Augusto Montaruli

E se il Cacao diventasse meravigliao? 


Non è chiaro cosa sarà del Cacao al Valentino, quello che è noto è la decisione del comune di bloccarne la riapertura. Il futuro di quel luogo è tutto da scrivere o almeno da sapere. Un futuro che personalmente scriverei partendo da ciò che è già deciso, da un’idea di parco cittadino e da cosa manca nel parco del Valentino e c’è invece nei parchi cittadini più famosi e vissuti al mondo.

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Open Air Theatre – Regent Park – Londra

Il futuro già scritto e di cui piacerebbe avere aggiornamenti in merito ai tempi di realizzazione, assessore Montanari se ci sei batti un colpo, riguarda il padiglione 5 (l’attuale parcheggio gestito da GTT) e Torino Esposizioni. Entrambi saranno sede del Campus del Design del dipartimento di architettura del Politecnico e della nuova sede della biblioteca civica. Il, anzi l’ex, Cacao è proprio accanto al padiglione 5 le cui uscite di sicurezza danno proprio in una striscia di terreno tra l’ex discoteca e il parcheggio. Riflettendo proprio su quanto già deciso, due luoghi destinati a giovani studenti e alla diffusione della cultura, ritengo che la futura destinazione del Cacao dovrebbe sposare le decisioni già prese andando a completarle e integrarle. Cosa c’è nei parchi cittadini più famosi e importanti del mondo che manca invece al Valentino? Un teatro. Semplicemente un teatro. C’è in Central Park a New York, c’è a Regent Park a Londra, ad Amsterdam a Bologna. Per dirne alcuni. Quel teatro al Valentino sarebbe un punto verde stabile, un offerta culturale per i cittadini e un’attrattiva per i turisti. La gestione potrebbe essere affidata ad un operatore culturale in grado di proporre un cartellone di eventi teatrali, musicali e cinematografici. Un operatore culturale che lavori in sinergia con Politecnico, l’offerta rivolta agli studenti del campus, e con Biblioteche che avrebbe a disposizione uno spazio per le iniziative culturali. Pensate all’off del Salone del libro in quella cornice naturale. Provate anche ad immaginare una collaborazione con l’orto botanico in fase di progettazione del teatro. Altro che ruota panoramica messa di traverso, di sbieco o per tre quarti. E già che ci siamo, e avremmo dovuto esserci da tempo, facciamo questa cosa che sembra un’impresa impossibile: toglietele queste benedette auto dal Valentino che non se ne può più.

Insomma questa amministrazione rischia di passare, insieme alla sua sindaca, senza lasciare tracce di se. Giusto una bippata sul tramvai. Fatela una cosa bella, il cacao diventi meravigliao. Ovviamente non vi voterò ma da cittadino di questa splendida città vi sarò riconoscente.

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La bellezza, Gianmaria Testa e il regolamento dei dehors

da questa parte del mareLa Bellezza esiste … la Bellezza esiste e non ha paura di niente neanche di noi la gente, recita una poesia di Gianmaria Testa che potete leggere intera nel suo libro “Da questa parte del mare” edito da Einaudi. La bellezza interiore e la bellezza dei luoghi. La bellezza interiore è lo sforzo che ciascuno di noi deve fare per raggiungerla; la bellezza dei luoghi è quella del paesaggio, compreso quello in cui viviamo. Quest ultima è la bellezza che dovrebbe essere inclusa come diritto fondamentale nella prima parte della Costituzione: tutti hanno diritto alla bellezza a prescindere dal luogo dove si vive. Anche una periferia, anche quella più estrema ha diritto alla bellezza. Perché la bellezza da diritto diventa dovere, incentiva al rispetto dei luoghi.
Lo scorso mandato nella ex circoscrizione otto approvammo una delibera che chiedeva per il quartiere San Salvario l’adozione di un PIA (Progetto integrato d’ambito) che aveva come obiettivo di ripensare l’arredo urbano (panchine, cestini dei rifiuti, dehor…) contestualizzandolo alla realtà e alle potenzialità del quartiere. Pensammo al PIA partendo dalla convinzione che l’adozione di questo strumento avrebbe potuto: attenuare gli aspetti negativi della movida; mettere ordine alle dimensioni, alla sostenibilità e al proliferare di dehor; rendere il quartiere attraente dal punto di vista turistico. Inoltre, e forse questo è l’aspetto più qualificante, si creava un precedente importante che portava un metodo riservato alle zone auliche (il PIA è stato finora adottato solo nel centro città: via Lagrange, piazza Vittorio per esempio) anche in quartieri periferici e popolari. Portava la bellezza e il diritto-dovere di averla anche nelle ormai mitiche periferie. La precedente giunta prese l’impegno di lavorarci, ma purtroppo eravamo a fine mandato e la proposta finì dimenticata in qualche archivio.

Proprio in questi giorni la giunta Appendino ha annunciato che entro fine anno sarà deliberato il nuovo regolamento dehors. Da quel poco che si sa pare che obiettivi della delibera saranno lo snellimento delle procedure verso chi adotterà “allestimenti leggeri” e una revisione dei dehor temporanei. 
Probabilmente la situazione andrà a migliorare. Forse e spero. A mio parere però si sta perdendo un’occasione per rendere migliore la città. Sono convinto che ogni provvedimento vada pensato e scritto avendo in mente una visione di città, di quartiere, di singola via. Il PIA che proponemmo così come un concorso di idee sui dehors partivano da quell’idea: la Bellezza esiste e non ha paura di niente neanche di noi la gente. 
Temo che sarà per un’altra volta, per quanto riguarda la bellezza interiore c’è il libro di Gianmaria Testa. Leggetelo.

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La riforma della riforma del decentramento


tavoloLa sindaca ha comunicato che partirà a breve tutto l’iter di riforma del decentramento. Da cosa si è appreso, dopo un’analisi degli assessorati sulle competenze e sulle discordanze tra statuto e regolamento, la questione sarà nelle mani del gruppo 5 stelle in comune. Non è prevista nessuna commissione comunale dedicata. Non è chiaro il ruolo delle circoscrizioni in questo processo, credo che riceveremo, quando e come non è chiaro, le informazioni e daremo poi un parere. Fuori minoranza e territorio dalla rielaborazione del decentramento. Eppure noi, che siamo la periferia (ricordate le periferie?), qualcosa da dire l’avremmo. Potremmo dire che non c’è decentramento senza il potenziamento dei servizi nei quartieri; potremmo dire che le deleghe non dovrebbero essere in conflitto tra ente centrale e e ente di prossimità; potremmo dire che le giunte con quattro coordinatori su territori vasti e popolosi non bastano e bisognerebbe tornare a sei; che le commissioni di quartiere vanno ripensate. Potremmo dire che bisognerebbe snellire l’iter burocratico per la presentazione dei progetti e ridurre i tempi per il pagamento dei contributi. Potemmo dire che depotenziare il decentramento allontanerebbe ancora di più i cittadini dalle istituzioni. Un consigliere di circoscrizione si incontra, si ferma per strada, è un riferimento. Se lavora bene ovviamente. 
Una buona riforma prevede coraggio politico, prevede di pensarla prevedendo l’alternanza al governo della città e delle circoscrizioni. Non ricascare nell’errore per dirlo chiaro. Una buona riforma dovrebbe essere concreta e non demagogica. Una buona riforma dovrebbe prevedere la garanzia di un organico tecnico-amministrativo in grado di gestire i servizi e il supporto ai cittadini e alla politica. Le periferie saranno davvero al centro dell’attenzione di chi governa quando avranno in ogni quartiere gli sportelli dell’anagrafe, gli URP (uffici relazioni con il pubblico).

Non credo andrà così, non sono ottimista, sono convinto che con il mantra della partecipazione democratica arriveranno a ridimensionare ancora di più il ruolo delle circoscrizioni. L’obiettivo vero sarà tagliare i costi. Diranno che tanto non siamo così utili. Attenzione però che dal dire che tanto non servono le circoscrizioni a passare al tanto non serve tutto ciò passa attraverso libere elezioni è un attimo. Tira una brutta aria.

Chiudo con un appello alle forze di minoranza in consiglio comunale: prendetelo a cuore questo tema, non lasciateci soli.

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La bagna caòda e la movida

BAGNA-CAUDA-1-1280x700.x20373 Puntuale, tra maggio e giugno, come la bagna caòda in autunno, arriva il provvedimento della giunta comunale sulla movida. Ci eravamo abituati all’ordinanza che vietava la vendita di alcol da una certa ora e in zone delimitate. La novità questa volta è l’ordinanza che diventa regolamento. Si passa quindi da un provvedimento limitato nel tempo ad uno permanente con la possibilità che la giunta si è data di estendere le zone di applicazione. La novità riguarda l’asporto che è consentito fino alle 23 e le quantità, testualmente:

“… è consentita fino alle 23 la vendita per asporto di bevande alcoliche condizione che la bevanda sia venduta esclusivamente in abbinamento con alimenti cotti per il consumo diretto, in quantità non eccedenti il rapporto di uno a uno (un alimento/una bevanda alcolica) e sia racchiusa in contenitori opportunamente confezionati.”

Link alla delibera proposta


Quindi una pizza una birra, un panino… l’insalata no… non è cotta. Si potranno cantare, mentre si torna casa con il contenitore opportunamente confezionato oppure mentre avviene la consegna, un vecchio hit di Lucio Battisti cantato dai Dik Dik “un panino una birra e poi” oppure con Albano e Romina “felicità mangiare un panino un bicchiere di vino”. Attenti però perché centinaia di vigili urbani saranno sui tetti, agli angoli delle strade, nascosti dietro le auto in sosta, spunteranno dai tombini pronti verificare in assetto di guerra che il contenitore sia opportunamente confezionato (?!) e che non si ecceda il rapporto di uno a uno. Una pizza una birra (da 33 cl? Da un litro? Una tanica? boh?). Una pizza una bottiglia di vino e se fosse una pizza e un bag in box (da 1 litro da 3 litri da 5 litri?) o una pizza e una damigiana?

Ironia a parte siamo alle solite, si preferisce un provvedimento restrittivo alla fatica della politica, alla fatica di immaginare soluzioni che trasformino i problemi in opportunità mettendo in fila qualche ragionamento. Per esempio come far coincidere l’aspirazione della città a diventare città universitaria che accoglie e ospita studenti universitari dal resto d’Italia e del mondo offrendo loro luoghi e momenti di aggregazione. Per esempio come immaginare la San Salvario del futuro, oltre l’annunciato (a proposito e sproposito) “distretto del bere”, specializzare un quartiere come San Salvario è un ossimoro, la sua forza è proprio la varietà di luoghi cose e persone.

Nei cassetti e negli hard disk giacciono proposte su San Salvario elaborate dalle associazioni e dalla circoscrizione che vanno dalla mobilità all’arredo urbano, al concorso di idee sui dehor, alle potenzialità turistiche e culturali del quartiere, all’unicità della presenza di realtà religiose che convivono e collaborano. 
Auspicherei si andasse oltre un alimento/una bevanda e il vigile urbano nel tombino. La movida si risolve progettando il futuro. 


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10 piccoli indiani, ovvero come ti uccido il decentramento

10 piccoli indianiLa promessa e la premessa al varo della riforma del decentramento fu: riduciamo il numero delle circoscrizioni e dei coordinatori da sei a quattro garantendo e rafforzando i servizi alla cittadinanza in ogni quartiere e il supporto necessario.

Basta non mantenere questa promessa/premessa per mettere in atto l’omicidio perfetto, come dieci piccoli indiani (poi otto, poi cinque, poi nessuno ne restò), per uccidere il decentramento. 

In circoscrizione otto il dirigente è a mezzo servizio e si divide tra la direzione della circoscrizione e la responsabilità dei servizi sociali della stessa otto e della uno. Le anagrafi sono ridotte a due da quattro che dovrebbero essere e con i prossimi pensionamenti o le prossime ferie estive il servizio attuale non è affatto garantito. I trasferimenti di personale non vengono rimpiazzati. L’URP (ufficio relazioni con il pubblico) esiste di fatto solo in corso Corsica (“riusciamo a gestire poche telefonate al giorno”). L’attesa per la definizione di un bando o di una manifestazione di interesse è infinita e questo toglie credibilità istituzionale all’ente di prossimità limitando fortemente l’azione sul territorio.  A questo si aggiunge in alcuni casi la conflittualità con l’ente centrale su luoghi che sono di competenza della circoscrizione.
Insomma, così si muore. Come diceva il poeta “lentamente si muore”. Qualcuno preferisce una fantasiosa democrazia partecipata ad una democrazia vera e “partecipabile” con regole certe e uguali per tutti. Sarebbe il caso di preoccuparsi e seriamente cominciando con il fare una verifica puntuale degli effetti della riforma del decentramento a due anni dall’attuazione e prima del definitivo passaggio a cinque circoscrizioni.

Questo post è stato pubblicato nella rubrica “Punti di vista” su nuovasocieta.it 

 

Cari presidenti e cari consiglieri, le commissioni di quartiere vanno ripensate

Questa è la lettera aperta che ho inviato ai presidenti delle circoscrizioni e a tutti i consiglieri cui ho allegato proposta di riforma delle commissioni di quartiere. Essendo aperta la rendo pubblica così come è pubblica la proposta di riforma che poterete consultare o scaricare qui

Ai Presidenti delle Circoscrizioni

Ai consiglieri di Circoscrizione

Oggetto: Proposta di riforma del regolamento del decentramento relativamente ai capitoli che disciplinano le commissioni di quartiere

Cari presidenti e cari consiglieri dopo due anni dalla nomina a presidente delle commissioni di quartiere, nello specifico San Salvario e Borgo Po Cavoretto, ho riflettuto sul ruolo e mi sono confrontato con altri presidenti di quartiere in merito al funzionamento e all’efficacia di quello che dovrebbe essere lo strumento principale di partecipazione dei cittadini alla vita politica e amministrativa.

E’ evidente, credo a tutti, che non stanno producendo quella partecipazione che ci si attendeva, o almeno che la precedente amministrazione sperava.

Contrapposizione tra centro e periferia, mancanza di obiettivi chiari, di supporto tecnico amministrativo e la poca rilevanza della commissione stessa e quindi dei cittadini che ne fanno parte oltre ad una scarsissima partecipazione (sicuramente nelle commissioni che mi riguardano) hanno di fatto decretato il fallimento dello strumento.

Proprio perché credo nella partecipazione attiva dei cittadini vi propongo una bozza di riforma delle commissioni di quartiere perché sia discussa e proposta come delibera di riforma.

Il fallimento di questo strumento, le commissioni di quartiere, andrebbe a creare un ulteriore distacco tra istituzione e cittadino. Non credo che ce lo si possa permettere.

Vi prego di considerare la mia proposta e di inoltrarla a tutti i consiglieri e se ritenete al Presidente del consiglio comunale e a tutti i consiglieri del comune di Torino.

Renderò aperta questa lettera pubblicandola sul mio sito.

Resto a disposizione per tutte le informazioni e le iniziative che vorreste attivare.

Un cordiale saluto

Augusto Montaruli

Questo post è stato pubblicato nella rubrica “Punti di vista” su nuovasocieta.it