occuparmi di ciò che mi sta intorno. Aderendo a quanto dice Smuraglia interagiamo con il territorio, ciò che citi è un esempio ma ne potrei aggiungere altri.

A te non sfugge una tessera. Sia quando eri tesoriere del circolo PD di San Salvario sia ora come presidente della sezione ANPI. Cosa serve per aggiungere (o non perdere) un tesserato: autorevolezza, obiettivi raggiunti, iniziative efficaci?

Deve essere visibile e concreto il tuo lavoro, deve essere percepito il fatto che stai lavorando e proponendo azioni che stanno a cuore alle persone cui offri una tessera. La tessera ha anche il valore di chi la offre. 

Faccio anche a te la domanda che rivolgo a tutti quelli che passano da qui: la sindaca Chiara Appendino per cosa sarà ricordata?  

La mia impressione è che bisognerà ripartire quasi da zero. Non mi sembra una sindaca vicina ai problemi dei cittadini, nonostante i proclami. Quindi sarà ricordata da un orologio fermo.

Tu ora non sei iscritto a nessun partito, lasciasti con una certa sofferenza il PD (prima e come chi ti fa le domande), torneresti ad iscriverti ad un partito? E se sì con quali presupposti?

No, mi dedico all’ANPI. Naturalmente sono di sinistra quindi mi interesso dei partiti di sinistra. Purtroppo chi è di sinistra riceve sberle abbastanza sovente e questo mi addolora.

Mi dici tre (o quattro o quante vuoi) qualità che dovrebbe avere il/la prossimo/a  sindaco/a della città di Torino?

Vorrei un sindaco che faccia cose di sinistra. Semplicemente. E non pensi solo alla sua immagine o interpreti il suo ruolo come una professione.

Farai campagna elettorale alle prossime elezioni amministrative? E se sì a quali condizioni?

No. Chiaramente voterò a sinistra, ma il mio ruolo mi impone una certa neutralità. Una certa…

Tu non sei uno che cerca visibilità, anzi con le tue iniziative la “offri”  ad altri e tu ti metti in platea. Cosa ne pensi dei politici che fanno tanti selfie?

Per molti è una professione e non una passione, allora devono promuovere la loro immagine. Io che ho sempre fatto gavetta faccio fatica a comprendere questo andazzo.

Adesso è il momento, come abitudine, della citazione di un libro. A me viene naturale citare un capolavoro della letteratura legata alla Resistenza: L’Agnese va a morire di Renata Viganò. Esempio di militanza fino all’estremo sacrificio. Quella militanza e qual sacrificio che ora non è più esempio e spesso e nemmeno richiesta. Forse perché abbiamo dimenticato le cause che spingevano a farla la militanza. Eppure ce ne sarebbero di cause.

Chiudiamo con una curiosità, forse non tutti sanno che (cit. Settimana Enigmistica) nel salotto di casa Scassellati ci sono mobili utilizzati sul set di Cabiria. Il nonno di Raffaele, Alfredo Gandolfi, insieme ad Arturo Ambrosio fu pioniere del cinema italiano. Se andate a Grugliasco, al parco Le Serre, vedrete una targa che ricorda il nonno di Raffaele. Proprio lì dove abitava e dove ora si allenano gli artisti del Circo Vertigo gli stabilimenti cinematografici. Al prossimo sindaco potremmo chiedergli di dedicare una via ad Alfredo Gandolfi. Raffaele credo sarebbe molto contento, anche se lui dice che basta quella targa a rendere felice lui e i suoi fratelli. A Torino però non dovrebbe bastare.

Un abbraccio Raffaele e grazie per la chiacchierata.

Ps. Conoscendo Raffaele le risposte me le aspettavo sintetiche, lui è uomo più d’azione che di parole. L’8 settembre (la data non è un caso) lo troverete per le strade di San Salvario, Cavoretto e Borgo Po a posare i fiori alle lapidi dei partigiani con Massimo Pizzoglio. Se li incontrate salutateli e ringraziateli. 

Le interviste già uscite:
Mimmo Carretta – Nicola Bellaccicco (il mio barbiere) – Luigi Matteoda  – Enrico Pandiani – Mauro Berruto  – Igor Stojanovic